un caso strano

Una lettera pervenutami, firmata con uno pseudonimo, mi prega di riportare alla memoria un caso che al tempo non ebbe tanto clamore, ma che fa capire come in certi casi la vita sa essere controversa. Una storia che comunque mi ha toccato.

Boesimo_pctFine settembre 1944. Su da Boesimo (più vicino a Marradi che a Brisighella, credo) a Ca d’ Mintò viveva una famiglia falcidiata dalle vicissitudini della vita. La madre, morta da due anni in seguito ad un problema di cuore, aveva lasciato Martino di 8 anni con il padre e la zia piuttosto anziana e uno zio che non parlava più, dopo essere stato malmenato dai tedeschi, reo (secondo loro) di aver dato da mangiare a certi partigiani.

Fatto sta che Martino era molto libero di girare per le valli e per i sentieri attorno a casa, ma in realtà non si allontanava mai troppo. Era un venerdì quando, rientrando da un boschetto sul sentiero che conduceva a casa, sentì delle voci provenire dalla strada, un po’ più sotto. Voci non troppo vicine da sentire le parole, ma comunque discorsi a voce alta che lo stavano incuriosendo. Si fermò. Si accuattò sul ciglio del piccolo sentierino e cercò di sporgersi per vedere chi c’era. Dalla posizione in cui era non vide nulla di preciso, sentì che dovevano essere poco lontano ma per vedere di più bisognava spostarsi in un punto troppo scoperto e non voleva farsi vedere. Ma la curiosità fa novanta e, sempre strisciando, si allungò un po’ più a destra e intravide un ombra muoversi velocemente, poi forse, un paio di pantaloni scuri; un urlo, poi un colpo! Trasalì. Non aveva mai sentito un colpo di pistola! Avvertì che qualcuno stava scappando: la sua corsa veloce lo stava rassicurando. Conosceva bena la zona. Sapeva che poco più avanti c’era un piccolo passaggino a scalini in terra per scendere giù alla strada; si alzò di scatto e lo raggiunse. Correndo piano e guardandosi intorno si accorse che in giro non c’era nessuno e allora proseguì verso il punto dove aveva sentito il colpo. La strada, uno stradello di campagna, dopo qualche metro faceva una curva verso sinistra sotto gli alberi , proprio lì per terra si stava formando una riga rossa. Si avvicinò e vide disteso sul ciglio un uomo che gli parve di aver già visto, immobile. Si bloccò. Il cuore gli batteva forte. Un impulso: correre a casa a chiamare il babbo!

wallArrivò a casa trafelato e sudato gridando “babbo, babbo! vieni a vedere…c’è uno per terra! In casa il padre non c’era; la zia intimò: “adesso sta calmo, non è roba per te; adesso quando viene tuo padre ci penserà lui! intant vat a pulì ch’ ci lord cumpagn un quel (intanto vatti a pulire che sei lordo come un quello)”. Martino era agitato; girò attorno alla tavola della cucina 2 o 3 volte senza riuscire a tener ferme le braccia; in un angolo lo zio Bruno guardava la finestra. Martin si fermò come spossato. Si sedette e appoggiò la testa sulle braccia sulla tavola, come per dormire. La zia raccontò che tremava leggermente. Come si avvicinò a lui il piccolo ebbe un sussulto e corse di sopra. Erano le 5 e 20 del pomeriggio. Il padre rientrò improvvisamente con due secchi in mano; mentre li posava la zia lo vide e gli disse: “ut zircheva tu fiol! u tà da dì dla roba… l’ha vest quicosa(ti cercava tuo figlio, ti deve dire delle cose, ha visto qualcosa)”- “val a ciamé! (vallo a chiamare…)”. Martino scese pallido pallido; – “babbo, vieni con me, c’è uno per terra!Dove? – rispose il padre – “vicino alla curva…“. “alor, ades ai veg me!” (allora, adesso ci vado io!). Il padre diede un’occhiata alla zia come per dire – ma chissà cos’ha visto…– e uscì. “Voglio venire anch’io! ” – urlò Martino – “no, sta a qué; un è roba par te… (no, stai qui; non è roba per te…) ” rimbrottò il babbo e si allontanò. Martino se la prese un p0′ ma incassò il rifiuto e rimase in cucina. Stette via più di un’ora, ma quando rientrò, il babbo aveva una faccia preoccupata e corrucciata. ” Abbiamo trovato Delmo nonsocosa.. morto; gli hanno sparato a bruciapelo. Aveva la ferita tutta bruciacchiata, per questo dico che è stato a bruciapelo… sembra un regolamento di conti…non lo so. ” – ” a l’aviv za purté veia? (l’avete già portato via?)”- chiese la zia, – “ eh zà! sa vut, lassel a lè? ( certo, cosa vuoi lasciarlo lì?) “. Poi cambiò tono. Rivolgendolsi al bambino disse: ” te però mi devi dire cos’hai visto, cos’hai sentito, perchè verranno a farci delle domande e non è bello non aver niente da rispondere…perché… – continua –te devi aver visto qualcosa, eh? “. Martino raccontò quello che gli era successo in maniera concitata e, mentre narrava, il padre insisteva nel chiedere: ” ma davvero non hai visto bene? qualcosa avrai visto…” – ” ho visto un’ombra poi c’é stato il botto e poi ho sentito correre…” – ” no, dico…prima…prima dello sparo! ” aggiunse il babbo. ” Lasal ste’ (lascialo stare), t’an vì c’un sa gnit? (non vedi che non sa niente?) – intervenne la zia tirandosi su i capelli. Erano ormai le 7 di sera passate e si era fatto quasi buio; ” ades a magné! (adesso mangiamo)”. A tavola il babbo raccontò che questo Delmo era stato uno del fascio, uno dei pochi; in questi posti di montagna non si faceva politica. Quando quattro persone discutevano di politica era già un comizio; qualcuno ascoltava, qualcun altro dormiva e niente di più. ” Era uno che lavorava vicino alla farmacia di Marradi a cui piaceva anche giocare, però (cio’) va te a savé… (va te a sapere…) “.

Boe44Improvvisamente sentirono bussare. Alla porta c’ erano due persone: uno era sicuramente un partigiano e aveva una pistola nei pantaloni e l’altro era uno del paese. ” Oh, dovete scusarci ma, dobbiamo battere il ferro intanto che è caldo… e allora siamo venuti a chiedervi  se qualcuno ha visto qualcosa…” – “ci avete detto che vi aveva chiamato il figlio che aveva visto il morto e volevamo sapere se c’era di più…” – aggiunse il partigiano mentre si appoggiava alla madia; tutti si voltarono istintivamente verso Martino, che diventò rosso. ” ...perché qui, ci faranno delle storie…, ci daranno la colpa e faranno, magari una vendetta a modo loro!… Quindi è meglio parlare!” – rimbrottò l’altro accompagnatore. E per quasi un’ora gli chiesero cosa avesse visto, cosa avesse sentito e lui rispose sempre. Forse in qualche momento in maniera confusa e allora lo fecero ripetere e ripetere ancora; di che colore erano questi pantaloni; marrone scuro o grigi e glielo richiesero in altro modo finchè Martino cominciò a piagnucolare. L’insistenza su un bambino di 8 anni ha un altro peso. ” Beh, adesso vado chiamare chi so io per vedere se salta fuori tutto!..” disse bofonchiando il partigiano; Martinò chissà cosa si immaginò: si alzo di scatto dalla sedia e uscì correndo verso il cortile ormai scuro. ” in do’ vet?  (dove vai)” urlò la zia che stava portandogli la frutta; ” un s’ ra’ miga ciap paura? (non si sarà mica preso paura?)” disse il babbo voltandosi verso la zia.

Martino44Passarono pochi istanti e si sentì un verso quasi soffocato; un piccolo rumore. In tre uscirono velocemente dalla cucina e dopo poco lo trovarono disteso,  a terra, dietro il capanno degli attrezzi vicino alla vecchia falciatrice. ” Martino! s’et fat!! (cos’hai fatto?)”. Martino era svenuto e nonostante i ripetuti tentativi, non stava ancora rinvenendo; in più, non era tanto bellino e poi faceva sangue da un occhio, non tanto, ma non era una cosa buona. Probabilmente, correndo, aveva inciampato e cadendo aveva battuto la testo contro una staffa dell’attrezzo. Venne subito riportato in casa dove lo adagiarono sul letto del babbo.

Rintracciarono un giovane medico che venne su in bicicletta, ma erano già le 10 di sera. Il viso di Martino presentava una larga ecchimosi sopra l’occhio sinistro e il colore del viso era già cambiato. Poco dopo le 11,  Martino di anni 8, esalò l’ ultimo respiro.

Si è detto: una disgrazia.

Il fatto ha gelato l’animo popolare locale per settimane. Intanto la linea Gotica, poco distante, aveva già ceduto; i camion tedeschi e i carri trainati da cavalli non passavano più. C’era un gran silenzio. Qualcuno, tempo dopo giù in paese, mormorò: ” us ved c’un l’aveva da avé…” (si vede che non la doveva avere…).

Che cosa? La possibilità di vivere? la vita? I detti popolari, pronunciati per rabbia o per sgomento, a volte sembrano essere difficilmente interpretabili. Comunque, feroci.

ringraziamento

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