tu vuo’ fa’ l’americano…

Esisteva un libretto. Si chiamava: The Sicily Zone Handbook. Si trattava di una specie di guida tascabile militare che dipingeva l’isola come un luogo abituato al dominio e allo sfruttamento straniero e istruiva i soldati a non fidarsi di quelle popolazioni avvezze ad usanze tribali (?!?). Gigi Di Fiore ci parla della frase in voga nei giorni dello sbarco nel 1943: « kill the Italians! ». I soldati furono aizzati e motivati al combattimento con truculente e fasulle descrizioni di ipotetiche barbarie compiute dagli abitanti del posto contri gli occasionali nemici. Eravamo considerati dei trogloditi!, delle bestie e non so che altro. Pensa un po’, io sempre creduto che fossero proprio gli americani dei trogloditi!!! Ma scuola dove studiavano gli americani? su Tex Willer? Ma come? avevano fatto gli applausi a Italo Balbo per la trasvolata, avevano accolto Marconi, Toscanini e un sacco di scrittori famosi e ci giudicavano in modo così avvilente ed esotico?

In breve, l’ordine di non prendere prigionieri diventava perentorio per le 4 divisioni anglo-americane dell’operazione Husky. I prigionieri avrebbero rallentato l’avanzata. Per aiutare questo approccio al ventre molle dell’Asse i soldati furono imbottiti di alcool e altre schifezze. « Kill, kill these bastard people! ». Senza motivo, i soldati americani fucilarono senza pietà ogni italiano che incontrarono. « E’ una pazzia, stanno ammazzando tutti i prigionieri, anche i civili; padre faccia qualcosa…». Anche nella logica di conquista anglo-americana esisteva il concetto di espropriazione di beni e cose, cioè il saccheggio; quindi gli inglesi (soprattutto) andarono di… portafogli, collane, ciondoli, orologi d’oro ecc. Si racconta di un sergente americano, un omone grande e grosso armato di Thompson, che fece fuori quasi 50 prigionieri a sangue freddo. Da solo. La spiegazione riportata sui rapporti di battaglia era che gli uomini uccisi erano sicuramente dei cecchini che tentavano di fuggire. E comunque fosse andata, ormai non c’era più nulla da fare! Alla Corte marziale arrivò solo qualche caso di esagerazione, nulla di che. (link di approfondimento)

Però, il 1° febbraio 1944, il portavoce del ministro della Guerra statunitense scrisse una lettera al Comando Alleato a Caserta esortando di non far trapelare per nessun motivo l’atteggiamento USA nei confronti della popolazione: avrebbe stupidamente fornito aiuto e sostegno al nemico sollevando l’opinione pubblica europea contro di loro!

Solo nel 2005, la Procura militare di Padova aprì una coraggiosa inchiesta, basata su alcune testimonianze raccolte negli anni, per chiedere di mandare a giudizio, laddove fosse stato possibile, i responsabili di tante efferatezze. Fu un’azione simbolica. Si chiedeva onore onore tardivo, rispetto e cancellazione dagli elenchi dei militari italiani dispersi  che erano invece stati barbaramente uccisi da truppe nemiche inferocite e ubriache, diventate poi alleate.

Ma c’è un’altra chicca. All’aeroporto di Comiso, Alexander Clifford, corrispondente inglese del “Daily Mail” assistette ad una strage dai numeri sorprendenti: centodieci morti, uccisi a sangue freddo. 110 soldati fatti scendere dai camion e bersagliati da un Mg42 requisita ai tedeschi.  Un’ ecatombe degna della famosa strage di Cefalonia, ma tenuta segreta per decenni. Al giornalista, morto nel ’52,  fu imposto di non pubblicare mai la notizia. Allora…tu vuo’ fa’ l’ americano! Anche contro ogni regola.

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