cosa è successo alla nostra Aeronautica?

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L’articolo si sarebbe potuto chiamare anche: « Mussolini era davvero un cialtrone?». Sto maturando una convinzione; che al Duce non fossero date sempre tutte le informazioni, oppure che le notizie e le cifre fossero autentiche. Già dal ’41 era un pensiero diffuso. Altrimenti, gli errori macroscopici commessi dal “provolone” (come lo chiamavano a Roma) sarebbero frutto di una palese imbecillità del nativo di Predappio. Ora vengo al punto.

Negli ambienti dell’Aeronautica si seppe molto presto che il sottosegretario e Capo di Stato Maggiore dell’Arma, generale Pricolo, inaspettatamente NON aveva trovato i tremila (3000!) apparecchi Aermacchi che Mussolini sapeva pronti per la guerra, ma solo milleduecento (1200) di cui 200 di tipo decisamente antiquato. Il segretario del partito Vidussoni disse nei corridoi di aver insistito inutilmente presso le Officine Reggiane perchè costruissero tipi di aerei progettati per le nuove esigenze belliche, invece di soddisfare le vecchie commissioni di aerei vecchi e sorpassati. E Mussolini? Faceva spallucce. «vi ho detto cosa fare e come farlo, fatelo!».

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La nostra Aeronautica, che il Regime aveva creato dal niente, arrivò alla guerra come un calciatore ingenuo arriva al campetto con le scarpe da tennis… La Germania aveva fatto una campagna sperimentale in Spagna, l’Italia no. Noi ci avevamo solo perso aerei senza più rimpiazzarli. Non male! Qui bisogna inventarsi una parentesi e dire che l’italiano è così; vuole farsi bello e fare poca fatica. A Mussolini si è detto che era sta nascosta la verità spesso con trucchi banali per quanto grotteschi; un ufficiale raccontò che era stata annunciata la visita del Duce. «Bene. Ci siamo guardati in faccia, al campo abbiamo solo trenta apparecchi e allora abbiamo chiamato in fretta altre formazioni da altri campi, ci siamo rasati, vestiti bene e messi in fila davanti a quasi 100 apparecchi. Beh, abbiamo fatto un’ ottima figura! il Duce è rimasto soddisfattissimo!».

Altri ufficiali, nel ’40 già stavano urlando che non arrivavano aerei sufficientemente moderni in Africa; gli inglesi invece avanzavano sotto ombrelli totali di aerei di tutti i tipi.    In Africa? Ma non ce n’erano nemmeno qua. A Napoli ( con 279 incursioni)  avevamo solo 2 caccia! La Marina si lamantava che non aveva copertura. Molti aviatori (anche mio zio Alessandro) non ebbero la divisa fino al ’42; la contraerea era affidata alla Milizia volontaria che operava senza divisa (che è quella che fa il soldato), cioè in camicia nera! Si narra che il gen. Galamini affrontò una pratica di due anni con lo stato Maggiore Generale e il Ministero delle Finanze per far ottenere la qualifica di combattenti ai suoi uomini! Sembra un film invece è vero.

E proprio nel’42, in una riunione a Palazzo Venezia, il Duce aveva ripetuto le sue disposizioni perché si potenziasse la costruzione di caccia e la difesa contraerea. Ma ci vollero ancora diversi mesi affinché qualcosa si muovesse. Questo intertempo fu pagato in macerie e migliaia di morti. Un problema di burocrazia? Poi ci si è messo di mezzo (al solito) il Ministero delle Finanze a mettere un deciso freno agli investimenti. Lo sviluppo dell’Aeronuatica venne limitato alla produzione di pochi centellinati esemplari. Ma a livello di prototipi, almeno dopo un primo momento di enpasse tecnico dovuto ai motori, eravamo diventati decisamente competitivi. Il  modello Macchi C.202 Folgore risultò essere anche migliore del Messerschmitt Bf 109 se solo fosse stato meglio armato. Poi la produzione si fermò subito per un problema logistico all’Alfa Romeo che doveva costruirne i motori. Peccato. Una situazione diffusa. Si è sempre saputo che il Duce non aveva goduto del consenso dell’ industria e allora si creò il detto ” il Duce parla nel vento” perché nonostante le sue sfuriate poi non succedeva granché.

L’altro annoso problema, che coinvolse anche la Marina Regia, fu la mancanza di carburante. Una penosa mancanza. I convogli, e non più di 2 piroscafi alla volta, partivano da Brindisi o Taranto ma venivano intercettati entro le quattro ore e subito affondati. Grazie al radar (toh!).

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folla di saluto ad un convoglio del 1941

A Mussowatchcompletare il quadro gli aerei e le istallazioni dell’asse subirono i pesanti bombardamenti da parte delle forze aeree anglo-americane. I relitti degli aerei dell’asse rimasero accatastati nell’aeroporto di castel Benito in attesa del fantomatico arrivo degli esperti che avrebbero recuperato il materiale riutilizzabile, mentre il resto sarebbe stato poi rottamato a breve. Per la serie della famosa legge di Murphy: ” se una cosa può andare male, lo farà (+ estensione di Head) e nel peggior modo possibile “.

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