i soldi di Hitler

soldi-HIl titolo “il tesoro di Hitler”, apparso ripetutamente nelle librerie e su History channel, non rende bene l’idea di quest’articolo perchè fa pensare al tesoro nascosto dai nazisti e non ancora ritrovato. In questa pagina di diario e storicamente parlando, parlerei dei soldi che ha avuto in vita e di quelli che ha lasciato. In marchi.

La ragione che mi conduce è basata sul fatto che i tedeschi si fossero fatti l’idea che il Fuhrer conducesse una vita quasi “monastica” tesa solo a lavorare per il bene del suo popolo. E’ una bugia colossale. Basti pensare che all’inizio del 1933 il fascicolo sulle tasse di Hitler aveva un reddito di 1.200.000 marchi tedeschi. Per gran parte provenivano dalle vendite del suo Mein Kampf che in quell’anno vendette 500.000 copie. Ogni libro costava 12 marchi. Prima del 1930 ne erano state piazzate solo 30.000 copie; comunque non male per un tizio ancora sconosciuto ai più. Nel ’34 le vendite divennero milioni in tutta Europa e fu tradotto in 16 lingue. Parlare di un successo editoriale è dire poco. Poi se ne vendettero milioni in tutto il mondo. Per essere ancora più chiari, dirò che Hitler dal 1932 aveva un incasso mensile pari a 30/40 volte un operaio tedesco (!!!)
Non si può pensare che il pubblico non conoscesse il suo pensiero! Sulla carta di identità, alla voce “professione” fece apporre: “scrittore”. E come negarlo?

Nel 1934 il fisco tedesco se ne accorge e gli fa pervenire una cartella esattoriale di oltre 400.000 marchi che, a quei tempi, era una cifra spaventosa. Si apre un contenzioso col Partito che si adopera e alla fine riesce a far archiviare il caso. Di fatto, c’è che nel 35 Hitler è un multi-multimilionario. Altro che storie. Lui che nei discorsi recitava di aver appreso dalla fame e dagli stenti. Nel 36 fu considerato esente dalle tasse per il resto della sua vita ma continuò a presentarsi come “umile servitore del popolo” ! Come ho già scritto, i primi incassi di una certa rilevanza arrivarono dalle donazioni mentre, addirittura era in galera, ma il colpo ad effetto fu quando annunciò pubblicamente che rinunciava al suo stipendio di Cancelliere per donarlo ai membri del Partito in difficoltà. Fu un grande successo di fronte alla gente che lo osannò. Bella forza: milioni di marchi venivano dalle vendite + non pagava tasse! Si calcolò che lo stipendio non riscosso fosse il 2% dei suoi incassi medi. Hitler_sorrowA metà del 1935 Hitler raggiunse uno stipendio da 30.000 marchi + un sussidio di 18.000. Tutto esen-tasse. Con un ennesimo bonus. Morto Hindenburg, che nel suo periodo governativo aveva ricevuto un compenso da favola, Hitler reclamò il suo stesso stipendio non appena assunse le nuove cariche.

Il bello è che la propaganda nazista lo propone ancora come umile servitore devoto al popolo al quale tutto è dovuto: in fondo, stava ricostruendo l’orgoglio nazionale mediante lavori pubblici e ministeriali e promettendo che entro 6 anni ci sarebbero stati ulteriori ed importanti sviluppi. In questo, aveva ragione.oro-del-Reich

Nel 1935 in Germania la disoccupazione cala drasticamente ma non sparisce del tutto. Ma stava crescendo improvvisemente per tutti il miraggio di un nuovo impiego: nella ricostruzione dell’esercito e quindi delle armi. Il tedesco, al quale non interesseva altro che quanto avesse nelle proprie tasche a fine giornata, non si fece troppe domande. Il riarmo venne pagato grazie ad immensi prestiti pubblici che sarebbero stati pagati dalla gente destinata ad essere occupata di lì a breve, secondo l’idea di Hitler. Un progetto che stava diventando chiaro a molti. Ma in pubblico non si parlava mai di guerra, si parlava sempre di pace. A questo punto entrano in scena i grandi industriali che fiutano l’affare. Offrono finanziamenti al Partito nella speranza di strappare contratti milionari al dittatore e molti di questi soldi finiscono nel conto corrente del Fuhrer. Manco a dirlo.

riarmo__T

continua

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