Achtung Banditen

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Il manuale di lotta anti-partigiana recitava così:

Nella pianura raramente compaiono unità compatte di grandi bande. I banditi si insinuano fra la popolazione civile della città, villaggi, negli impieghi rurali o nei servizi tedeschi ed attendono al lavoro quando non sono impegnati in azioni. Essi sfuggono alla cattura per mezzo di una vasta espansione. li colle­gamento si mantiene con un grande numero di staffette, a tale scopo vengono impiegati specialmente appartenenti all’ organizzazione giovanile comunista, gio­vani, donne, ragazze e bambini.

I banditi nella pianura, svolgono la loro attività in vie secondarie, la loro attività è possibile esclusivamente per iniziativa del comando militare e politico locale. La lotta contro tali bande è perciò da rivolgersi verso il loro comando. L’ azione di rastrellamento è la più inefficace forma di lotta nella pianura. In ogni evenienza il comando delle bande e i pericolosi banditi sapranno nascondersi con così raffinata arte, che sebbene ricercati accuratissimamente da parte dei co­mandi di rastrellamento, non verranno trovati [sotto concimale, stalle, finte latrine, doppi fondi, mucchi di fieno, in buchi, nei muri, ecc….], la truppa è troppo poco addentro alla guerriglia e troppo poco ha sviluppato la fantasia.

I banditi dovranno essere battuti con le loro proprie armi: scaltrezza, astuzia, conoscenza delle debolezze ed abitudini dell’avversario, uso dei momenti di sorpresa, insidie.

manifestRapprLa frase “I banditi si insinuano fra la popolazione civile della città, villaggi, negli impieghi rurali o nei servizi tedeschi ed attendono al lavoro quando non sono impegnati in azioni” spiega la prospettiva tedesca adottata in Romagna nella primavera 1944. Questa visione del banditaggio, in perfetta collusione con la popolazione locale, ha forgiato un’immagine dell’ “altra Italia” (giù dalla Linea Gotica) completamente ribelle e avversa nella sua totalità. Un popolo, quindi, da reprimere con durezza alla prima occasione. Con questo atteggiamento, non fosse bastato il tradimento militare italiano dell’8 settembre, si innescava automaticamente la liberatoria di poter fare ciò che si poteva ritenere fattibile. Cioè, se sussisteva il minimo sospetto di favoritismo nei confronti partigiani si poteva e si doveva colpire durissimamente. Beh, c’erano appunto le leggi di guerra a supportare questo atteggiamento. Kesselring era stato categorico in proposito.

Ri-cioè, a supporto di tuttociò, sussisteva il diritto di rappresaglia. Che non è cosa da poco. E che la popolazione conosceva perfettamente.

Ora, a prescindere dalla proprio idea in merito, che determinazione bisogna avere per portare avanti una lotta ribelle? Considerata…ribelle? La gente metteva a serio repentaglio tutto; cose e persone. C’era in gioco la fucilazione sul posto, il sequestro di tutto il sequestrabile, la deportazione e la morte sicura per sfinimento. Aiutare i partigiani era un atto sentito nel cuore, un atto d’amore per una causa ritenuta giusta, ma era anche incoscienza per l’estremo pericolo che si correva. Essere “tanati” (termine ricavato dal gioco del “nascondino”) diventava una specie di “lotteria russa” per il malcapitato. Allo stesso modo, rovesciando la prospettiva, per il partigiano che contattava il contadino o il cittadino per rifornirsi, diventava una questione di tremenda responsabilità, prima ancora che di estrema necessità.

Allora mi chiedo: conoscendo la situazione, era proprio il caso di chiamare in campo la possibilità di rappresaglia pur di far fuori un piccolo fante tedesco o una piccola pattuglia? Comprendo l’azione militare che coinvolge un cospicuo numero di unità per conseguire un risultato militare, invece la storia locale ci consegna una serie di situazioni, singolarmente giudicate “minori”, che però hanno determinato una serie di eccidi allucinanti per aver concesso solo da mangiare e/o da dormire ai “ribelli”. La sussistenza diventava reato!

Eppure, tutti quei mesi con l’ansia di essere scoperti, ogni giorno e ogni notte e di veder bruciare la loro povera casa, sono stati vissuti senza mai un ripensamento, una riconsiderazione e aspettando gli Alleati come fossero il Messia.

Il gioco valeva la candela.

E pensare che invece la storia ci consegna un corollario di migliaia di piccoli “fatti” di cui nessuno parla più, che hanno falcidiato famiglie su famiglie, piccole comunità, per piccole “cazzate” partigiane che sono state redarguite con somma severità e, perdipiù, di completa inutilità militare. Le librerie comunali locali sono piene di libretti che ricordano questi tristi episodi. Il fiume retorico della Resistenza ha fatto il resto con i resoconti del tal partigiano che sui monti ha fatto faville, ma come ho ampiamente già scritto, che non tiene conto poi delle vittime che ha procurato, spesso e volentieri, gratuitamente. Sempre sotto l’insegna del “si doveva fare”.

Sarà. Ma sarà anche come diceva mio nonno: « chi ha il cannone, prima o poi vuole sparare!». Non mi stancherò di ripetere che la Resistenza vera l’hanno fatta 4 galantuomini, nella partigeneria invece ci sono andati tutti. Ma questo è un altro discorso, anche questo, già scritto.rappresaglia

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