la morte di Mussolini – sintesi

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Le versioni alternative a quella ufficiale millantata dall’ Unità e dal PCI presero consistenza dopo un’attestazione del prof. Cattabeni in sede di necroscopia il 30 aprile 1945, relativa all’assenza di residui di cibo nello stomaco di Mussolini; da ciò la deduzione che il duplice omicidio si sarebbe verificato in orario antimeridiano e l’ipotesi che poco dopo le ore 16.00 del 28 aprile si sarebbe svolta una “finta fucilazione” di due cadaveri. Il primo studioso a delineare una simile tesi è stato Franco Bandini, negli anni 70.

Nel 1956, esisteva presso il tribunale di Como un’istruttoria per la morte di Claretta Petacci. I genitori avevano denunciato Walter Audisio per omicidio volontario pluriaggravato, vilipendio di cadavere, percosse, rapina e appropriazione indebita. Gli accertamenti peritali avevano portato le seguenti e sconcertanti sorprese: “Durante l’espletamento delle operazioni di riesumazione e ricomposizione dei resti di Clara Petacci, effettuate con le dovute garanzie e alla presenza di un sanitario fiscale e funzionari qualificati si accertò che la Petacci aveva ricevuto in vita un violento colpo al viso con un corpo contundente, colpo che le provocò l’espulsione di un incisivo non rinvenuto e l’allentamento e la rottura di un altro incisivo, questo rinvenuto tra i resti nella bara. Inoltre lo zigomo destro presentava un foro di sfondamento con segmenti ossei rientrati, e il perito dichiarò che tale frattura non poteva essere stata prodotta post-mortem.”
Altre documentazioni reperite fra i resti mortali dimostravano che Mussolini e la Petacci non erano stati uccisi dirimpetto il cancello di Villa Belmonte davanti al quale fu architettata solo una lugubre messa in scena.

Ancora nel 1956 c’erano altre voci provenienti dal lago:  “quando Mussolini si era reso conto che stavano per ucciderlo aveva tirato fuori una pistola che il “Neri” gli aveva lasciato durante la notte. Così gli spararono subito per disarmarlo e lo presero al fianco destro”. Quando il “capitano Neri” e cioè Luigi Canali tornò da Mussolini in casa De Maria, non solo gli lasciò una pistola, ma portò con se alcuni fogli che il Duce gli aveva affidato. A conferma di tutto ciò c’è Don Granzella, amico del Neri, che aveva condotto un’inchiesta sul perché il partigiano fu assassinato dopo i fatti di Dongo e Mezzegra, disse: “io so per certo che Neri tornò a parlare con Mussolini in casa De Maria”. Luigi Canali– “capitano Neri”, capo di stato Maggiore della 52° ed esponente di spicco della vicenda, venne assassinato il 7 maggio 1945 dai suoi compagni a Milano, lungo l’Alzaia Naviglio Pavese. Giuseppe Frangi – “Lino”, il partigiano che insieme a “Sandrino” fece la guardia a Mussolini a alla Petacci in casa De Maria venne assassinato poi alla periferia di Dongo in circostanze misteriose.

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Nel 1993, lo storico Alessandro Zanella, sostenne che la duplice uccisione sia avvenuta intorno alle ore 5.30 del 28 aprile, all’interno o nei paraggi di casa De Maria, ad opera di Luigi Canali “Neri”, Michele Moretti “Gatti” e Giuseppe Frangi “Lino”[85]. Quest’ultima versione si avvale di uno studio prodotto dal dr. Aldo Alessiani, medico giudiziario della magistratura di Roma, nel quale si attesta, in base all’esame delle foto scattate dalle ore 11.00 alle 14.00 circa del 29 aprile sui cadaveri appesi al traliccio di Piazzale Loreto, che Mussolini e la Petacci fossero morti da circa trentasei ore, e cioè ben prima delle ore 16.00 del 28 aprile 1945. Anche la cosiddetta “pista inglese” di cui è cenno nella precedente sezione, presuppone un’esecuzione in orario antimeridiano, anche se intorno alle 11.00.

Nel 1996 si è affiancata a quella del Bandini e di Zanella, un’altra ipotesi di uccisione antimeridiana, proposta dal giornalista ed ex senatore del MSI Giorgio Pisanò, a seguito delle dichiarazioni rilasciate da Dorina Mazzola, vicina di casa dei De Maria, all’epoca dei fatti diciannovenne. Quest’ultima avrebbe testimoniato di aver assistito, sia pur da distanza di circa duecento metri, ad un diverbio con urla e spari verso le 9.00 del mattino del 28 aprile, provenienti dal cortile di casa De Maria, nel quale avrebbe notato una persona calva e in maglietta che camminava a fatica nel cortile; subito dopo la Mazzola avrebbe sentito una serie di colpi isolati e poi le urla della Lia De Maria e di un’altra donna. Inoltre, verso le ore 12.00, la Mazzola avrebbe assistito ad una scena analoga, ove, però, l’uomo calvo era trascinato a spalla da due persone, e, contemporaneamente si sarebbe udita prima una donna in lacrime, poi un’ultima raffica di mitra.

In una intervista radiofonica, un’altra rivelazione. Un medico legale, allora ventenne, incaricato di assistere all’autopsia dei cadaveri del Duce e della Petacci ha dichiarato di essere rimasto inorridito dalle condizioni dei corpi. Dagli esami effettuati risultò che Mussolini e la Petacci furono sorpresi di notte dai partigiani in un casale  nei pressi di Giulino di Mezzegra, ma più precisamente nella frazione di Bonzanigo al casale De Maria. In seguito vennero picchiati, seviziati, malmenati, infine soffocati. Dopo la morte, e solo dopo la morte, furono inferti loro dei colpi di pistola. Il medico sostiene che al momento del decesso erano nudi, in quanto le ferite provocate sulla pelle nuda sono ben diverse da quelle provocate su dei corpi con degli abiti, e questo lo può confermare qualunque medico legale. Poi, si aggiunse la vasta zona di ematoma alla base del collo di entrambi, La Petacci presentava ferite ano-vaginali; si pensò che le fu introdotto negli orifizi un bastone o un manico di scopa così violentemente da provocarle emorragie interne gravissime. All’interno della zona vaginale e anale, furono trovate tracce di liquido seminale, facendo presupporre che si trattò di uno stupro di gruppo. Il Duce, a sua volta, non fu risparmiato, infatti, prima che fosse ucciso,  fu sottoposto a un vero e proprio supplizio in quanto anch’egli violentato e seviziato con l’ausilio di un bastone, poi, presumibilmente quando era ancora vivo,  fu coperto di urina”. E ancora: ” Del fatto che erano nudi al momento del decesso non vi sono dubbi, come le ho già detto, le ferite su un corpo nudo sono riconoscibili, poi,  i fori dei proiettili sui corpi, non corrispondevano ai fori dei proiettili sui vestiti.  Infine, anche perchè era risaputo il fatto che Mussolini avesse la gamba sinistra più corta dell’altra, e negli stivali, al momento dell’esame autoptico non c’era il rialzo di 2 cm che lui usava abitualmente oltre al fatto che gli stivali non erano della sua misura. Riguardo alle cause di morte per soffocamento non ci sono dubbi anche se furono determinanti le numerose emorragie interne causate dalle sevizie “.

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Nel 2005, Pierluigi Baima Bollone, ordinario di Medicina legale nell’Università di Torino, effettuò un riesame della necroscopia del 1945 sul cadavere dell’ex duce, e uno studio computerizzato sulle fotografie e sulle riprese cinematografiche dei corpi sospesi al traliccio di Piazzale Loreto e sul tavolo dell’obitorio di Milano, sulle armi impiegate e i bossoli rinvenuti, nonché sulle cartelle cliniche di Mussolini in vita. Tale indagine ha condotto l’anatomopatologo torinese ad affermare che la circostanza della mancanza di cibo nello stomaco di Mussolini non sarebbe determinante in rapporto alla individuazione dell’orario dell’uccisione, in quanto risulta senza ombra di dubbio che il capo del fascismo fosse sofferente di ulcera ed osservasse da anni una dieta tale da permettere al suo stomaco di svuotarsi del cibo in un paio d’ore circa. Inoltre il docente universitario smentisce lo studio del dr. Alessiani, sostenendo che al momento dello scatto delle foto e delle riprese in Piazzale Loreto, la rigidità del corpo dell’ex duce fosse ancora nella fase iniziale, a dimostrazione di un orario del decesso non anteriore alle 16.00-16.30 del giorno precedente, coincidente con quello della versione ufficiale fornita da Walter Audisio. Inoltre, sulla base del posizionamento dei fori di entrata e di uscita nei due cadaveri, rilevata in base alle foto delle salme e alla necroscopia Cattabeni, il prof. Baima Bollone riterrebbe logico presumere che “l’azione determinante i due decessi sia stata effettuata da due tiratori, dei quali il primo posto frontalmente al bersaglio costituito dalla Petacci e da Mussolini, affiancati e leggermente sopravanzatisi l’una all’altro, e il secondo lateralmente”. Quest’ultima asserzione, pur non entrando nel merito dell’identificazione dei due tiratori, sembra avvalorare la meccanica della vicenda riportata nelle dichiarazioni del partigiano “Sandrino” al Corriere d’Informazione, nel 1945.

Infine, nel 2009, i ricercatori Cavalleri, Giannantoni e Cereghino, effettuarono un attento esame dei documenti dei servizi segreti americani degli anni 1945 e 1946, desecretati dall’amministrazione Clinton. Dall’esame dei tre ricercatori sono emersi due rapporti segreti dell’agente dell’OSS Valerian Lada-Mokarski, il primo datato ai primi di maggio del 1945 ed il secondo il 30 maggio 1945. L’agente americano, dopo aver ascoltato il resoconto di alcuni “testimoni oculari”, indica esattamente orario e luogo della fucilazione (poco dopo le ore 16.00 del 28 aprile 1945, davanti a Villa Belmonte a Giulino di Mezzegra) esattamente coincidenti con quelli derivati dalla versione storica. I due rapporti, peraltro, non sono perfettamente chiari per quanto riguarda l’identificazione degli autori.
Secondo il rapporto del 30 maggio – più esauriente del precedente – la fucilazione sarebbe stata condotta da tre uomini: un “capo partigiano”, (che gli autori della ricerca hanno identificato in Aldo Lampredi), un uomo in vestito civile (identificato dall’agente OSS nel “colonnello Valerio”), e un uomo in divisa da partigiano (Michele Moretti). I colpi sparati dal “civile”, armato di revolver, avrebbero raggiunto obliquamente Mussolini sulla schiena e, subito dopo, l’uomo in divisa da partigiano gli avrebbe sparato direttamente al petto con un mitra. Poi sarebbe stata la volta della Petacci, raggiunta da diversi colpi al petto. Il precedente rapporto dei primi di maggio, tuttavia, non descrive il “colonnello Valerio” come indossante un vestito civile, ma una divisa da partigiano color mattone con i gradi di colonnello sulla bustina. Ciò è conforme con tutte le descrizioni di Audisio-“Valerio”, comunemente fornite dai testimoni. Il rapporto del 30 maggio, inoltre, conclude che, in un secondo momento, sarebbe intervenuto nell’esecuzione un partigiano locale (identificato in Luigi Canali, accreditato dall’agente statunitense come uno dei suoi confidenti), il quale, dopo esser stato fatto avvicinare dal “capo partigiano”, avrebbe scaricato due ultimi colpi con la sua pistola sul corpo del duce, perché ancora vivo. L’introduzione di un terzo “tiratore” nella vicenda, contrasta con la meccanica dell’azione emersa dai rilievi del prof. Baima Bollone.

Negli ultimi anni, ha preso consistenza una nuova teoria, quella del suicidio che il capo del fascismo si sarebbe procurato attraverso una capsula di cianuro di potassio occultata in una protesi mobile
Lo sostengono lo scrittore Alberto Bertotto e la figlia naturale di Mussolini, Elena Curti,  mentre era a letto nella casa dei De Maria a Bonzanigo, ormai convinto della fine ingerì la capsula. Fu trovato dalla Petacci che si mise a gridare facendo accorrere i due guardiani, i partigiani Giuseppe Frangi, “Lino”, e Guglielmo Cantoni, “Sandrino” che lo trovarono in fin di vita. Frangi avrebbe allora finito l’incosciente Mussolini, successivamente trascinato fuori e colpito ancora. La Petacci venne uccisa con una raffica alla schiena. L’esecuzione a Giulino da parte di Audisio, sarebbe soltanto una messinscena. I colpi di arma da fuoco sarebbero stati inferti infatti mentre Mussolini era a torso nudo e non vestito con la giacca che aveva mentre portavano il corpo a Piazzale Loreto.

Altre tesi

— 01:   Dagli esami redatti dal dottor Caio Mario Cattabeni dell’Istituto di Medicina Legale dell’Università di Milano si evince che Mussolini e la Petacci sono stati uccisi ben prima delle 16,20 del 28 aprile 1945.
Davanti al cancello di villa Belmone a Giulino di Mezzegra il colonnello Valerio o altri hanno sicuramente sparato su due cadaveri morti da un pezzo. Questo è quello che ha detto a Giorgio Pisanò il partigiano Guglielmo Cantoni (Sandrino), un testimone oculare (G. Pisanò. «Gli ultimi cinque secondi di Mussolini», Il Saggiatore, 2004). Nel programma televisivo Stargate di Roberto Giacobbo, andato in onda su La 7 il 27 ottobre del 2002, si è addirittura affermato, in base all’analisi fotografica, che il leader fascista era morto non il 28, ma bensì il 27 aprile del 1945. Va, tuttavia, tenuto presente un fatto: i ripetuti maltrattamenti subiti postmortem dal Duce (trazioni, percosse, stiramenti) potrebbero aver interferito sulla rigidità cadaverica, modificando le posture e condizionando certi atteggiamenti (professor G. Pierucci, emerito di Medicina Legale all’Università di Pavia, comunicazione personale).

— 02:   Un’altra tesi sostiene che il Duce è stato esecutato in déshabillée fuori dalla camera di casa De Maria.
Per farlo uscire, essendo in stato semicomatoso, i partigiani l’avrebbero trascinato per i mutandoni, slabbrandone l’allacciatura anteriore. Interessanti sono le disamine e le ricostruzioni seguite dalle discussioni contenute nell’articolo completo:  http://milite.jimdo.com/documenti-storiografici/italia/la-morte-di-mussolini-valutazione-della-balistica-autoptica/

— 03:   molto ben esposte e dettagliate le conclusioni sull’ulteriore studio che Alessiani ha compiuto sui testi del verbale dell’autopsia del 30 aprile 1945 visibili su: http://www.controstoria.it/documenti/autopsia-mussolini.html. Le tesi sono quelle relative citate alle ipotesi del 1993 (vedi sopra)

— 04:   rivendicazioni partigiane in Mussolini: l’ultima verità

FrancoDeAgazioMa sono stati in molti a porsi delle domande , degli interrogativi su alcuni punti oscuri di tutta la vicenda. Uno fra tanti fu il giornalista e scrittore Franco De Agazio, fondatore del giornale “Meridiano d’Italia” che pero’ fu assassinato dalla famigerata Volante rossa il 14 marzo 1947. Forse perchè le sue inchieste si avvicinavano troppo alla “vera verità”?

Cinegiornale americano del 1945

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