lettera di un partigiano

Il capitano partigiano William Ferrari, nome di copertu­ra ‘Gordon’, era uno che aveva ucciso tante volte. Coman­dò il distaccamento di Ciano d’Enza e poi entrò nei Gap reggiani. Dopo la guerra il Partito lo premiò e gli diede la presidenza della Cooperativa Abbattitori e Macellatori di Reggio Emilia. Questa nuova attività, vien da dire, con l’al­tra costituiva un unicum.
Ma William Ferrari non era uguale agli altri ex partigia­ni, la sua coscienza era rimasta vigile e riconoscendo di aver ucciso per una società migliore s’accorse che aveva ucciso per niente. Fu allora che tormentosi dubbi comin­ciarono ad attanagliargli la mente, fino a quando ritenne di purificarsi liberandosi dei suoi segreti, gelosamente consi­derati “segreti del popolo”.
Lo fece attraverso un memoriale che ebbe un’eco scon­volgente, trattandosi d’una delle pochissime defezioni che illanguidivano il Partito comunista italiano. Ecco il testo:

Soltanto da qualche anno a questa parte, soltanto da quando ho la serenità necessaria per confrontare ciò che ci veniva insegnato durante la guerra partigiana con quello che è poi realmente avvenuto, ho cominciato a ca­pire i veri metodi del Partito comunista, gli scopi reali che persegue. Quando, prima e dopo l’aprile 1945, i no­stri capi ci dicevano che dovevamo ammazzare tutti i fa­scisti, uomini e donne per gettare le basi di una società che avrebbe avuto regno soltanto la giustizia, io ci cre­detti e feci il mio dovere, ma adesso, a molti anni di di­stanza, ora che ho visto gli arricchimenti illeciti dei no­stri capi di allora e la miseria dei gregari, voglio che tut­ti sappiano quello che io so […]
“In quei giorni [Ferrari si riferisce a dopo il 25 aprile 1945, ndA] si uccideva la gente con una facilità inau­dita. Noi avevamo l’ordine di agire a nostro piacimento, purché si procedesse all’eliminazione dell’intera classe dirigente anticomunista. Fu così che molte persone fu­rono prelevate e uccise senza che avessero mai commes­so nessuna colpa, né fossero mai stati fascisti. L’odio che ci avevano inculcato i dirigenti del Partito comunista si era scatenato nella maniera più barbara: non si ebbe pietà né di donne né di bambini […]. Nei nostri am­bienti si calcola che le eliminazioni nel Reggiano furono circa 3.500 […]. Non perdonerò mai ai comunisti di aver ucciso anche moltissimi partigiani che avevano fat­to il loro dovere di combattenti e che erano colpevoli sol­tanto di non condividere in pieno le idee e le imposta­zioni dei capi del partito”.
“Questa volta parlerò della zona attorno a San Polo e Ciano d’Enza”, scrive William Ferrari “due paesi insan­guinati come pochi dalle azioni di certi partigiani. Da quelle parti c’ero anch’io e quindi ne posso parlare con cognizione di causa.
I partigiani che maggiormente si distinguevano lungo le rive dell’Enza, per la loro ferocia erano Brenno Pagani, Pellegrino Fornaciari, il figlio del macellaio Burani Margine, attualmente guardiapesca a Reggio, (Giovanni Gibertini) detto Vulcano, (Athos Sac­chetti) fratello del deputato comunista, ora dirigente del­la Camera de1 Lavoro, la fidanzata del Sacchetti, adesso divenuta sua moglie, Enzo Gorini e inoltre Antonio Ales­si, Meli, Mario Sulpizio, detto “Guerra”, Lillo Giglioli, ora noto possidente, Ganapini) poi processato per l’uccisio­ne di un parroco nella zona, Arnaldo Zaboletti attuaI­mente commerciante in frutta e verdure in Piazza Fon­tanesi a Reggio, i fratelli Curti, detti gli “Stufoni” e Otel­lo Salsi. Di Otello Salsi posso dire che ha fatto uccidere
barbaramente il notaio di Cervarezza di Busana, il dot­tor Vezzosi) derubandolo dei vestiti che indossava e del­la fede matrimoniale che portava al dito. L’abito rubato servì al Salsi, essendo scuro, per celebrare il suo matri­monio e la fede rubata al Vezzosi finì al dito della moglie. Salsi è anche responsabile, a quanto mi risulta, della uc­cisione di Primo Poletti il cui cadavere non è mai stato ritrovato. In quanto ai fratelli Curti, gli “Stufoni”, erano specializzati nelle rapine ai danni dei personaggi più benestanti della zona.
PugnoChiuso“Una delle azioni più barbare fu certamente il massa­cro dei tredici militi della GNR che costituivano il presi­dio di Cerredolo di Toano. Era la sera del 3 maggio 1944, intorno alle 22. I partigiani sapevano che presso un bar del paese, ogni sera, si potevano trovare due o tre militi esenti dal servizio, i quali passavano lì le loro ore libere. Una trentina di partigiani della zona, tra i quali anche alcuni di quelli che ho nominato, entrarono all’improv­viso nel bar e disarmarono i due militi che vi si trova­vano. Puntarono loro le armi dietro la schiena e si fece­ro accompagnare al presidio. Li costrinsero a suonare il campanello, mentre i partigiani erano dietro di loro non visti, con le armi in pugno, e a farsi aprire. Non ap­pena il piantone aprì ai suoi due camerati, i partigiani si precipitarono dentro, lo disarmarono e poi catturaro­no gli altri dieci militari che stavano dormendo ignari di quanto succedeva. Ma gli assalitori non volevano li­mitarsi a disarmare il presidio, volevano fare una stra­ge: portarono tutti e dodici i militi nel piccolo cortile del­l’edificio e li falciarono con i mitra. Poi si accanirono sui cadaveri. Una cosa orrenda. Nei mesi successivi alcuni di quelli che avevano agito in quel cortile, si vantavano di cose da voltastomaco. In quello stato vennero ritrovati i corpi il giorno dopo. Comandante del presidio era il maresciallo Rinaldo Morini. Suo figlio, Afro, fu preleva­to il 4 marzo 1945 dal partigiano Giovanni Gibertini, detto “Vulcano”. Il corpo del ragazzo venne ritrovato a Cerredolo dei Coppi, nel giugno del 1945, da una conta­dina che stava zappando in un campo.
In quanto ad uccisioni debbo dire che il comune di Campagnola resterà tristemente famoso per molto tem­po. Infatti i fascisti uccisi in quel piccolo paese non si contano. Posso anche dire che molti cadaveri mai trova­ti furono sepolti da quelle parti: al cimitero, nei campi intorno al paese e nel podere del Bolondi che noi sape­vamo essere una base partigiana anche dopo la fine del­la guerra.
“Un’altra strage in massa fu compiuta nei pressi di Pedrino, nell’aprile 1945, nella Colonia dei Ciechi della Trinità, che era stata adibita a carcere provvisorio, che serviva per custodire i fascisti catturati che dovevano es­sere poi interrogati per accertarne le responsabilità. Co­mandante del carcere era Otello Salsi, detto “l’asino”; un ex guardiano di fili telegrafici. Durante la notte giunse­ro Athos Sacchetti la sua fidanzata e Enzo Gorini i qua­li lessero una lista di ventun nomi di fascisti che venne­ro fatti uscire dal carcere con la scusa di essere trasferi­ti in un altro luogo. Non appena fuori dal carcere i pri­gionieri vennero ammucchiati lungo una scarpata e mi­tragliati. Gli assassini non stettero a controllare se qual­cuno era rimasto vivo e si allontanarono immediata­mente. Ma due prigionieri, coperti dai corpi che cadeva­no disordinatamente, rimasero solo feriti: un tenente di Forlì ed un certo Catellani.
Però per sua disgrazia, il tenente, non pratico di quel­la zona di montagna, fu catturato di nuovo il giorno dopo e ucciso immediatamente. Il Catellani soltanto si è sal­vato ed è testimone oculare di quanto è qui avvenuto. Nel carcere erano detenuti anche i fratelli Lombardi di Ciano d’Enza, i quali ricordano perfettamente il momento in cui i partigiani entrarono nel carcere e lessero l’elenco di coloro che furono poi assassinati lungo la scarpata”.

La cifra di 3500 uccisioni che circolava negli ambienti del Pci reggiano, resa nota dall’ex capo partigiano Ferrari, è verosimile se si considerano quelle compiute dall’8 set­tembre ‘43 a tutto il 1947.

Annunci

Informazioni su team557

storie e contro-storie della seconda guerra mondiale. La Romagna in guerra. Vedi tutti gli articoli di team557

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: