ebrei a Varsavia (prima parte)

So che qualcuno mi legge anche dalla Polonia e a questo proposito prego, nel caso non sia preciso – se può – di correggermi, ma sto per entrare in un discorso difficile e mai completamente evaso. Dico questo perchè a telecamere e microfoni spenti molte persone hanno modi di intendere la questione molto diversi. Ci provo.

riga-orizzGli ebrei della Polonia costituivano una vera e propria unità etnica, che si era insediata nella regione della Vistola fin dai tempi più remoti della storia polacca. Le prime monete polacche furono coniate in caratteri ebraici. Già nel Medioevo comincia a sorgere nel paese una comunità dotata di caratteristiche economiche distinte rispetto all’organiz­zazione della società feudale. Gli ebrei fornivano al feudatario prestiti in denaro, commerciavano grano, spezie, avorio e legno con mercati lontani; fabbricavano scarpe e vestiti; importavano dalla Lombardia armi e seta, costituivano i primi nuclei commer­ciali sparsi nella vasta distesa del territorio polacco, in Ucraina, Ungheria e Russia.ebraism
Fino alla seconda guerra mondiale si può dire che la maggior parte dell’economia polacca ruotava intorno alla comunità ebraica. Lodz e Bialystok, maggiori centri industriali del paese, erano città prevalentemente israelite; così Lublino e Cracovia. Un terzo della popolazione di Varsavia era costituito da ebrei. In Polonia viveva la comunità israelita più importante del mondo – tre milioni e mezzo di persone – ancorata a tradizioni liturgiche, culturali e folcloristiche antiche di millenni, quelle stesse su cui sono germo­gliate le opere di Kafka, Chagall, Soutine, Kandinsky, Babel, Scho­lem, Rubinstein. C’erano migliaia di scuole ebraiche e jiddish (lin­gua parlata dalle comunità ebraiche dell’Europa centrale, Ungheria e Russia). C’erano centinaia di sinagoghe, biblioteche, istituti cul­turali. Gran parte della borghesia intellettuale polacca era costitui­ta da ebrei: avvocati, ingegneri, medici, professori, industriali. Tut­to è stato distrutto e cancellato dalla faccia della terra in nome dell’ordine nuovo» che Hitler intendeva instaurare nel mondo con il predominio della razza eletta.

Qualcuno ha lasciato scritto però del senso di oppressione che gli ebrei generavano in quegli anni. I polacchi, sempre così tolleranti, si sentivano (a torto) quasi in minoranza e prevalentemente sovrastati dal potere ebraico, accusato di avere in mano la gestione sociale di troppe cose. Ma gli abitanti di Varsavia, mai avrebbero pensato di soverchiare questa situazione.
Ma il malcontento esisteva. Direi: fisiologico.

L’immediato futuro avrebbe cambiato radicalmente tutto. A metà ottobre Himmler da’ il via allo studio di Auschwitz; sarà operativo il 14 giugno 1940 e qui una curiosità che in pochi conoscono.

Auschwitz

Auschwitz è una piccola città di dodicimila abitanti posta in una zona paludosa a cinquanta Km da Cracovia e a trenta da Katowice. Venne scelta dai tedeschi nonostante la nocività dell’aria e dell’acqua. Il prof. Zunker, dell’Università tedesca di Wroclaw, su esplicita richiesta di Himmler, constata l’inquinamento dell’acqua di Oswiecim e proibisce alla SS di servirsi dell’acqua del campo per bere e lavare naturalmente le stoviglie.
IL divieto NON è esteso agli internati che invece sono costretti a servirsene.

Auschwitz-icon

A Varsavia Hans Frank è da subito uno dei più ligi al dovere nazista e le misure suggerite da Himmler incominciano presto a essere applicate. Gli ebrei sono ob­bligati a portare una stella come contrassegno, possono fare le compe­re solo in negozi autorizzati e usare soltanto i mezzi di trasporto loro riservati. Sono soggetti ai rastrella­menti e alle vessazioni delle SS e chi non è disposto a subire viene arrestato. Il 2 novembre 1940. si isti­tuisce il ghetto di Varsavia su un’a­rea di dieci chilometri quadrati. Gli ottantamila cittadini ariani che abi­tano nella zona prescelta sono co­stretti a sgomberare per fare posto agli ebrei. In tutto il ghetto sono am­massati quasi cinquantamila israeli­ti: dodici persone per vano. La moti­vazione ufficiale dell’istituzione del ghetto è di evitare il pericolo di una « epidemia ».
Nessuno può entrare o uscire sen­za uno speciale permesso. Per age­volare i controlli si erige una cinta di filo spinato, ma questa misura non è ancora sufficiente perché — soprattutto i bambini — riescono a portare dentro qualcosa da mangia­re, sfuggendo alla sorveglianza. Per completare l’accerchiamento, le SS fanno costruire una lunga muraglia attorno al perimetro. Ed è principalmente attorno alla costruzione del ghetto che si verificano i primi decessi. Le spese di costruzione del muro sono pagate dallo stesso consiglio ebraico.  Si paga per morire.

fine prima parte

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