25 aprile si – 25 aprile no

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25 aprile sì – 25 aprile no    

2 giugno sì – 2 giugno no

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se però significa rinnegare o disconoscere le convinzioni  di genitori e amici, allora no.

se significa libertà, sì.

se significa comunismo, allora no.

se significa democrazia giusta, sì.

se significa barare sul nostro passato, no.

se significa giustizia per i caduti di ogni scelta politica, allora sì.

se significa tradimento, allora no.

se significa un’ altra Resistenza, un terzo Risorgimento, contro le ideologie estremiste e contro le bugie, allora sì.

Un appello accorato si potrebbe levare per ricordare ed onorare – come si dovrebbe – non solo i caduti militari ma anche quelli civili e religiosi.

percheNonesiste

articolo_pretiSe ne è sempre parlato troppo poco. Rendere omaggio a tutti i confratelli costretti a sacrificare la loro vita per la fedeltà alla missione religiosa. Martiri nell’esercizio del loro ministero, vittime di ideologie contrapposte e considerati nemici pericolosi perché legati alla propria gente, o perché capaci di farsi innanzi per proteggere i più deboli, per protestare o per supplicare, o perché – e stato il caso più frequente – pronti a soccorrere caritatevolmente, in obbedienza al Vangelo, i nemici dell’una o dell’altra parte in conflitto.

Nella diocesi di Faenza, martiri della guerra sono: don Fortunato Trioschi caduto nella rappresaglia tedesca di Crespino sul Lamone in seguito ad un assassinio partigiano di due militi e don Antonio Lanzoni di CastelBolognese.

sezioneMassaA Imola, il 3 maggio 1945, il volantino del partigianesimo stalinista firmato “Il Comunardo” minacciava: “La vostra battaglia non è ancora vinta! Rimangono ancora i preti, la borghesia rurale e industriale e i piccoli e grandi capitalisti… Partigiano! All’erta! ”  (a lato).

preti.imola

per notizie più esaustive sui sacerdoti della Diocesi imolese si veda qui:

http://www.gris-imola.it/dedicato_a.php

I preti indicati quindi come ” nemici di classe ” dalla dirigenza comunista, il cui odio non risparmiò nè donne nè bambini. Una dirigenza perfettamente  consapevole dei fatti e ispirata da diktat feroci di Togliatti come: ” “La terra ai contadini “, ” Preti e padroni sono nemici del popolo “, ” Giustizia proletaria .

E’ curioso altresì notare che in zone distanti solo pochi Km le furie rosse ( e non parlo di calciatori spagnoli…) sono riuscite a mantenere una certa moderazione nei comportamenti: a Russi vanno ricordati i sacerdoti don Giovanni Cani e don Bruno Foschi per il loro prodigarsi in amore e civiltà di fronte al terrore, all’odio e alla barbarie (in questo caso non si specifica di chi…ndr). Quindi se ne ricava la deduzione che non è una questione di ideologie ma semplicemente di persone.

nero-rosso

L’ unica differenza risiede nella vigliaccheria di chi ha potuto colpire a guerra finita per cercare di asservire l’Italia alla politica stalinista. Come ha affermato don Mino Martelli: Se si dovesse stabilire una graduatoria di responsabilità, il primato, nel caso, spetterebbe ai comunisti; e non solo per il numero delle vittime mietute [sacerdoti], quattro contro tre, ma anche per le circostanze aggravanti riducibili a quattro: di persona, di tempo, di modo, di fine.

I tedeschi erano stranieri, combattevano tra gente sconosciuta e uccisero stranieri.

I rossi erano italiani, combattevano tra gente conosciuta e uccisero italiani.

I tedeschi uccisero nel corso di una guerra guerreggiata.

I rossi uccisero tre dei quattro sacerdoti a guerra da tempo conclusa.

I tedeschi agirono di norma apertamente ed espiarono come popolo la pena dei loro crimini.

I rossi agirono di norma vigliaccamente e rimasero quasi sempre impuniti.

I tedeschi uccisero presunti nemici, per vincere la guerra, e si macchiarono di crimini militari nell’orbita del più grande crimine che era la guerra.

I rossi uccisero avversari di idee, ma anche compagni di lotta, quando non c’era più da vincere la guerra, ma solo per usurpare il potere con la violenza nel dopoguerra, e si macchiarono di crimini politici nell’orbita ancora sfumata di una nascente e debole democrazia.

A questo proposito si veda il lavoro:

una guerra due resistenze

I 25 aprile e i 2 giugno di ogni anno ricordiamolo, perchè dei crimini comunisti non c’è traccia, o quasi, nei libri di storia. Roberto Beretta afferma: “Credo che i preti uccisi dalla Resistenza debbano essere per lo meno proclamati ‘martiri del 18 aprile del 1948’ ovvero delle elezioni che nel 1948 decretarono la sconfitta del Fronte popolare e mandarono in archivio l’illusione (fin allora lasciata coltivare volentieri ai militanti comunisti) che l’Italia sarebbe potuta diventare uno Stato socialista e consentirono alla traballante Repubblica di voltare finalmente pagina dedicandosi al futuro”.

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