indiscrezione

carristi_in_filaA questo punto poco di quello so è vero. RESET. Il 27 maggio 1940, pochi giorni prima dell’entrata italiana in guerra, Balbo va da Mussolini e gli dice (in ferrarese): ” guarda che se si fa la guerra, in Libia ci vogliono non pochi carri pesanti e non quelle stupide scatolette di sardine!  ne avevo chiesti 500 a Badoglio e me li ha rifiutati!…“. Il colloquio si sposta con lo stesso argomento all’ambasciatore Von Mackensen che riferisce a Berlino. Il Fuhrer offre 250 carri. Badoglio (informato al volo) rifiuta. Dice che in Libia non si potrebbero utilizzare convenientemente.

A quel punto Mussolini richiama Mackensen declinando l’offerta e lo riferisce a Balbo che rientra in colonia senza i carri. Lo ricorda Bruno Spampanato in Contromemoriale. Come stava preparando la guerra moderna il nostro Stato Maggiore, con i soldatini di legno? Il 2 giugno, Graziani si persenta al Centro della motorizzazione a Roma per vedere come stiamo a carri armati. Trova un modello L.3, ma da scartare, gli dicono. Un modello 6, scartato anche quello perché il puntamento non va – e come mai non lo mettete a posto? – chiede – e chi lo sa!… – gli viene risposto. Un modello M11 e un M13 era disponibile, ma ce n’erano solo i campioni; si cominceranno a consegnare solo dopo l’entrata in guerra.  – Le altre forniture di carri sono state inviate all’estero, come sempre… – gli dicono. Graziani si gratta la testa. Dal ’39 si erano vendute grosse partite di anticarro: mortai da 45 e 81 mm, cannoncini da 47, mitragliere da 20 mm. E che oppose Badoglio a questi strani commerci del ministro per gli Scambi e Valute, che privavano il nostro esercito? Niente che risulti. Infatti, in Libia ed in Albania ed in Grecia poi, fu un disastro per gli armamenti.  Nel documentario “Grecia 1940” un militare racconta di essere sbarcato a Patrasso e di aver dovuto comprare in un negozio i proiettili della pistola perché in caserma non ce n’erano più! Quel che « si poteva mandare si è tardato o non si è mandato affatto » per incompetenze diverse. La verità è tutta qui. La guerra la perdono i popoli, non i generali (ndr).

Dopo l’armistizio. tra Ala e trento, per chilometri e chilometri, ho visto io – dice Spampanato – addossati all’argine della strada, una lunga fila di enormi fusti scuri con la scritta in bianco « R. Esercito – Benzina ». Quella benzina mancata sui nostri fronti. E a Nord ho visto la Todt usare le camicie nere nuove per lavorare, quando i battaglioni in linea le portavano stracciate! Ho visto pure lunghi treni di materiale che i tedeschi portavano via e i depositi erano sempre pieni traboccanti. I capannoni di gomme. Lo scatolame che straboccava dagli stabilimenti e che nessuno -ripeto- nessuno andava a ritirare. I magazzini pieni di scarpe. E se no come si sarebbe vestito, equipaggiato e armato bene mezzo milione di uomini, come non era mai stato il Regio Esercito? E le pelliccie, le giacche a vento, gli scarponi; non era roba che sarebbe servita in Russia? E i mitra ultima generazione che armarono Divisioni, la X Mas, la GNR, la Polizia, le Brigate nere e poi i «partigiani», i mitra che il soldato al fronte non vide mai, da dove uscirono? C’erano eccome! Quindi s’era voluto lasciare allo sfigato al fronte il vecchio fucile G91 (il fucile a tappi)…

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Un’altra indiscerzione. I fabbricanti di tutti i settori lavorarono sempre a getto continuo, anche sotto i bombardamenti; da un certo momento in poi fornirono sottomano «partigiani» e «RSI» e mai più si è lavorato così presto e bene. Quello che non si mandò ai soldati e che Mussolini non seppe mai, lo si perse per la strada della burocrazia, che in Italia,  ha fatto più danni di una intera guerra mondiale.

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