la strage di Imola

Non so come sia andata a finire, ma nel 2007  i familiari delle vittime della furia comunista  si erano costituiti parte civile per avere un po’ di giustizia in una intricatissima vicenda che scosse Imola nei giorni 26 e 27 maggio 1945. Questa è una pagina dove l’esasperazione della gente tocca una delle sue punte più alte; probabilmente anche a seguito di una disposizione dattiloscritta del CLN che stava circolando da qualche giorno e che recitava:

Niente prigionieri.
« Disposizioni sul trattamento da usarsi contro il nemico… Gli appartenenti alle Brigate Nere, alla Folgore, Nembo, X Mas e tutte le truppe volontarie, sono considerati fuorilegge e condannati a morte. Uguale trattamento sia usato anche ai feriti di tali reparti. In caso che si debbano fare prigionieri per interrogatori ecc. il prigioniero non deve essere tenuto in vita oltre le tre ore ».

A Imola c’era attesa per un camion. Era il 26 sera. Un Sabato. Un gruppo di partigiani imolesi era partito per Cologna Veneta (in prov. di Verona) dove erano rifugiati fascisti di Imola. Si saprà poi che ne rintracciarono sei e li accopparono subito. Con loro anche una ragazza di 16 anni, Lucia Minardi, ausiliaria del Battaglione Colleoni (X Mas). Ma era troppo poco. Andarono perciò alle carceri di Verona per prelevare sedici militi della Brigata Nera imolese. Caricati sul camion, li ricondussero a Imola ove giusero la mattina dopo. L’appuntamento era stabilito in p.zza Maggiore (ora p.zza Matteotti) e lo sapevano tutti. In piazza però ne arrivarono solo 14; due furono prelevati e rilasciati a Porta Bologna, all’ingresso di Imola, per essere consegnati nelle mani di un noto imprenditore locale che li salvò dalle prevedibili conseguenze. Il camioncino si fermò in fondo a via Aldrovandi, vicino al cinema Modernissimo. Qui iniziò un violento pestaggio da parte degli oltre cento intervenuti per oltre 20 minuti, tra urla, sputi e insulti. Ad un certo punto il camioncino venne spinto dentro la caserma dei Carabinieri, in v. Morelli, poco distante. Subito, i partigiani cominciarono a scaraventare per terra i prigionieri (ancora con le manette ai polsi) e menare colpi  mortali con della legna (proveniente dal bosco Nardozzi) fino a che non urlavano più. Le vittime furono poi allineate a terra e di seguito straziate ulteriormente dalle ruote del camioncino fatte passare più volte sui corpi. Questa pratica era divenuta prassi partigiana, dopo i fatti di Novara e Schio.

Un comandante partigiano si affacciò alla finestra della caserma e gridò: ” giustizia è fatta! “. Scoppiò un applauso liberatorio che qualcuno ricorda ancora. Mentre i cadaveri venivano trasportati alla camera dell’ Osservanza, il brigatista Augusto Baldini, ancora moribondo, venne freddato da un ragazzo che strappò la pistola ad un partigiano colpendolo due volte alla testa.

12 furono i giustiziati. Tre rilasciati per varie circostanze ed un quarto per iniziativa personale di un partigiano.

Pietro Treré (15 anni) – Giuseppe Treré (40) – Luigi Cornazzani, Francesco Fedrigo e Ilario Folli (16/17 anni) – Augusto Baldini(43), Aniceto Bertozzi (28) – Giovanni Caola (38) – Francesco Mariani (41) – Giulio Masi (20) – Mario Minardi (47) – Federico Ravaioli (35).

Anche se per anni si è parlato di linciaggio ad opera degli imolesi esasperati è necessario spostare l’accusa sui veri responsabili di questi gravi fatti di sangue; chi dominava la piazza di quei momenti fomentava ed imponeva l’odio (anche di classe) e chi conta ancora oggi sull’ omertà ha acceso una luce sinistra ed incancellabile sulla Resistenza che, di suo, aveva un altro nobile significato.

not to forget

Team557

Informazioni su team557

storie e contro-storie della seconda guerra mondiale. La Romagna in guerra. Vedi tutti gli articoli di team557

One response to “la strage di Imola

  • matteo scheda

    Non so come sia andata a finire nel 2007 ma so come cominciò nel 1945:

    Imola,
    La notte fra il 12 e il 13 aprile 1945, un giorno e mezzo prima della liberazione di Imola , squadristi delle brigate nere fasciste prelevarono dalle carceri della Rocca Sforzesca 16 prigionieri politici , li caricarono su 2 camion e li condussero nei pressi dello stabilimento ortofrutticolo Becca . Lì furono orrendamente torturati prima di essere finiti a colpi di mitra e bombe a mano. Furono poi gettati in un pozzo di cui fecero poi crollare sul fondo il muretto e la garitta di mattoni. Le spoglie deformate furono esumate il 15 aprile fra l’orrore della gente e dei rappresentanti del governo alleato.
    I corpi erano talmente straziati da rendere impossibile qualsiasi identificazione; si presentavano infatti mutilati e ustionati, le membra spezzate ,le gole tagliate, gli occhi cavati e in ognuno dei corpi erano state strappate le unghie delle mani e dei piedi, inoltre vennero evirati con petrolio, che avevano acceso sui testicoli.

    "Mi piace"

Devi avere effettuato l'accesso per pubblicare un commento.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: