le scelte degli altri

Gli anni 60, rivisti con gli occhi di oggi e per come li ho vissuti io, sono stati un periodo nel quale si è parlato poco del retaggio ideologico che la guerra ha lasciato. Almeno qui, in provincia,   nulla si è discusso sul “prima”, vuoi per paura delle vendette, per le preoccupazioni dettate dal bisogno di ricostruzione.  E poi si era aperto “un libro nuovo”. gente1950Le persone possono anche mutare radicalmente il loro atteggiamento, ma difficilmente riescono a nascondersi “le loro verità” interiori. C’è chi ha vinto la guerra e c’è chi l’ha persa. Parlo della gente normale, non intercettata dalla politica. Mia madre diceva, che a quel tempo, un sacco di nomi del vicinato, saliti al tempo sul carro del vincitore, che invitavano amici a prendere il the’ nei salotti buoni, avevano rinnegato completamente il loro pensiero. Ciò è capitato col Fascismo prima e col comunismo poi e  con il Garofano, ancora più tardi.  L’ italiano, spesso, è così: io per primo ho creduto in Craxi e poi l’ho rinnegato e quando andò su Prodi, poi, si sentì dire che “nessuno aveva mai votato Berlusconi nel ’94” e così via. Ma la verità è che nessuno si sente più di dover stringere una bandiera per sempre, oggi. Perché è pericoloso. Per le conseguenze che la cosa può comportare. L’italiano ha imparato a conoscersi. Non si fida più di se stesso. La realtà è talmente multiforme, politicamente parlando, che mostra l’Italia per quello che è.

Ma non è sempre stato così.
Persino quelli della destra hanno detto che “la storia non è un più problema”non è più un argomento di dibattito,  che si è chiusa una pagina dolorosa e che non va più riaperta. Però non credo che sia neanche questo, il modo per quietare un discorso che trova ancora tanto spazio nelle librerie.

E.-Gentile

E-fu-subito-regimePochi giorni fa ho assistito alla presentazione del libro di Emilio Gentile ” E fu subito regime – Il Fascismo e la marcia su Roma ” a Lugo e, nei minuti di attesa che precedevano l’incontro, alcuni signori ultra-sessantenni discutevano degli anni 50, sui loro genitori, di quello che avevano appreso e di quello che avevano rimasto come pensiero sul loro comportamento.

manifestR

Può essere che nella nostra famiglia non vi sia nessuno che abbia vissuto l’epoca del fascismo o che l’abbia combattuto. Non è il mio caso. Mio padre si è sempre professato un liberale…
____________ma cosa significa? Vuoi dire, liberale da liberalismo? Quel liberalismo padre del fascismo? Allora era un fascista!
– No. Vuol dire “liberale” e basta, senza tante implicazioni e parlo di libertà e di democrazia. Benedetto Croce, per intenderci. E mia madre è sicuramente stata un’ausiliaria. Quindi, ti puoi immaginare, in famiglia… Babbo era del 1911 e mia mamma del ’22.ausiliariesaluto
____________Ah. Ma tornando a prima, Croce, fino al delitto Matteotti, era favorevole al fascismo…
– Sì ma solo fino al 1924! e poi il punto qual’è? che si deve etichettare, associare, per forza?
____________Forse no, ma è quasi inevitabile…
– No, scusa. Si poteva anche essere un cattolico, socialista, un semplice democratico. Uno dei popolari o un repubblicano…

____________
classeCotignola

____________mah, se nascevi nel periodo, superato il periodo dell’istruzione all’insegna del Fascio, era difficile poi non essere fascista! credo.
– uhm, probabile. Una variabile poteva essere la Chiesa, un’istruzione diversa; poi in provincia le cose erano un pochino diverse: un po’ più attenuate… Mio babbo ha studiato moltissimo, 2 lauree… la gente normale non aveva tutto sto’ tempo per la politica: o studiava o lavorava tutto il giorno!
____________e dopo la guerra con cosa ha dovuto fare i conti?
– con il ritorno dalla prigionia. E’ tornato, grazie a Dio, che era 40 Kg. poi si è dovuto ricostruire una vita, una professione, un futuro.
____________non ha dovuto far i conti con la politica?
– i soldati normali non erano affatto politicizzati e poi non si è parlato più di nulla.
____________di nulla? davvero?
– proprio nulla. Una volta ha accennato al suo arresto in Jugoslavia da parte dei tedeschi e basta. Io credo che sia stato un patto tacito di quella generazione sopravissuta alla guerra: ” non ne parliamo più! “. Vincitori e vinti avevano una cosa in comune: che avevano perso tutto e dovevano ricominciare da capo.

ricominciare

E la vera domanda è: nell’uno e nell’altro caso, dobbiamo deplorare o essere indulgenti verso il comportamento dei nostri genitori? Cioè: mi devo vergognare se qualcuno era fascista e gonfiarmi il petto se qualcuno ha fatto il partigiano?

Io credo che dovremmo rispettare totalmente le loro scelte, che hanno operato in momenti così speciali, eppoi, a molti non è stato nemmeno chiesto di scegliere; ci sono state solo  conseguenze da subire e, talvolta, drammatiche. Nel caso dei miei, sono assolutamente cose loro e nessuno, nel dopoguerra, ha chiesto nessuna spiegazione o rendiconto. E qui, in Romagna, ci sono stati momenti veramente difficili.
Poi, piano piano si sono risollevati dall’abisso in cui erano scivolati. Come tutti. Il deploro che ha investito l’Italia del dopo, per colpa del Fascismo, ha la stessa valenza del sangue chiesto dalle democrazie del secolo precedente in tutta Europa. La tempesta non è passata soltanto nel cielo d’Italia.

 …

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