Hitler in prigione

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Anonimo tassista tedesco mette all’asta i rari documenti ereditati da suo padre, che li acquistò agli inizi degli anni 1970 in un mercato delle pulci di Norimberga. Aggiungerei: per due soldi, un topolino, mio padre comprò…

Incredibile cosa si può trovare al mercato delle pulci. Comunque:

Norimberga, Germania – ” Sano , altezza 1,75 metri , peso 77 kg . ” landsbergCosì si legge nel documento di entrata per un detenuto che il 1 aprile 1924 aveva iniziato a scontare la pena nel carcere di Landsberg . Il nome del prigioniero era Adolf Hitler . Tale relazione , insieme ad  altri 500 documenti , sono andati all’asta nella città meridionale tedesca di Fürth . Il prezzo di partenza dei documenti , la cui autenticità è stata confermata dall’Archivio di Stato Bavarese, fu di € 25.000. Uno in particolare, firmato da Hitler stesso , stabilisce la durata della pena – in cinque anni – per il fallito Putsch di Monaco di Baviera .

Alla fine, però, furono solo 13 mesi.

docIn un altro documento , datato 18 settembre 1924 , il capo delle guardie del carcere spiega al Ministero della Giustizia che Hitler meritava una liberazione anticipata, avendo abbandonato “le dichiarazioni o le attività politiche … [ egli ] è maturo , calmo e razionale … lui non è intenzionato ad agire contro lo Stato“. Il capo guardiano avrebbe anche descritto Hitler come un persona “modesta e gentile“. “Il prigioniero non fuma o beve e accetta volentieri tutte le restrizioni,” scrisse il guardiano. Tuttavia non è chiaro quello che fossero queste restrizioni. Hitler sembrava avere una vita piuttosto comoda dietro le sbarre. Altri documenti indicano che la sua sezione del carcere comprendeva anche una serie di stanze con elementi insoliti per un carcerato: furono trovate lettere di fan, vasi, biscotti e vino. Hitler sembra che avesse molti visitatori ed addirittura fu aperto un conto bancario per ricevere contributi. Una cosa, direi, non da poco. Nel tempo libero trovò calma e concentrazione per scrivere il suo Mein Kampf.

Nei documenti ritrovati c’è una lista delle persone che accompagnarono Hitler in prigione il suo primo giorno e tra questi, Rudolph Hess, che pochi anni dopo sarebbe diventato la seconda personalità del Reich al comando. Si è scoperto poi che in vista del suo rilascio dalla carcere, Hitler scrisse a un rivenditore auto di Monaco di Baviera per chiedere quale modello di Mercedes-Benz avrebbe poi dovuto ordinare una volta uscito!

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È l’ultimo paradosso tedesco. Virtualmente bandito dalla terra per oltre sessant’anni – e apparso tutt’al più come oggetto di culto nelle biblioteche dei neonazisti più sfegatati sparsi ai quattro angoli d’Europa – il Mein Kampf ricomparirà nel 2015 sui banchi di scuola germanici. Un paradosso doloroso, per certi versi addirittura bizzarro, che nasce nel Land della Baviera, governato dalla Csu, il partito fratello della Cdu di Angela Merkel. Un paradosso che probabilmente si trascinerà dietro una lunga scia di polemiche, che riapriranno squarci profondi nel rapporto molto complesso che la Germania ha con il proprio passato. Ricordo un documentario in cui si diceva che alla fine della guerra chi possiedeva una copia del Mien Kampf cercava disperatamente di disfarsene per non essere inquisiti dai vincitori-occupatori. Era tempo di de-nazification.

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« L’intento è quello di evitare che, nel momento in cui decadranno i diritti, si arrivi ad una più forte diffusione del Mein Kampf tra i giovani », ha detto il ministro delle Finanze bavarese Markus Söder!

Corsi e ricorsi storici?

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