Forli 1945

Un bel libro che disegna un quadro preciso locale è sicuramente RESISTENZA IN ROMAGNA. Antifascismo, partigiani e popolo in provincia di Forlì. So che l’argomento non è di attualità. Qui però si intuisce l’animo di quei giorni e l’efferatezza, l’esasperazione. I partigiani locali dall’aprile 45 , come probabilmente dappertutto in Romagna, decisero di cercare i fascisti riparati al nord, per fargliela pagare cara. Questo sentimento di vendetta era decisamente fomentato dai dirigenti politici di quei giorni che gettavano benzina sul fuoco. Adamo Zanelli, segretario del PCI forlivese, l’8 maggio, in p.zza Saffi, durante un comizio davanti ad un mare di gente, incitò i suoi compagni a saldare i conti con i fascisti della provincia che avessero osato farsi rivedere in Romagna! Gridò: « Tornano al Nord i traditori! Ovunque li troviate, attaccateli al muro! Me ne assumo la responsabilità! », poi rivolgendosi in modo spiccio ai militari inglesi presenti dell’8 Armata inglese: « vi diciamo grazie di averci liberato, vi diremo grazie quando ve ne andrete! ». In p.zza Saffi a Forlì ne seguì un’epica scazzottata fra partigiani e soldati britannici e questi ne ebbero la peggio. Sto parlando di una roba di 400 partigiani contro 200 soldati.

Sono storie poco raccontate. E di questo, Team557 ne fa una specialità. Lo avevo anche già detto.

Flamigni e Marzocchi, autori del libro di cui ho detto sopra, citano il dispaccio dell’agenzia britannica Reuter sulla liberazione del capoluogo:

« In nessun’altra città d’Italia o città di altre nazioni liberate, vi è stato minor entusiastico benvenuto per le forze di liberazione. Solo sguardi freddi e ostili. Forlì è sempre stata un bastione del fascismo! ». Nel libro viene ripetuto spesso che gli inglesi erano fondamentalmente ostili alle istituzioni della nuova democrazia nata dalla Resistenza e rivolgevano le loro preferenze alla monarchia di Casa Savoia.

I partigiani comunisti forlivesi comunque si organizzarono. Uno di questi raccontava che la sua squadra aveva fatto molti viaggi in parecchie città come Milano, Como, Varese, Padova, per prelevare fascisti forlivesi eventualmente da processare in sede; circa 150-200 subirono la stessa sorte: venivano prelevati dietro ordine della direzione politica PCI, caricati  su di un camion rosso e dopo pochi kilometri , fatti scendere e mitragliati. Sistematicamente. Tutti. Se ogni squadra rossa ha fatto come la sua, c’è da gridare “Viva la libertà? “. Non so. Cioè. No, lo so: è orribile.

« Era una cosa che si dove fare! » si dirà poi negli anni seguenti. E questa cosa mi fa impazzire. Che cosa distingue il rosso dal nero, allora? Se tutti fanno le stesse cose sono uguali, no? Qui si parla di stragi, di esecuzioni sommarie, di barbarie, di lotte tra gruppi di partigiani comunisti e non comunisti. Questa è Resistenza? Questo è assassinio e basta. Come quando si fa un attentato sapendo che la rappresaglia invitabilmente successiva porterà all’esecuzione di civili inermi. Vallo a dire ai parenti dei caduti che era una cosachesidovevafare!

Nei dibattiti, nelle presentazioni dei libri di memorialistica partigiana non si parla mai di queste cose. Perché?

Team557

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