Liberazione di Mussolini. speciale_3

Da un rapporto ufficiale tedesco sulla liberazione di Mussolini e il suo trasferimento al quartier generale del Fuhrer. (chi scrive, presumo, è Leo Krutof)

parte terza

Anche noi prendiamo terra all’aeroporto di Monaco mezz’ora più tardi. Scendiamo dall’apparecchio, che già molti alti gerarchi delle SS si sono riuniti per dare il benvenuto al duce. Benché protetti dalla polizia, riusciamo a farci largo solo a fatica tra una fitta folla di soldati e funzionari dell’aeroporto, che inneggiano entusiasticamente al Duce. Nell’ufficio del comandante l’aeroporto, il Duce può finalmente riabbracciare i suoi cari, donna Rachele, i due figli e la figlia. La famiglia Mussolini può trascorrere nell’intimità una mezz’ora, prendendo il caffè, mentre noi attendiamo nella stanza accanto. Ne approfitto per provvedere in merito alle eventuali necessità del mio illustre paziente.

Ben presto giunge la comunicazione che il Fuhrer ci aspetta al suo quartier generale. Prendiamo posto nel velivolo, ma dobbiamo attendere ancora un po’ prima del decollo: si aspetta un altro ordine dal quartier generale. Giunge finalmente la notizia che il Fuhrer ha posto il veto al decollo, perché un atterraggio notturno non è consigliabile. Scendiamo quindi dall’aereo, e il Duce si avvia immediatamente con la famiglia alla volta della città, per trascorrere la notte nella villa di Monaco messa a disposizione degli ospiti. Io e gli altri ci sistemiamo in città. Verso le 9 del giorno successivo,  14 settembre, mi giunge comunicazione telefonica da parte dell’aiutante del capo della polizia di sicurezza, il quale mi invita a tenermi pronto a partire tra un quarto d’ora. Quindici minuti più tardi giunge con cronometrica esattezza un’automobile del comando di polizia, che mi conduce all’aereoporto di Monaco-Riem, dove è già pronto l’aereo, circondato da una folla di spettatori. Compio i necessari preparativi per la persona del mio illustre paziente, e finalmente vengo chiamato all’aereo, dove mi si comunica che, prima del decollo definitivo, si rende opportuno un breve volo di prova. Saliamo a bordo, e di lì a poco atterriamo a Monaco-Oberwiesenfeld, dove il Duce ci attende con la sua scorta, formata dal capo del protocollo, ambasciatore von Dornberg, dal capo del servizio di sicurezza col suo aiutante, e da altri. Al momento del congedo, compaiono alcuni gerarchi delle SS. Pochissimi i curiosi: il segreto è stato mantenuto con grande rigore. Il Duce ci saluta romanamente e ci stringe la mano, augurandoci il buongiorno. Si fanno le presentazioni con i gerarchi di scorta, e immediatamente dopo eccoci a bordo: l’apparecchio prende il via…

Sono le 13,30, l’atterraggio è fissato per le 14,30; non ci resta quindi che volare per un’ora sulla Prussia Orientale, dal momento che il Fuhrer desidera dare di persona il benvenuto all’illustre ospite, e noi non possiamo certo mandare all’aria il programma con un atterraggio anticipato. Il tempo trascorre lentamente; ma finalmente, è venuto il momento di scendere. Sotto di noi, si stende l’aeroporto. Tracciando una ampia curva, l’aereo piana, prende terra. Allorché ci alziamo dalle nostre poltroncine, scorgiamo il Fuhrer che, con la sua scorta, attende il Duce sul bordo della pista. L’aereo s’avvicina ancor di più, il Fuhrer si accosta allo sportello per salutare il suo illustre ospite che scende per primo. È un saluto cordialissimo, nel quale si leggono i più sinceri sentimenti di amicizia; le parole che i due personaggi si scambiano, accompagnate da una lunga stretta di meno, tradiscono la commozione di cui son preda i due uomini di stato. Ho modo di seguire la scena attraverso il vetro del finestrino, e quindi da un’immediata vicinanza. Il Duce saluta i generali presenti, poi il Fuhrer l’accompagna alla propria vettura, e immediatamente la colonna si mette in movimento…

Il mio compito è finito; purtroppo quando mi presento a rapporto, mi viene comunicato che non posso prendere congedo personalmente dal duce, perché questi s’è già messo al lavoro, iniziando a dettare al figlio: il Duce mi comunica il suo ringraziamento tramite l’ufficiale di ordinanza. Così ho assolto l’incarico.

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