4 giornate. film o documentario?

Proclama_Schloss_NapoliIl titolo potrebbe anche trarre in inganno. Il senso che intendo dargli è se sia il caso di minarne la credibilità o se confermarne la veridicità. Non ho la minima intenzione di essere presuntuoso. Sia chiaro. Dato però che sono anch’io un lettore attento di ciò che mi capita, mi occorre proporre delle valutazioni per rendere partecipe, chi mi segue, di alcune perplessità . Stiamo parlando, direi, di un baluardo della Resistenza: le 4 giornate di Napoli nel 1943. Diversi anni fa RaiStoria pubblicò un documento video che riportava numerose interviste di testimoni che esaltavano l’insurrezione, la rivolta, il grande movimento di popolo.

Non so. Forse bisognerebbe essere tutti più napoletani, cioè più consapevoli di un sacrificio che ha prodotto una svolta così importante per la città e per l’Italia tutta. Quindi ci potremmo stringere attorno a na’ tazzulella ‘e caffè per conoscere i momenti, le gesta, e respirarne l’aria attraverso i racconti e rivivendone le emozioni con il celebre film del 1962 di Nanni Loy; ma poi ci si può imbattere in alcune voci fuori dal coro.  E.ErraCome quella di Enzo Erra, giornalista e scrittore. Di Napoli, dal 1926. Uno della RSI; un ufficiale della Guardia Nazionale Repubblicana inquadrato nella Div. San Marco. Seguace di una linea revisionista sulle pagine della rivista “Storia Verità” molto attiva, nel 1993 scrisse un libro inquietante: “Napoli 1943 – le quattro giornate che non ci furono”. Inquietante per il purista della Resistenza, non per lo smaliziato curioso della storia che vuole sentire anche “altre campane”. In un articolo del 2011 si legge: « Io ho scritto un libro “Napoli 1943 – le quattro giornate che non ci furono” per confutare la storiografia ufficiale e nessuno ha potuto smentire quello che ho detto. napoli1943Neppure l’attuale Assessore alla Cultura del Comune di Napoli che ha scritto di recente un libro sull’argomento ha potuto confutare le mie tesi che si basano soprattutto sul fatto che Kesselring diede l’ordine generale di ritirata da Salerno al Volturno – vale a dire da 30 km a Sud di Napoli a 30 km a Nord di Napoli – il 16 settembre e questo è certissimo e risulta da tutte le fonti. Se il 16 viene dato l’ordine di ritirata all’esercito tedesco, com’è possibile “scacciare dalla città a furor di popolo” il 28 e il 29 le forze germaniche?.  Che cosa avvenne in realtà?   Quei moti iniziarono con atti di lotta fratricida. Il primo si verifica il 27 sera alla contrada Pagliarone al Vomero Vecchio. Ecco che cosa avvenne ».

E continua.

manifesto4G-Scholl« Si sparge la voce che gli americani stanno per arrivare in città ed allora dalla fattoria Pagliarone escono un gruppo di persone che vi si erano nascoste per sfuggire ai bandi del colonnello Scholl emanati il 22 sul servizio obbligatorio del lavoro.   Escono e prima di rendersi conto che gli americani ancora non sono in città, incontrano un noto fascista, Vincenzo Calvi, lo afferrano, gli tolgono la camicia e a colpi di frusta lo spingono verso la masseria per fucilarlo. Vi dico questo perché tutta la storia successiva fino a Piazzale Loreto è piena di gente che si arroga il diritto di fucilare cittadini italiani senza averne alcun titolo per farlo e si comincia addirittura il 27 settembre quando non c’era ancora niente: i tedeschi non avevano sparato neanche una fucilata e già quei signori volevano ammazzare un fascista.  

4G_3Passa un tedesco in motocicletta, si ferma perché vede questa scena e viene ucciso, al colpo arrivano altri due tedeschi, questa volta con una motocarrozzetta, e vengono anche loro colpiti, ma uno di loro, ferito, riesce a fuggire. Arriva un grosso pattuglione di tedeschi che spara: gli armati fuggono a terra restano 5 passanti, poi i soldati rastrellano la zona. La storia della resistenza, o della cosiddetta resistenza, si svolge tutta così in questa sequenza: una vile aggressione, un assassinio a tradimento, una reazione tedesca o fascista, i cosiddetti partigiani che scappano, la gente che ci va di mezzo.   Per questo unico episodio il 27 viene addirittura preso come il primo delle quattro giornate. Nella motivazione della Medaglia d’oro alla città di Napoli viene così citata. Poi devono essersi vergognati ed hanno spostato le date dal 28 al I ottobre senza tenere conto che il I ottobre a Napoli c’erano già gli americani e non si capisce contro chi diavolo i “patrioti” si dovevano ribellare.

4G_1Arriviamo al giorno 28. Sul 28 io posso riferire un ricordo personale: ho attraversato l’intera città dopo aver dormito nella notte tra il 27 e il 28 in quella che viene definita la tana dell’orco, l’albergo Parco, dove era il comando di Scholl. Non vidi neanche una sentinella davanti alla porta, neppure una. La mattina poi attraversai tutta la città fino a Piazza Carlo III senza sentire un solo colpo di fucile. Questo affermo in piena mia scienza.   Nel pomeriggio poi, quello che successe me lo ha raccontato bene Franco Tilena, figlio di Domenico il quale (aveva forse otto anni) corse a vedere che fine stava per fare il padre nella Federazione che era stata spostata da poco in Via Cimarosa, angolo Via Luigi Sanfelice, perché la sede che era a Via Medina si era dovuta spostare a causa dello sgombro della fascia costiera entro i 300 metri. Franco Tilena mi ha raccontato che le cose sarebbero cominciate non con un attacco ai tedeschi ma con un attentato con armi da fuoco contro i due militi che erano di guardia davanti alla porta della Federazione. Uno dei due rimase ucciso: un ragazzo. Ai colpi di arma da fuoco corsero i tedeschi e quindi ci furono i primi scontri. A quel punto ci furono ancora numerosi disordini e alcune sparatorie fino alle 18 quando un violento acquazzone investì e disperse i ribelli.
4G-2Su questi fatti ho avuto un dibattito con Max Vajro e Antonio Ghirelli al Circolo della Contea e lì dissi che i guerriglieri erano provvisti di armi ma non di ombrelli e perciò avevano dovuto rimandare la rivoluzione al giorno dopo causa il maltempo, e purtroppo è la verità. Il giorno 29 poi ci furono una serie di scontri con ultimissime pattuglie tedesche che stavano uscendo dalla città, appunto per raggiungere il grosso sul Volturno: erano circa 150/200 uomini, i guastatori, gli artificieri, i genieri che stavano facendo saltare la centrale elettrica e quella del gas. Per tutto il 29 ci furono altri scontri, il 30 non ve ne furono affatto. Perché il 30 mattina alle cinque il colonnello Scholl, come un buon comandante, ultimo, usciva dalla città. Dietro di lui non c’era nessuno. Il 30 la città rimase in mano ad alcuni individui scatenati i quali, come Ciccio Fatica illustra nel suo libro, diedero la caccia al fascista che spesso si difese.

4G_4Ribadisco che il giorno 30 ci furono scontri soltanto tra questi pretesi insorti e i fascisti perché i tedeschi non c’erano più. Quindi questo esordio di “lotta partigiana” comincia con un fratricidio, prosegue con un fratricidio e finisce con una serie di fratricidi ».

Alla luce di questo articolo rivelatore e, per molti versi, inusitato forse occorre rivedere un pochino una parte della memoria collettiva che riguarda l’episodio. Senza caricarsi di revisionismo, rovescismo o chissà cos’altro, si può forse ridimensionare la parte cruenta non dimenticando il sacrificio di 168 patrioti, altrettanti feriti, invalidi che hanno dato vita alla reazione popolare più famosa in Italia. villa-BelSitoPer non dimenticare, cito anche l’episodio di villa S.Paolo Belsito (villa Montesano) ove i tedeschi distrussero l’inestimabile archivio storico di Napoli, animati dall’odio che si portavano dietro dall’8 settembre e che li spronava a distruggere l’Italia. L’immancabile gesto efferato, tedesco.

Montesano

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