ebrei a Varsavia (seconda parte)

(segue da ebrei a Varsavia – prima parte)

All’interno del ghetto, la popolazione manca delle cose in­dispensabili per la propria sopravvivenza: il cinquanta per cento muore letteral­mente di fame. La razione di viveri concessa è ridotta a 184 calorie il giorno per persona: la morte per sfi­nimento rientra nel programma pre­stabilito da Hans Frank. Per intere giornate i cadaveri rimangono espo­sti nelle strade, finché dei volontari non li raccolgono e li trasportano nelle fosse comuni.
La quantità di calorie spettante agli abitanti di Varsavia è stata così suddivisa dal governatore: tedeschi 2310 calorie il giorno; stranieri 1790; polacchi 634; ebrei 184.
Per ogni caloria i tedeschi paga­no 0,3 zloty, gli stranieri 0,8 zloty, i polacchi 2,6 zloty, gli ebrei 5,9 zloty.
Alla fame e alle epidemie si ag­giungono le deportazioni sistematiche e le fucilazioni.
Nel 1942 la media giornaliera delle fucilazioni nel ghetto di Var­savia (come in altre città polacche), sarà di circa 2000 persone.

prigionieri-in-attesa
Oltre al genocidio degli ebrei, i tedeschi si preoccupano di elimina­re in Polonia anche la classe diri­gente è tutti coloro che sono in grado di tenere vivo il fermento del nazionalismo polacco e della re­sistenza contro gli invasori. Fa par­te di questo piano di sterminio l’istituzione dei campi di concen­tramento, nei quali saranno avviati dapprima polacchi ed ebrei e, in se­guito: russi, lituani, ungheresi, in­glesi, francesi, americani, italiani.
Quando fu dichiarata la guerra vi erano in Germania cinque o sei campi di concentramento. Successi­vamente ne sorsero a decine, so­prattutto nei territori occupati: Au­schwitz, Belsen, Buchenwald, Fos­senberg, Mathausen, Natzweiler, Ra­vensbrùck, Sachenhausen, Dachau, Treblinka, Neuengamme, Maidanek, Orianenburg. In essi furono “elimi­nati” dodici milioni di uomini, «Mille anni passeranno…», ammetterà Frank a Norimberga, “e questa colpa del­la Germania non sarà cancellata”. I prigionieri erano immatricolati con un numero tatuato sull’avambrac­cio. Alcune categorie erano contraddistinte da speciali distintivi di ri­conoscimento. I politici con un trian­golo rosso, i delinquenti comuni con un triangolo verde, le prostitute nero, i preti violetto, gli omoses­suali rosa, gli ebrei portavano la stella di David.

distintivi
Il più grande campo di concen­tramento in Polonia è quello di Auschwitz (Oswiecim). Si calcola che vi abbiano trovato la morte quat­tro milioni di persone. Il primo co­mandante del campo, R. Hess, durante il processo a suo carico, ammise di aver ucciso due milioni e mezzo di persone. In ventiquattr’ore si pote­vano cremare fino a novemila cada­veri.

Il 14 giugno 1940 il primo convoglio di settecento prigionieri giungerà da Cracovia a Oswiecim. Ma il nucleo primitivo si accresce ben presto con la costruzione di numerosi altri campi secondari distaccati nella zo­na. Nell’ottobre del 1941 si inizia la costruzione del distaccamento di Drzezinka, che ha una capacità di duecentomila prigionieri. La pianifi­cazione e il progressivo ampliamento dell’immenso agglomerato di Oswie­cim sono affidati alle SS. Collabo­rano alla realizzazione alcune centi­naia di ingegneri, tecnici, e specia­listi presi tra i prigionieri, i lavora­tori civili e gli stessi militi delle SS.

I.-G.-Farbenindustrie

A Monowice, uno dei distaccamenti di Oswiecim, la I. G. Farbenindu­strie fa costruire enormi impianti per la produzione di benzina sinte­tica e d’altri prodotti chimici e im­piega come manodopera i detenuti del campo. L’ingegner Faust della I. G. Farbenindustrie discute con Himmler in persona i particolari del­la costruzione dello stabilimento e dell’organizzazione del lavoro.
Il lavoro forzato è uno dei mezzi di cui si serve la macchina bellica tedesca per sostituire i cittadini del Reich in armi e mantenere la pro­duzione industriale. Si comincia dalla Polonia. Frank si propone co­me obiettivo di trasportare in Ger­mania « almeno un milione di lavo­ratori dell’industria e dell’agricoltu­ra, maschi e femmine, allo scopo di garantire la produzione agricola e di rimpiazzare i lavoratori che man­cano nel Reich».

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