Remagen. una vera storia

Remagen_buildUp540

Che cosa significa a volte ” fare televisione “: poter raccontare le cose come si vuole. E’ sufficiente omettere o anche nascondere un piccolo particolare per far apparire tutto in modo diverso. Tutto dipende da come si riprende, da come si monta il filmato. Lo diceva anche il ministero della propaganda di Goebbels: la regia diventa la verità.

sì, ho capito. Ma cosa vuoi dire?

– voglio dire che è facile fare i fenomeni con un buon regista video che ti aiuta!

cioè? sii più esplicito!

– dico che hanno barato. E lo definirei quasi un crimine. Ma è ormai assodato che lo hanno fatto e lo fanno tuttora quasi sistematicamente…

ma chi? diamine…

– gli americani! Credo sia il gioco dei vincitori.Ludendorff2-B

beh, l’ han sempre detto che…

– Ma dimmi: se sai già di essere una potenza così grande, che bisogno hai sempre anche di esagerare le cose più semplici?

forse, per ottenere sempre più consenso?

– forse. Ma se poi ti sbugiardano fai la figura del peracottaio…. Non puoi raccontare che è stata < dura > se invece è stata soltanto “una gran botta di culo!”. Lo disse Omar Bradley. Non puoi.  Chi produce i documentari è il responsabile della correttezza di informazioni e, spesso, temo sia manipolato, guidato. Nel documentario di Remagen mandato in onda, hanno tagliato tutte le interviste tedesche che raccontavano la loro versione dei fatti. Ed erano decisive per comprendere la realtà degli avvenimenti.

Nel documentario si parla (dove si sono usate molto le ricostruzioni in 3D e con molte comparse) di scontri armati, di difficoltà, di rischio… , ma i tedeschi che non si vedono nel filmato ci avrebbero mostrato una bilancia con pesi molto diversi.

continuo a non capire.

americanAttack

– Prova a pensare che da una parte del ponte arriva la 9° divisione corazzata ( circa 13000 uomini ) con ogni ben di Dio, dall’ altra ci sono i tedeschi. In tutto 125 uomini, riservisti e giovanissimi. Beh, dovevano solo fare la guardia ad un ponte che doveva saltare! Nella collinetta sopra il tunnel c’ era una batteria di Flak in mano a quasi ragazzi. Nel film di John GuillerminBridge at Remagen“, del 1969, ne fanno vedere 3, invece era solo una. BridgeatRemagenNon proprio un forza d’urto di prim’ordine: 125 contro una divisione! E il tunnel era stipato di civili che premevano per attraversarlo pregando il Comandante tedesco di aspettare ancora un po’… Quindi, non è successo nulla di trascendentale. Dopo l’esplosione nella rampa del lato americano e quella seguente che fece sussultare il ponte su se stesso, c’è stata appena una scaramuccia debole, debole. Perchè il comandante tedesco, vista la forza americana dall’altra parte del ponte, una volta azzerata la batteria Flak, ha ordinato subito la resa. Il ponte crollò sostanzialmente per le vibrazioni successive provocate dal passaggio dei tank americani. Ma utilissima, dal punto di vista psicologico, la conquista del ponte di Remagen non costituirà poi un episodio decisivo nell’ambito dell’offensiva alleata (fonte Digilander).  La vera battaglia cominciò 2 giorni dopo con il contrattacco tedesco, ma ormai quasi 8.000 soldati avevano attraversato il ponte. Hitler, addirittura, lanciò una V2 contro il suo ponte per distruggerlo ma il colpo mancò il bersaglio.

Flak-Remagen

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Remagen gallery 01

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Remagen gallery 03

Remagen gallery 04

Ma tra le goodies (chicche) di questo articolo c’è una rarità. Un ‘arma tedesca quasi introvabile impiegata nel contrattacco: il Flakwerfer 44 Föhngeräte, un lanciarazzi mobile da 35 pezzi da 73 mm (ultima foto in Bonus).

In quest’articolo ci sono 80 immagini da vedere. Non è poco.

Bonus

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