l’ora politica – il piano finale –

IMG_8041Insomma a poco più di due mesi dall’armistizio, mentre la situazione sembrava si stesse avviando verso uno stato di non belligeranza tra i due schieramenti, nei comunisti maturava l’idea di un nuovo pericolo; un pericolo da scongiurare a tutti i costi. Essi non potrebbero mai accettare che la ‘liberazione’, come in sostanza si attendono i moderati e come e avvenuta nel sud d’Italia, si realizzi a opera degli eserciti alleati, affiancati dalle poche unità regolari del regio esercito salvatesi dal disastro, con l’ausilio tutt’al più (come prevedono i comandi anglo-americani) di una rete d’informazione e nuclei di sabotatori dietro le linee tedesche alle dipendenze dell’Intelligence alleata (sono queste in sostanza le originarie finalità della organizzazione ‘Franchi’ di Edgardo Sogno).

Compito specifico del PCI è realizzare il progetto rivoluzionario mondiale mentre una soluzione del genere condurrebbe nient’altro che a una sorta di restaurazione, poiché alle spalle di quegli eserciti, avanza e riprende gradualmente autorità il governo, che in via formale è il solo legittimo, nel quale, ovviamente, prevalgono i partiti ‘borghesi’, che rappresentano quei ceti che sono stati il reale sostegno del fascismo, i quali altro scopo non hanno che quello di conservare l’attuale assetto sociale con la sola variante di restituire al paese un sistema politico di democrazia parlamentare. Acconsentire a ciò sarebbe per il partito comunista buttar via un occasione unica: quella cioè di una nazione disgregata, dalle strutture statali in pezzi, con tutto il sistema dei valori borghesi in crisi profonda, in preda a sgomento e percorsa da fremiti di rivolta; una situazione da manuale (cui altro non poteva condurre la guerra capitalista e imperialista!), campo ideale in cui inserirsi prepotentemente, e gettare le basi strategiche, le posizioni di forza da cui operare a conflitto concluso in vista del traguardo della rivoluzione. Che è la sola reale meta dei comunisti, sia dei quadri intermedi e dei militanti, posseduti da una fede cieca nel prossimo avvento del comunismo, sia di una classe dirigente che si è formata e consolidata dentro le strutture organizzative del Comintern, ha partecipato alla elaborazione e alla esecuzione dei suoi progetti rivoluzionari planetari, è sopravvissuta alle purghe staliniane degli anni trenta ed è divenuta, senza esagerazioni, nient’altro che una delle più fedeli cinghie di trasmissione della strategia mondiale dell’URSS, alla quale è riconosciuto senza riserve il ruolo di paese guida del movimento mondiale. (da ‘I balilla andarono a Salò’, pag.115-116)

– Qui una serie di immagini di rari documenti della Resistenza Ravennate (distaccamento Lori) – .

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                    per i più curiosi, un particolare riguardo va al documento 3 (qui sopra) perché è la circolare segreta del P.C.I inviata a tutte le sedi nei primi giorni di reclutamento all’inizio del 1944. Con questa roba… molta gente ci è vissuta, ci ha combattuto e ci è anche morta.

Merita un certo rispetto, anche se si è di opinione contraria, oggi. (ndr)

Obiettivo, imposto da Mosca, è il vanificare quel progetto di ricomposizione, spingere alle estreme conseguenze quella situazione di latente guerra civile, ‘far esplodere le contraddizioni’ che si nascondono dietro quei tentativi di compromesso e di mediazione, perché la rivoluzione ovviamente non ha bisogno della composizione ma dello scontro, del taglio netto. […] ‘E ovvio poi che siano gli antifascisti a muoversi prima dei fascisti e che si muovano per primi i comunisti: tocca ad essi provare con le armi che ci sono degli italiani pronti a battersi, pronti a pagare il biglietto di ritorno alla democrazia; al neofascismo, si sa converrebbe la quiete interna a prova del consenso o della rassegnazione popolare’. Come già indicato nell’articolo precedente, la direzione del PCI decide di dare immediatamente inizio a una campagna di attentati terroristici, di agguati a uomo, allo scopo di esasperare le reazioni dell’avversario, far esplodere la violenza latente, zittire ed emarginare i moderati, i conciliatori, far fallire, quindi, il progetto di normalizzazione. […] La scelta del terrorismo urbano non è di quelle che si possano lasciare alle iniziative locali e infatti Paolo Spriano ci dice che fu presa dalla direzione del partito comunista ‘prima di quella della costituzione dei distaccamenti Garibaldi’. Più chiaro di così. Non formazioni armate sui monti o nelle campagne per operazioni militari, sabotaggi a installazioni tedesche, colpi di mano a colonne, ponti, ferrovie, ma il terrorismo urbano, l’agguato contro i ‘fascisti’, soprattutto là dove si ventilano possibilità di intese, di convivenza tra le due parti. (da ‘I balilla andarono a Salò’, pag.117-118)

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Da un a parte,  i ‘combattenti della libertà’, formula che santifica tutti, indipendentemente dal passato, le personali responsabilità in quello che è stato il fascismo reale, le adesioni, i coinvolgimenti e gli scopi reali della loro azione attuale: primi fra tutti naturalmente i comunisti che si sono conquistati sul campo per attivismo, determinazione e con la ‘propaganda delle armi’ il ruolo di guida dell’antifascismo combattente, che ancora timido e incerto nelle altre componenti, comincia a muovere i primi passi nella resistenza armata. (da ‘I balilla andarono a Salò’, pag.123-124)  ‘Eravamo giovani ed idealisti, per noi l’obiettivo era soltanto la ‘sovietizzazione’ dell’Italia’ confessava ricordando quei tempi l’ex capo partigiano Mendel a ‘Il Giornale’ l’8 settembre 1990. (da ‘I balilla andarono a Salò’, pag.125) Per i comunisti la guerra non era affatto finita, questo è il punto essenziale.

Una precisa volontà politica, quindi, una chiara necessità rivoluzionaria che spingeva a quel massacro, alla quale faceva da sostrato un ‘animus’ diffuso, suscitato e coltivato da scritti, discorsi, messaggi più o meno palesi, e radicato in ben chiare premesse teoriche. ‘Non basterà colpire l’idea: bisognerà colpire chi si è macchiato sentendo l’idea fascista e chi si macchierà di fascismo. Occorre epurare: colpire gli individui renitenti, distruggerli, eliminarli integralmente: disinfettare l’aria infetta […]. L’eliminazione dovrà colpire migliaia di fascisti e i colpiti saranno sempre pochi […]. Non arrestiamoci per sentimentalismi o per stanchezza […]. Intere classi e categorie sociali vengono coinvolte nella condanna del fascismo: colpire il fascismo significa colpire queste classi, significa distruggerle. Borghesia reazionaria e feudale, parassiti sfruttatori, cialtroni e farabutti, plebe senza coscienza e senza dignità […], tutta questa genia va colpita’. (da ‘I balilla andarono a Salò’, pag.174)

Strano che nessuno degli Alleati lo abbia compreso in tempo. I segnali erano chiari. Nell’ora politica, frequentata da persone umili e pure, si parlava di questo; di come colpire in anticipo i probabili oppositori di domani. Occorreva solo individuare chi potesse essere. Un progetto sostanzialmente criminale che si è appoggiato (con la paura) sull’omertà della popolazione che ha completamente frainteso lo scopo finale. Anche il baillame delle amnistie di Togliatti è stato parte di un progetto.

E tuttociò non lo si prenda come revisionismo, ma come giustizia e  chiaro trionfo della verità.

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un ringraziamento particolare agli Archivi del ‘900 di Ravenna per avermi consentito la ricerca di rari documenti storici.

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