Re di denari.

Tra le mille curiosità poco note, (guarda un po’, ce n’è sempre una…) questa riguarda il nostro ex-Re:  Vittorio Emanuele III. Lo so, il personaggio si presta: molto basso, un naso strano, un fare poco coraggioso e un po’ anche… Paperino. Nel senso di… sbeffeggiato dalla sorte.

Sovrano di dinastia del Nord, orgoglioso delle sue origini piemontesi, per uno scherzo della storia fu costretto a chiedere protezione nel Sud della nostra penisola. Solo qualche anno prima l’avevano illuso di essere diventato sovrano di un Impero (l’ Impero d’Etiopia ed il regno di Albania), poi però nei giorni drammatici del 43  il sogno era già svanito; ma se lo Stato (il SUO Stato…) era messo male, lo stesso non si poteva dire per il patrimonio personale di casa Savoia.

Il settimanale “Oggi” del 1950 riporta: Villa Savoia sulla Salaria a Roma, due tenute nell’Agro romano a Castelporziano, il castello di Pollenzo in provincia di Cuneo, (immaginatevi questa lista letta dalla voce di Fantozzi…) la villetta di Valdieri in provincia di Cuneo, il castello di Sarre in provincia di Aosta e il castello con tenuta di Racconigi, sempre in prov. di Cuneo!

castello di Racconigi

Poi c’era ancora un altro considerevole Bonus: una rassicurante liquidità di 3 miliardi di lire ( del 1943 !!!)  custoditi al sicuro in Inghilterra. Il denaro era stato ottenuto grazie allo sfruttamento di un contratto di assicurazione sulla vita sottoscritto da Umberto I e affidato in gestione ai Lloyds di Londra. Quando il padre di Vittorio Emanuele III venne ucciso nel 1900, il figlio divenne beneficiario del consistente capitale accumulato dai Lloyds, il nuovo re d’Italia preferì lasciare la somma intera a Londra, anche quando  il Paese divenne nemico dell’Italia per l’ ingresso in guerra voluto da Mussolini.

Ma, mentre tutti gli altri beni furono congelati dal governo di Sua Maestà, il denaro rimase inspiegabilmente libero e a disposizione della famiglia Savoia.  Perse, però,  le valorose monete antiche durante l’ ignominiosa e precipitosa fuga da Roma; se le dimenticò in stanza e poi se ne persero le tracce. Forse se le fregarono i tedeschi…

Il piccolo re, che si atteggiava da Imperatore, con la firma delle leggi razziali ( 5 settembre del 38 ), con la clamorosa fuga e abbandono di Roma, era ancora intento giornalmente a preoccuparsi della sua incolumità personale e ad informarsi dei suoi beni; telefonava tre volte a settimana per sapere se c’erano stati danni alle cose…, ma non chiedeva mai nulla dei suoi soldati. Di quelli che avevano giurato per lui, che stavano morendo per lui.

E si lamentava! Si lamentava che gli avevano lasciato poche province: solo Bari, Brindisi, Taranto e Lecce!  Si sentiva defraudato! Il piccolo re, ironia della sorte per un Savoia, che si fidava solo degli ufficiali formati all’ Accademia di Torino, in un Sud a lui così estraneo e da affrontare con assoluta indifferenza; « qui è tutto folklore » – diceva,  facendo spallucce e giocando a carte! Un vero Re di denari, però.

not to forget

Team557

Informazioni su team557

storie e contro-storie della seconda guerra mondiale. La Romagna in guerra. Vedi tutti gli articoli di team557

Devi avere effettuato l'accesso per pubblicare un commento.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: