Banche del dopoguerra

I fatti qui riportati mi sono pervenuti per email privata. La fonte, che per ovvi motivi desidera rimanere anonima, ha espresso  il desiderio di non citare direttamente nomi precisi ma soltanto l’area di intervento di questi istituti.
Mio onere ed onore è il solo pubblicarne il contenuto.

Le cose vengono alla luce perché qualcuno parla. E’ sempre stato così.
Nel primissimo dopoguerra del faentino operavano, con le dovute difficoltà, solo pochi Istituti bancari che avevano il delicato, quanto doveroso, compito di ricostruire ed aiutare a ricostruire.
Anche Faenza aveva avuto i suoi danni, le razzie dei tedeschi, i bombardamenti, il suo fronte ed i suoi sfollati.
E, come spesso si dice, è capitato che sia piovuto…sul bagnato.

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In questa mail la fonte scrive che dopo la prima quindicina di maggio ’45, a Faenza si guardava un po’ chi c’era e chi non c’era più. Si ricordi il famoso “verbale di irreperibilità” che gli appena ricostituiti Carabinieri erano costretti a stendere ogni giorno. Così a Faenza e credo ovunque.verbaleIrreperibilita
Ma manovre meno (per così dire..) pubbliche cominciavano a farsi largo. Sembra che alcune banche, con clienti che avevano contratto debiti abbastanza importanti e che apparivano improvvisamente “irrintracciabili” (ad esempio…) per essersi trasferiti lontano o comunque non presenti su piazza, si siano comportate in modo anomalo (ma vorrei dire di più…).

Fae02Se l’abitazione di uno sfollato di città risultava non più occupata e nessuno la reclamava entro un preciso termine (deciso dall’istituto stesso), l’Ufficio Acquisti e Proprietà dell’Istituto gliela requisiva a titolo cautelativo a fronte del debito precedentemente contratto e finiva poi col diventare immobile della banca! Poi, complice il bombardamento quasi totale del catasto di Ravenna con milioni di dati persi da ricostruire e controllare, il gioco poteve risultare poi più semplice che in tempo di pace. Dopo il vortice della guerra il caos in tutti i settori era di casa. Non c’erano soldi, non c’erano versamenti, l’economia era allo sfascio e molto sembrava poter dipendere dall’iniziativa personale e dall’intraprendenza.
Ma esisteva ancora un altro elemento decisivo: l’aspetto legale del conseguimento della proprietà. Qui giocò a favore un notaio compiacente, che in cambio di altri favori (sempre economici) registrava e depositava con nuove e rivedute visure catastali. A Faenza.

Fae03Francamente, questa cosa mi rivolta lo stomaco. La fonte mi riporta un paio di casi ove i legittimi proprietari rientrarono dopo 8 o 9 mesi e quella che doveva essere la loro casa non si aprì più con la chiavi che avevano.
Non deve essere stata una sensazione piacevole!
I parenti di sfollati dispersi o caduti per la guerra non si rivalsero mai contro questi Istituti bancari: “vai te a parlare con gli avvocati di una banca…“.

Però, con questo sistema “cautelativo“, l’Ufficio Acquisti e Proprietà del 1947 si trovò ad amministrare un bel patrimonio di immobili mai reclamati che finirono col finanziare da subito il sistema bancario quotidiano.

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Il lettore che avesse ulteriori notizie a riguardo è pregato di mandarmi una mail. E’ garantito l’anomimato.

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