Gli eroi di Telemark

TMarkcompHo sempre sempre evitato di fare processi alle intenzioni, figuriamoci a quelle di 70 anni fa, ma all’ingenuità forse sì. Il lettore potrà ricordare quella famosa frase di Hitler: ” Dio mi perdonerà per gli ultimi 5 minuti di guerra… “; forse, relazionato troppo ottimisticamente, avrà pensato di disporre a breve della famosa bomba atomica (o wunderwaffe) dopo aver caldeggiato e predisposto finanziamenti colossali per il suo sviluppo.

Ma allora ( e parlo come uno nel bar…) se vai a produrre l’acqua pesante in Norvegia, cioè a casa degli altri, sapendo (perchè lo sapeva) che lo stabilimento Hydro aveva concesso uso di quell’acqua alla Francia ancora nel ’38, ti verrà in mente di proteggere quell’unica, e ripeto – unica -, fonte di acqua pesante così decisiva per i tuoi scopi, o no? Ci metterai dentro una nutrita guarnigione di SS o altri soldati svegli e motivati. Giusto?
No.  … Perchè sono devastato dal delirio di onnipotenza (ndr.)

Non vorrei saltare già alle conclusioni, ma mi sono formato la convinzione che quei tedeschi non fossero tutti tutti delle volpi ed avrei almeno 6 o 7 casi a sostegno. Ma andiamo con ordine.

AcquaPesanteQuesto impianto, che tra le tante cose era in parte anche di proprietà dei tedeschi  della IG Farben dal 1940, forniva i suoi prodotti mensilmente anche dopo che la Germania aveva iniziato la guerra senza obiettare nulla. Bene. Il direttore della Hydro era in ottimi rapporti con i ricercatori di Hitler ma la cosa non gli impedì di fornire sottobanco acqua pesante alla Francia sapendo che, se l’avessero scoperto, sarebbe stato sicuramente fucilato. E vorrei ben vedere! Comunque e senza entrare troppo nei dettagli, quando la Norvegia venne invasa alla Hydro corsero ai ripari trasferendo il maggior carico possibile dapprima in Scozia, poi in Francia. Sotto il naso dei tedeschi. Va bene. Ma siamo già nel 1941. Comunque l’impianto stava ancora funzionando a pieno regime e gli Alleati lo sapevano. Ma soltanto nel 1942 cominciarono a valutare una prima operazione di sabotaggio. Venne lanciata una prima fase che vide una piccola squadra norvegese paracadutata a studiare la zona dell’operazione (op. Freshman) e a valutare i rischi. Gli inglesi, dapprima sospettosi poi entusiasti delle informazioni ottenute dalla squadra, fecero partire due alianti ma difficoltà meteorologiche  fanno schiantare uno di questi contro una montagna uccidendo tutto l’equipaggio (7 persone), l’altro invece riesce ad atterrare fortunosamente nelle vicinanze dell’impianto norvegese ma (dicono fonti informate) in breve cade preda della Gestapo. Un’altra spedizione via mare fallisce con altrettanti caduti facendo crescere nei tedeschi il sospetto che agli inglesi interessi in qualche modo l’acqua pesante (ma dai..!). Alla Hydro intanto, tutto procede regolarmente. A Natale 1942 la prima squadra è ancora operativa. Torna sul posto facendo una vita infernale in un rifugio molto defilato e si unisce a 6 nuovi agenti norvegesi che vengono lanciati il 16 febbraio 1943.

the-bridgeCosa strana. L’Abwehr è allertata, ma non più di tanto. In realtà, di veramente sorvegliato c’era solo il ponte, considerato unico punto di ingresso all’impianto, sopra il fiume Mane che attraversa la regione del Telemark. I tedeschi, a gennaio 1943 si sentono sicuri. Sono in una zona appartata, protetta e i Norvegesi sono tranquilli; non un gesto di resistenza dall’inizio dell’occupazione.

speditionPerò qualche segnale c’era stato: l’aereo caduto, l’altro intercettato, il rimorchiatore naufragato ed in virtù di questo qualche incremento di sorveglianti era stato notato, ma non troppo. La spedizione però scese nel burrone, guadò il fiume nel punto più basso e risalì il monte dalla parte opposta sino all’impianto senza incontrare alcuna guardia.

saboteurs

Come mai? Perché  lo ritennero decisamente improbabile. Risalire dalla parte opposta in pieno inverno era valutato inaffrontabile per diverse ragioni. Ma esisteva purtroppo un fattore imponderabile: l’informatore segreto. Lo “spionen” come lo chiamavano i crucchi; colui che lavorando all’interno dell’azienda potè fornire tutte le informazioni indispensabili sul dove,  come e quando entrare.

Ma qui casca l’asino come si dice a casa mia. Nel punto più sensibile dell’impianto, cioè nelle camere di elettrolisi (il cuore della Hydro), non si sorveglia? No. incredibilmente no. Eccesso di fiducia? Forse.

actionAttraverso un piccolo tunnel e una finestra i sabotatori riuscirono ad entrare nell’impianto incontrando solo un custode norvegese, oltretutto molto collaborativo, che li accompagnò al punto chiave. Senza incontrare nessun ostacolo. Siamo alla notte del 27/28 febbraio 1943.

Francamente, se poi penso al tempo di guerra, mi sembra inverosimile. Direi un film. Il sabotaggio distrusse quasi 500 Kg di acqua pesante assieme ad attrezzature decisive, ma il punto non è questo. Dettagli tecnici sono reperibili in numerosi libri e documenti. La mia prospettiva è invece sull’inefficienza tedesca. Che non viene nemmeno attenuata dal dispendio inutile di oltre 3000 uomini per intercettare i sabotatori. Avrei voluto vedere la faccia di Hitler quando gli fu riferito del raid. Per la cronaca i fuggitivi completarono la loro fuga tra Svezia e là ove utili per la resistenza, ripercorrendo lo stesso tragitto dell’andata senza incontrare altri ostacoli.

search-forIl raid però non risultò letale. In un paio di mesi i tedeschi ricostruirono tutto e rinforzarono la sorveglianza obbligando gli inglesi a concertare diversi bombardamenti che si protrassero fino all’inizio del 1944, quando il materiale scampato venne trasferito in Germania. Ritorna la domanda di inizio articolo.
Ma i tedeschi dove erano? al bar? Io la vedo un po’ come se per proteggere una cosa di valore installi un allarme con orologio a cucù. Oppure l’intenzione di Hitler era quella di voler suggerire solo una sceneggiatura per un discutibile e futuro film di guerra. Chissà. 300px-Telemark

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