radio Mussolini: 30sett1939

Mussolini30settNella sala delle Battaglie, raduno di duecento rappre­sentanti del Fascismo genovese. Faccio loro un di scorso molto duro — espongo la realtà del momento in modo che non lasci dubbi sulla gravità degli eventi —Non c’è speranza alcuna di fuggire ad una guerra che ormai è sulla bocca di tutti da un capo all’altro del­l’Europa — e varcati gli oceani e raggiunte le sponde d’oltremare. I popoli ricchi e privilegiati difendono le loro fortune con qualsiasi mezzo — la giustizia non esiste — chi la invoca è un usurpatore, chi la nega passa per galantuomo — La diplomazia è un complotto di birboni — Le grandi democrazie pilotate dal potentato ebraico di qua e di là dall’oceano incitano alla guerra per schiacciare i popoli poveri stretti dalle pri­vazioni e dalle rinunce — e vi sono degli illusi come i polacchi.  Wie­niawa era sicuro che la cavalleria polacca avrebbe raggiunto Berlino in poche settimane — Tutti sono con­vinti di essere invincibili di non temere nulla — Tutti alzano la voce e vantano la propria forza e la propria gloria — Tutti hanno dimenticato il testo del Patto di Versailles e tutti accusano Hitler di essere guerrafon­daio — intransigente pazzo usurpatore.
Questi avrà i suoi difetti ma riconosciamogli anche una parte di ra­gione.
Riconosciamogli di voler l’unione del territorio germanico e di voler ricondurre alla madre patria i te­deschi sparsi sotto altri domini dopo le conseguenze di Versailles — Udiamo le parole di Montesquieu: l’autore di una guerra non è mai chi la dichiara ma chi la rende ne­cessaria.
Non ho divagato su questi argomenti con i fascisti genovesi che plaudenti e osannanti per il mio discorso, fieri e immoti in un patto di fede, gradivano uscire al più presto per cogliere la tiepida carezza dell’Urbe.

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