proteste di proteste

Per il discorso del 27 febbraio di Churchill alla Camera dei Comuni i giornali londinesi e parigini si sono prodigati nel sottolineare un passo dandogli un rilievo che da tempo non si vedeva nelle cronache.
Parlando dell’opinione pubblica degli Stati neutrali al cospetto della guerra sottomarina e del vituperato blocco economico, il Primo Lord dell’Ammiragliato inglese ha detto: «il Governo di Sua Maestà britannica comincia ad essere infastidito e stanco di questi atteggiamenti degli Stati neutrali… e per conto mio, comincio io stesso ad averne abbastanza..!»*.
Verosimilmente le proteste di coloro che le hanno inviate devono aver lasciato uno strascico di malumore. Il lettore ricorderà la questione del fatto dell’Asama Maru giapponese e delle cospicue proteste per i sequestri forzati che la marina inglese ha imposto a destra e a manca come se fosse arbitro unico di tutti i mari del mondo.
Aggiugiamo la querelle continua  sul tonnellaggio affondato che non corrisponde mai con quello notificato dalla parte avversa, il numero reale dei sottomarini tedeschi mandati in fondo al mare, le accuse  degli Stati neutrali (ora appoggiate anche da altri) di violazione alla neutralità, i commenti sarcastici di commento al discorso del “braccio lungo” di Churchilll (che effettivamente poteva e doveva risparmiarsi, ma si sa: sulle ali dell’entusiasmo….) e la poca considerazione mostrata per le perdite marittime degli stati neutri e non belligeranti che stanno diventando ingenti. Diciamo che a questi malumori se n’è aggiunto un ultimo (al momento attuale) di un altro non belligerante: l’Italia.

Dalla mezzanotte del 1 marzo 1940 l’Inghilterra ha posto per ripicca (perchè è una ripicca bella e buona) l’embargo sul carbone tedesco, partente da Rotterdam verso l’Italia. Il provvedimento è arrivato implacabile dopo la rottura delle conversazioni fra Inghilterra ed Italia per un accordo commerciale. Il Governo italiano non ha tardato un istante a redigere una nota di protesta per le misure adottate contro il traffico italiano di carbone esportato dalla Germania che ha i toni della limpidezza e della perentorietà:

«la pratica invalsa di sottoporre ad un controllo,
spesso così vessatorio, tutto il traffico marittimo dei Paesi
non belligeranti, esigendo da essi una documentazione
onerosa ed eccessiva non compatibile con la normale segretezza
delle contrattazioni commerciali, elevando a norma il dirottamento
con una sosta, spesso prolungata di giorni e settimane delle navi
nei vostri porti di controllo,
causa danni gravissimi
all’armamento, alla regolarità dei servizi e allo svolgimento dei traffici ostacolando e spesso paralizzando i rifornimenti dei paesi no-belligeranti con ripercussioni sulle industrie e sulla occupazione operaia».

 

Maestra di diritto, Roma sale sempre dal caso singolo alla definizioone dei principi generali. Qui il Governo Fascista ha enunciato la norma che deve limitare e disciplinare la potestà dei belligeranti al cospetto dei diritti dei neutri nel mare libero.

«L’embargo britannico – aggiunge la nota – è di conseguenza incompatibile
coi principi fondamentali del diritto internazionale, ed in particolare,
con la dichiarazione di Parigi del 28 novembre 1856

il provvedimento inglese  colpisce le esportazioni di merci germaniche
a destinazione – paesi neutri e assume un ruolo tale —
da turbare e compromettere — le relazioni economico-politiche fra l’Italia e la Gran Bretagna, stabilite dagli accordi raggiunti il 16 aprile 1938».

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* Se Sua Maestà si degnasse di ascoltare anche l’0pinione altrui potrebbe scoprire che esistono anche pareri ed interessi diversi.
Come minimo, l’Olanda, la Danimarca e tutti gli Stati baltici che hanno perso navi e uomini accusano stanchezza dei soprusi che il conflitto di altri ha creato, ma senza la spocchia e la presunzione tipica di chi, in questo caso, critica le note di protesta che vivono come reazione a qualcosa che non hanno nè voluto nè cercato. Si immagini se tutti i neutri stanchi formassero un fronte comune contro di Lei, Maestà; stanco com’è dovrebbe pure cominciare a correre!

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