Archivi del mese: settembre 2013

Errano 1944

E44-menu

“la storia è passata da Errano”. Il passaggio del fronte a Faenza, nel 1944, attraverso le storie e le testimonianze della gente.

italiano + subtitles              (parti dialettali).

in 4 parti.

In DvD e sul canale YouTube.

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Il documentario, prodotto nel quadro delle celebrazioni per il 60° anniversario della liberazione della città e presentato il 4 dicembre 2004, contiene filmati originali dei luogo e foto originali della Fototeca Manfrediana Faenza, arricchite dalle pagine tratte da libri come: La grande delusione (G.Pieraccini), La linea Gotica ( A. Montemaggi ), Faenza nella guerra – dall’ armistizio alla repubblica (M.Valli-E.Casadio), durata: 58 min. circa.

I rifugi, le emozioni degli abitanti di quel tempo, la 26° Panzer grenadier, gli inglesi della 46°, I Gurka, i Neozelandesi, I Polacchi…nella battaglia per Faenza.testimonianze

M.DeBurgh


vengo anch’io – no tu no.

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Armiamoci e partite!

Il duce è molto eccitato quando i primi contingenti italiani partono per il fronte russo, conta di giocare un ruolo importante nella battaglia contro il comunismo e non pensa che i suoi uomini non sono equipaggiati a sufficienza. L’estate del ’42 trascorre con alterne vicende poi, inaspettata, con la stagione fredda, si scatena la controffensiva.

Mussolini viene informato dell’aggressione tedesca alla Russia la notte sul 22 giugno 1941, non più di mezz’ora prima che le truppe germaniche e le unità satelliti rumene, ungheresi e slovacche passino all’attacco su tutto il fronte dal Baltico al Mar Nero. È l’ambasciatore Von Bismarck a svegliare Ciano e a consegnargli la lunga missiva scritta dal Fuhrer per il suo collega dittatore. Ciano a sua volta sveglia Mussolini che se ne sta a Riccione e gli legge al telefono il messaggio:

Ciano_writes“Vi scrivo questa lettera in un momento in cui, finalmente, dopo mesi di preoccupazioni, di riflessioni e di continua attesa che mi ha logorato i nervi, sono stato portato a prendere la decisione più grave della mia vita […]. Ho aspettato fino a questo momento, Duce, per mandarvi tali informazioni perché la decisione definitiva non sarà presa prima di questa sera alle sette (Hitler ha scritto il messaggio nella mattinata del 21 giugno, nella Reichskanzlei). Qualunque cosa accada, Duce, la nostra situazione non può peggiorare a causa di questo passo, essa può solo migliorare […]. Lasciatemi dire ancora una cosa, Duce: dopo che lottando sono giunto a questa decisione, mi sento di nuovo spiritualmente libero; l’Unione Sovietica, malgrado l’assoluta sincerità dei nostri sforzi per venire a una definitiva conciliazione, era stato per me assai arduo perché in un modo o nell’altro ciò sembrava contrastare con tutto il mio atteggiamento precedente, con le mie concezioni e i miei precedenti impegni. Ora sono assai contento di essermi liberato di questo “disagio spirituale”.

mussolini_writesL’adesione di Mussolini all’iniziativa tedesca è immediata e totale. Ciano annota nel suo Diario lo stesso giorno: “Cerco di buon mattino l’ambasciatore dei Sovietici per notificargli la nostra dichiarazione di guerra. Non riesco a vederlo sino a mezzogiorno e mezzo perché lui, e con lui tutto il personale dell’ambasciata, se ne era andato candidamente a fare il bagno a Fregene”.. E aggiunge: “La cosa che più sta a cuore al Duce è la partecipazione d’un nostro contingente, ma da quanto scrive Hitler è facile capire che questi ne farebbe volentieri a meno”.

wSep30x200Hitler, infatti, gli manda a dire, con la solita prosa edulcorata: Il generale Marras mi ha comunicato che voi Duce, mettereste a disposizione almeno un corpo di spedizione. Se tale è la vostra intenzione, Duce, vi sarà abbastanza tempo per poterla realizzare dato che in un teatro di guerra tanto vasto l’avanzata non può avvenire dappertutto contemporaneamente. L’aiuto decisivo, Duce, lo potrete però sempre fornire con il rafforzare le vostre forze nell’Africa Settentrionale nonché intensificando la guerra aerea e, dove sia possibile, quella dei sottomarini nel Mediterraneo“.

wSep60x200Non è soltanto un “no” all’offerta italiana di aiuto, è anche una lezione impartita all’allievo pasticcione. Ma Mussolini vuole intervenire a ogni costo e il 26 giugno scrive quella che è una vera richiesta a Hitler di permettergli di essere al suo fianco: Sono pronto a contribuire con forze terrestri ed aeree e voi sapete quanto lo desideri. Vi prego di darmi una risposta così che mi sia possibile passare alla fase esecutiva“.

La smania di strafare e la cialtroneria di Mussolini costeranno agli italiani: 13.470 fra morti e dispersi + 2.180 fra feriti e congelati, per un totale di 15.650 uomini.

tratto da http://www.br3nn0s.org/nonno_angiol/elsitmilanes/armir2.html

s.Ferrarini

disegni di simone ferrarini.

a cui vanno i nostri complimenti

sito: http://simoneferrarini.blogspot.it/p/armir-campagna-di-russia.html


A noi. il ritorno

zonaJuliaQuesta è la riproduzione originale della carta operativa del comando Div. Julia su una linea di resistenza organizzata durante la ritirata. La linea tratteggiata significa il fronte eroicamente difeso dal Btg. Aquila.

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Insomma; la zona assegnata a noi, che fino a dicembre era, tuttosommato, abbastanza tranquilla. Si fa per dire. L’11 dicembre i sovietici attaccano le posizione della div. Ravenna, del secondo corpo d’armata, esattamente a Krasno Orecovo e a Sviniuca. Le cose cominciano subito ad andare male. Il 13 i russi sfondano nella zona di Novaia Kalitva e di Samodurocva mentre stanno ancora attaccando il settore della div. Ravenna con l’arrivo però anche di 4 (ho detto 4) divisioni (circa 80.000 unità) appoggiate da mezzi corazzati. Gli italiani hanno occhi corti; non si accorgono che i russi sono quadruplicati e tentano comunque di resistere. Gli ordini sono di tenere la linea! Alle 14.20 vedono finalmente all’orizzonte i carri armati e si precipitano in una fuga precipitosa. Un caos. Esaurito tutto il carburante, dopo 7 giorni di combattimento, sono in condizioni fisiche e morali disastrose. I comandi cercavano di trattenere le truppe dicendo che non avevano ancora ricevuto l’ordine di ripiego da Roma.

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A noi appare evidente che la superiorità di uomini, attrezzature, armi e rifornimenti sia schiacciante. C’era bisogno di ripeterlo? Beh, nel 1942 in Russia non esisteva internet, non c’era il cellulare, non c’era What’s Up e le notizie non erano così veloci tra i comandi e le truppe. In combattimento, se veniva colpita una staffetta, si poteva attendere fino a 2 o tre ore per avere nuove notizie. Oggi sembra tutto impossibile. Oggi.

armir_5Nel fattempo si è creato un pauroso vuoto nello schieramento dell’Asse sul Don. Arriva finalmente il fatidico ordine di ripiegare. Inizia qui la lunga marcia verso occidente, attraverso la pianura russa gelata, che dura ininterrottamente dal 25 gennaio al 3 marzo 1943.

armir_6Un’interminabile fila di uomini, praticamente disarmata, a piedi, che trascinano le poche cose rimaste. Le coperte in testa per proteggersi dal freddo micidiale, il viso incrostato di ghiaccioli, tallonati dal nemico che incalza con mezzi corazzati. Dal Donetz a Stalino, Andreiewca, Zaporosio, Dniepro-petrowsk, Gomel.

ritornoArmir

I sovietici, superando a nord la ritirata, costringe la colonna a cambiare itinerario, minacciandola continuamente di aggirarla. Marce forzate dall’alba al tramonto, dopo 30 o 40 Km con temperature sotto i 40°. Ma si manifesta un altro problema, peraltro non nuovo. Di notte, per sopravvivere all’assideramento, chiedono ospitalità ai contadini russi che offrono tutto quello che hanno (” Talianski karasciò “- italiani buoni) ma devono stare molto attenti ai tedeschi che cercano di strappare agli italiani gli ultimi mezzi rimasti. Il comportamento ostile dei tedeschi è tale che il generale Gariboldi è costretto a diramare un ordine a tutte le unità dell’armata, col quale sono richiamati a difendere con qualunque mezzo e “contro chiunque” il materiale in dotazione.

Duce.a-noiLe offensive sovietiche investe contemporaneamente anche il fronte del 35° corpo d’armata italiano che si trova costretto a ripiegare assiema ai reparti germanici collegati. Si ritira la div. Celere. I reparti, disorientati da ordini e contrordini provenienti dal comando che ormai ha perso il controllo della situazione, si ritirano nel più completo disordine. Si perdono altri 7000 uomini e l’80% dei mezzi. Ma non basta.

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La marcia di ripiegamento, in mezzo a difficoltà di ogni genere, è attaccata dai sovietici e ostacolata con forza dai tedeschi del gruppo corazzato Hoffmann, che giungono al punto di rifiutare ospitalità a feriti gravissimi nei locali della loro infermeria e di togliere con la violenza l’ultimo carburante rimasto nei serbatoi degli automezzi, comprese le macchine dei generali. Risulterà che Mussolini verrà informato dei fatti ma non ne farà mai parola con l’alleato Hitler.    A noi anche questo.

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A noi è capitato un alleato così.

Il 17 gennaio, partiti dal Don in 17.000, giungono a Starobelsk in 1800.

Il 1° marzo Mussolini inviò al co­mandante dell’ottava armata, redu­ce daI fronte orientale, un altisonan­te ordine del giorno.  – “Si trattava di difendere! ”  – è scritto fra l’altro nel “benservito” del duce “contro la bar­barie moscovita la millenaria civil­tà di Roma”. Un anno prima Musso­lini aveva detto al gen. Messe per giusti­ficare la decisione di aumentare il contingente italiano in Russia: “al tavolo della pace peseranno di più i duecentomila dell’ARMIR che i ses­santamila del CSIR ! ”.

messe1Per caricare tutta la div. Julia bastarono tre soli treni merci contro i 45 occorsi all’andata. Quasi tutti erano sotto il loro peso normale di molti chili; anche 10 o 20. Con visi affilati, sguardi spenti, le teste vuote, gli abiti a brandelli e bruciacchiati.  E il mio papà è tornato tra i 2300  che sono riusciti a prendere il treno a Gomel il 12 marzo 1943. Sei mesi dopo (il 12 settembre) verrà arrestato dai tedeschi e deportato in Germania.

Ritornerà vivo il 6 agosto 1945 al distretto di Ravenna.

All’ufficio gli faranno delle storie perché nella foto non sembrava la stessa persona.   A noi!

Vincere_acavalloPovero babbo e poveri tutti i babbi della guerra…

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Quando è tornato però Mussolini l’avevano già inchiappettato altri.


Proclama di Mussolini all’ARMIR

sepolture

1° marzo 1943

UFFICIALI, SOTTUFFICIALI, GRADUATI
E SOLDATI DELL’ 8° ARMATA !

Nella dura lotta sostenuta a fianco delle armate germaniche e alleate sul fronte russo, voi avete dato innumeri decisive prove della vostra tenacia e del vostro valore.
Contro le forze preponderanti del nemico vi siete battuti sino al limite del possibile e avete consacrato col sangue le bandiere delle vostre divisioni.
Dalla Julia, che ha infranto per molti giorni le prime ondate dell’attacco bolscevico, alla Triden­tina che — accerchiata — si è aperta un varco attraverso undici successivi combattimenti, alla Cuneense che ha tenuto duro sino all’ultimo se­condo la tradizione degli alpini d’Italia, tutte le divisioni meritano di essere poste all’ordine del giorno della nazione.
Così sino al sacrificio vi siete prodigati voi, combattenti della Ravenna, della Cosseria, della Pasubio, della Vicenza, della Sforzesca, della Ce­lere, della Torino, la cui resistenza a Cerkovo è una pagina di gloria, e voi, camicie nere dei rag­gruppamenti 28 Marzo e 3 Gennaio, che avete emulato i vostri camerati delle altre unità.
Privazioni, sofferenze, interminabili marce han­no sottoposto a prova eccezionale la vostra resi­stenza fisica e morale. Solo con un alto senso del dovere e con l’immagine onnipresente della patria potevano essere superate.
Non meno gravi sono state le perdite the la battaglia contro il bolscevismo vi ha imposto, ma si trattava e si tratta di difendere contro la bar­barie moscovita la millenaria civiltà europea.

UFFICIALI, SOTTUFFICIALI,
GRADUATI E SOLDATI!

Voi avete indubbiamente sentito con quanta emozione e con quanta incrollabile fede nella vit­toria finale il popolo italiano ha seguito le fasi della gigantesca battaglia e come esso sia fiero di voi.
SALUTO AL RE!

                                                                                     Benito Mussolini

stanchezza


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