Gran Consiglio: pochi minuti prima

Si parte dalla certezza acquisita sul fatto che Mussolini fosse interamente informato sui propositi dei suoi gerarchi. Aveva avuto precise notizie sulla stragrande maggioranza dei membri del GranConsiglio; ne conosceva quindi intenti, atteggiamenti e possibilità.

Piazza-Venezia-Mussolini

Qualche ora prima della riunione, il dott. Maiocco si recò a casa di Bonomi per preannuciargli che la suprema assemblea fascista avrebbe restituito al Re tutti i poteri, invitando il Sovrano a usarli per allontanare Mussolini. Allontanarlo. Non arrestarlo. I fascisti secessionisti chiedevano solo questo. Alle 13 del 24 luglio Ciano pensava ad una specie di triumvirato: «Bottai andrà agli Interni, Grandi agli Esteri…, in qualche modo ci aggiusteremo…».                                              Dal canto suo Grandi, verso le 15, testualmente racconta: « Mi recai da un sacerdote a confessarmi *. Nonostante che Mussolini mi avesse accolto due giorni prima, conoscevo troppo la sua incostanza e sudditanza ai tedeschi per aver fiducia che la discussione in GranConsiglio si sarebbe svolta normalmente. Al contrario, ero convinto che qualcosa di molto grave sarebbe accaduto e che Farinacci coi suoi avrebbero provocato una fine tragica della riunione. Prima di uscire mi misi in tasca due bombe a mano Breda deciso a non farmi prendere vivo, se, come prevedevo Mussolini avesse dato ordine di arrestarmi assieme ai miei compagni. Inoltre, tramite il fraterno amico Mario Zamboni, inviai una lettera al Re da recapitarsi non appena il Consiglio avesse avuto inizio:messaggioxRe_Grandi

* Questa è una balla. Contrariamente a quanto si è scritto, Grandi in quel pomeriggio non si confessò, nè avrebbe potuto ricevere l’Eucarestia, non essendo allora permesso, nelle ore pomeridiane, altro che ai morenti. (ndr Team557) Anche Rai scuola commette un errore nel filmato sul 25 luglio.

In verità, aveva anche una pistola. Questo è un particolare non trascurabile poiché era vietato. Le personalità al cospetto del Duce dovevano essere sempre disarmate in ogni circostanza dalla Milizia e dalla Polizia.                               Ma qui si entra nel vivo dell’articolo.

sala

Grandi aveva anche già fatto testamento. Raccomandò la sorte dei suoi figli e di sua moglie sapendo di rischiare la vita recandosi a Palazzo Venezia.

Rachele Mussolini alle 15.20, prima che uscisse da Villa Torlonia gridò al marito: ” falli arrestare tutti! prima di cominciare! “. Ma il Duce sembrava di tutt’altro parere. Sembra che avesse disposto che non prestasse servizio nessuno, che non ci fossero armati nella anticamere, come d’abitudine consolidata e che rimanesse solo un reparto di Milizia al piano terreno.                 Strano. Stando al racconto del gen. Galbiati, la mattina, il segretario del Duce, Nicolò De Cesare, dopo averlo assicurato che la guardia era approntata, telefonò dicendo che il Duce non voleva i moschettieri. « E’ mai possibile? sarebbe la prima volta che ciò accade da che si riunisce il GranConsiglio! ». Il segretario assicurò che all’interno c’era pur sempre il reparto speciale preparato dalla “Milizia presidenziale” del questore Stracca.

A questo proposito qualche divergenza c’è. Ma la verità è che c’era una intera formazione di Camicie Nere che occupava il cortile, il grande scalone e la Sala delle Armi, che serviva da anticamera a quella del Pappagallo dove si riuniva il GranConsiglio. La guardia alla porta di questa sala era composta da sei militi con moschetti a baionetta innestata. (particolare, no?)

Dice Galbiati: « io ricordo un folto gruppo di funzionari e agenti che stava a ridosso della porta d’ingresso al momento della votazione… » Origliarono, seppero e parlarono. Tanto che poche ore dopo tutta Roma sapeva i particolari della seduta e nomi contrari al Duce. Altre voci riferirono che Quinto Navarra, capo degli uscieri di Palazzo Venezia, pochi minuti prima della votazione sarebbe uscito per ricevere, in una viuzza adiacente, un biglietto di Claretta Petacci a Mussolini che gli segnalava il complotto e precisando: ” di Galbiati ti puoi fidare; ordina di arrestarli e sei salvo; sono tutti d’accordo! “. Mussolini avrebbe ricevuto il messaggio, ma ancora una volta scettico e noncurante, dopo averlo letto, lo avrebbe messo in tasca.

Come dirà Mussolini stesso al gen. Feruccio Gatti, egli avrebbe potuto far arrestare subito da Galbiati tutti i membri secessionisti con la massima facilità! Si trattava poi di arrestare solo 19 vecchi! Una bazzecola!

percheNonlofece

La risposta va ricercata nel consesso che seguì la discussione, forse confidando scioccamente nella solidarietà regia. E c’è chi parla di ostinazione mussoliniana nel voler affrontare quei suoi gerarchi sui cui propositi era stato pre-informato da De Vecchi.

L’ultima riunione del GranConsiglio, la 187° della serie e neppure segnalata dalla esposizione del gagliardetto del Partito al balcone di Palazzo Venezia stava avendo inizio alle 17.

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2 responses to “Gran Consiglio: pochi minuti prima

  • Gianni

    Tutti questi dettagli sono interessanti ma non arricchiscono di molto il significato storico del 25 luglio, che è quello della caduta del Regime in un contesto di consapevolezza che la guerra era perduta e che Mussolini non avrebbe comunque potuto scrollarsi di dosso le sue responsabilità per gli errori compiuti. Mussolini convocò la seduta perchè da solo non ce la faceva più ad andare avanti, e non avrebbe avuto alcun senso arrestare i gerarchi che gli facevano la fronda. Poteva benissimo non mettere ai voti l’odg Grandi ma sarebbe stato l’ennesimo atto di debolezza!

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  • team557

    Condivido il senso finale del commento, ma l’obiettivo di Team557 è solo quello di rivelare, laddove possibile, aspetti inediti di un evento storico. Mai, di rimetterlo in discussione. Grazie per il commento.

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