a moral question…

Dopo aver scritto conti alla mano mi sono posto una domanda che può sembrare banale: ” oggi chi parla più dei milioni morti civili sotto le bombe alleate? chi parla più dei morti lasciati sul terreno dal regime di Stalin? perchè nessuna di queste vittime viene ufficialmente e regolarmente ricordata? ”  Perchè sono morti nulle. Come nulle? Sì. Morti collaterali. Cioè, strumenti necessari a demoralizzare e convincere il governo colpito a mollare…! Quindi strumenti necessari.
Che sappia io, i capi vincitori non furono mai perseguiti, a guerra finita, neanche per crimini pubblici evidenti (per es. Hiroshima e Nagasaki), per il solo fatto che avevano vinto. Anzi, qualcuno si è risentito perchè, a suo tempo,  non l’abbiamo ringraziato abbastanza per aver causato la fine del conflitto!

Uno storico inglese, Eric Morris, ha fornito cifre sulla campagna d’Italia che fanno pensare; tra la resa dell’8 sett. e la fine della guerra, i civili che persero la vita per rappresaglie naziste furono 10.000,  i morti per bombardamento inglese 64.000. I parenti delle vittime devono dire 64.000 grazie al maresciallo inglese dell’aria, sir Hugh Trenchard, che nel 1923 turbò i colleghi sostenendo che l’offensiva aerea sarebbe stata più efficace attaccando, anzichè obiettivi militari, il bersaglio meno protetto: la popolazione civile. Questo, – aggiungeva – avrebbe ridotto in rovine le città nemiche, la sua gente alla disperazione e il governo alla capitolazione.

Si chiama: moral bombing o bombardamento strategico. All’ inizio della guerra, anche dopo Guernica, gli inglesi non avevano ancora capito bene il potenziale bellico del bombardamento, poi però si attrezzarono. Per esempio, ancora, Dresda fu sottoposta, col deliberato intento di seminare la strage tra civili e profughi dei quartieri centrali (quindi non obiettivi prettamente militari) e non stabilimenti e ferrovie.

Le vittime dei 40 e passa bombardamenti su Bologna (ad esempio) dovrebbero ricordare la brillante applicazione di questa dottrina (il moral bombing) soprattutto sui propri monumenti, come osserva lo storico dell’arte Alfredo Barbacci; esaminando i danni e le zone colpite si osserva che i bersagli preferiti sono state le chiese e gli edifici prestigiosi per deprimere il morale della popolazione. « la scommessa tra gli aviatori inglesi per l’abbattimento delle Due Torri continuò per tutta l’estate 43 indipendentemente dagli avvenimenti politici…» con un accanimento sorprendente benchè nella zona non vi fossero obiettivi militari di alcun genere.

Si scoprirà solo dopo la fine della guerra che Churchill si oppose con estrema energia alle proposte americane di ridurre i bombardamenti perchè ritenuti inutili per indurre gli italiani ad una pietosa resa. E per ottenere questo, ordinò personalmente incursioni ripetute su Torino (13/14 luglio), Roma (il 19 luglio), Bologna (il 24 luglio), Livorno (il 25), poi di seguito Benevento, Salerno, Cosenza, Catanzaro, Sulmona, Trento, Bolzano, si nuovo Bologna, Milano e Torino, ancora Roma e Pisa e poi mille altri posti. Anche dopo l’armistizio ( 8 sett) le cose non cambiarono: anzi peggio! Incredibile? No. E’ nell’animo inglese di infierire. L’ho scritto in per caso…verso Brisighella , ma è una roba che fa male. Mentre il Re si beava a Brindisi e poi a Salerno e quell’ idiota di Badoglio si “ammorbidiva” la ferocia raddoppiava. E allora…se tu vuo’ fa’ l’americano… , o l’ inglese – fa lo stesso -, la questione è: ” che vantaggio ti porta distruggere anche le opere dell’ingegno altrui?  Ti fa vincere la guerra? O solo rendere più grande il crimine? E’ solo vandalismo. E invidia per l’arte italiana. Bravi. Facile fare i gradassi con l’ industria americana alle spalle; con un bonus così avrebbe vinto la guerra anche il Liechtenstein!

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