qualche scapaccione… fatto bene

Una volta lo si diceva. E mio babbo aggiungeva: « se però in giro prendi troppi scapaccioni, forse è meglio che ritorni a casa e di corsa…». E aveva  ragione. Queste però non sono storie adolescenziali ma considerazioni che ho maturato da quando mastico robe di guerra. Speer (l’architetto del miracolo tedesco), riferendosi all’impatto militare iniziale tedesco, l’aveva pronosticato: «quando l’effetto iniziale sarà svanito, probabilmente ce le suoneranno…».
Lo affermò nell’estate del 1940. Ed aveva ragione.
Churchill la chiamerà, ” their finest hour! “.

Archiviato il momento dell’euforia per la vittoria sulla Polonia e Francia e la vittoria facile facile su Jugoslavia e Grecia, il primo scapaccione arriva dopo la battaglia d’Inghilterra  (lug1940-mag1941) con la devastazione della Luftwaffe; il secondo, con l’apocalisse del fronte orientale (giu1941-fine42_Stalingrado), il terzo, con la fuga dal NordAfrica (giu1940-mag1943). Il quarto scapaccione arriva con l’impossibilità di sostenere la battaglia nell’Atlantico (sett1939-mag1943) ed il quinto con il crollo del Vallo Atlantico (giu1944).
Depenno l’offensiva delle Ardenne che considero un pareggio come perdite ma, in sostanza, una sconfitta. soldaten2

Ora, se fossi una massaia che fa i conti direi che era il caso di fare basta un po’ prima… Leggendo la storia apprendo che le forze vincenti del 1940 nell’inverno 42-43 non esistevano più; nello stesso periodo anche la Kriegsmarine accusava perdite insostituibili; la Luftwaffe lo aveva gridato già nel 1941 e intanto si stava verificando il disastro a Stalingrado. E pure non si potrà accusare e defenestrare certi generali di disfattismo se ti riportano osservazioni sull’apertura di fronti aggiuntivi. Hitler fu implorato da un nugolo di fedelissimi comandanti che gli scongiuravano di non intraprendere la guerra contro Stalin nè di dichiarare guerra agli Stati Uniti. “Che se la vedano coi giapponesi…!” gli gridarono e furono scaraventati nel baratro dei traditori. soldaten1

Probabilmente, è necessario essere devastati da un inguaribile ottimismo per portare avanti una situazione talmente debilitante.

Doveva essere tutto una Blietzkrieg (guerra-lampo) ed invece era diventata una guerra di occupazione mostruosamente statica e principalmente amministrativa. Niente era più secondo i piani iniziali. Già nel 1943.
E si doveva ancora perdere l’Italia alleata, con quello che è costato.
Oppure, è sufficiente essere un po’ stupidi ma con un potere assoluto.soldaten3
– Ma quello che stupisce di più non è il proseguire in una crociata che a metà del ’44 era già insostenibile, bensì il perpetrare in un inganno verso il popolo e verso gli stessi membri del partito -.
La «grande bugia». Questa pratica passava attraverso la performance di un grande attore; un eccellente interprete: Albert Speer. A questo punto della guerra (Alleati sono già sbarcati in Francia e Olanda; i russi sono a 350 Km da Berlino) l’architetto del miracolo riunisce tutti i Gauleiter  per illustrare loro un ingiustificato ottimismo per la produzione bellica dell’anno in corso, mettendo in scena una realtà ignobilmente manipolata. Per i mesi successivi, promette fortissimi incrementi nella produzione di tutte le armi critiche e di tutti i calibri di munizioni. Appoggiato anche da Hitler in persona, che sottolineò il ruolo centrale di Speer in questo rilancio di produzione, si preoccupò di enfatizzare i successi conseguiti in ogni dove mentendo spudoratamente. A dicembre ’44, la produzione tedesca registrò un crollo disarmante. I bombardieri alleati paralizzarono la produzione di aerei e carri armati. Viste oggi, le disparità degli armamenti tra la Germania ed i suoi nemici sono imbarazzanti.

Dati.
34.100 aerei tedeschi contro 127.300 alleati (di cui 71.400 made in USA)
18.300 carri armati contro 54.100 alleati (di cui 29.000 made in URSS)
marina tedesca ininfluente contro uno scenario alleato epico.

Tra le cose inconcepibili è l’omissione del dato delle perdite tedesche fino al 1944: circa 7 milioni. Alla fine della guerra 11 dei 18 milioni di soldati della Wehrmacht sopravvissero e 9 milioni tornarono nelle loro città devastate
(6 volte l’intero esercito italiano). Le perdite russe erano ammontate a 5 di 12.

A decenni di distanza dai fatti, la memoria dei danni provocati alla popolazione d’Europa, al tessuto fisico della vita quotidiana, alla stessa idea di civiltà europea, ha suscitato (ove sollecitata) rabbia e risentimento; poi col passare inesorabile delle generazioni si perde anche il ricordo ed il peso di una guerra inutile che qualche scapaccione, forse dato al momento giusto e alla persona giusta, almeno teoricamente, avrebbero potuto evitare.

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