crepuscolo degli dei.2

continua.

Il testimonio è Heinz Linge, già Sturmbahnfùhrer delle SS, che fu addetto alla persona di Hitler dal 1935 al 1945. Siamo andati a interrogarlo nella sua casa di Schenefeld, presso Am­burgo, al numero 62 della via Gorgh-Fock. Linge, dopo il crol­lo tedesco, fu per undici anni prigioniero in Russia. Liberato, rientrò in patria e fu interroga­to dal servizio americano di informazioni. Ora fa una vita «borghese », ed è un esperto di lavori pubblici.
Nel suo ufficio ingombro di ta­voli da disegno e di progetti edi­lizi, egli ci racconta cosa avven­ne alla Cancelleria negli ultimi momenti di vita del dittatore. Trascriviamo qui il suo raccon­to.
« Adolf Hitler è morto il 30 aprile 1945. Arthur Axmann (ca­po della gioventù hitleriana) lo aveva supplicato invano di ordi­nare una sortita dal cerchio che stringeva la Cancelleria, affidan­done l’incarico a duecento gio­vani hitleriani. Il coraggio di questi giovanissimi era straordi­nario. Alcuni di essi erano an­cora ragazzi. Ma la decisione del Fuhrer era già presa. Invano, uno dopo l’altro, gli chiedemmo di accettare la proposta di Ax­mann. Io sapevo che tutto que­sto era inutile, e per quanto mi riguardava gli dissi: “Lasciate­ci allora morire con voi”. Egli rifiutò molto fermamente e mi disse: “No, Linge; bisogna vi­vere. Vivere per un nuovo Fuh­rer che un giorno verrà…”. In un attimo, allora, io rividi i die­ci anni trascorsi nella sua om­bra. Quanti trionfi, quante ore indimenticabili, di cui non ho più altra testimonianza che le fotografie ingiallite, come, per esempio questa, in cui mi si ve­de accanto al generale francese Huntziger, davanti al vagone di Compiègne, quando egli venne a portare la resa della Francia.

Non avranno pietà per la mia memoria
ma fra una generazione mi sarà resa giustizia

«Poi, quel 30 aprile 1945, il Fuhrer fece colazione con Eva Braun, contrariamente a quan­to racconta lo storico Trevor­Roper. Mangiarono sobriamen­te, perché i viveri scarseggiava­no. Dopo il pasto, il Fuhrer uscì dal suo appartamento per gli ul­timi saluti. Noi eravamo tutti là, dal più alto al più umile col­laboratore. Egli si intrattenne un momento con Bormann e Goebbels. Bormann sarebbe sta­to ucciso da un carro armato poco dopo, e Goebbels stava per uccidersi con la moglie e i bam­bini.
« Quando arrivò davanti alla moglie di Goebbels, Hitler era commosso: le disse che l’ammi­rava per il suo coraggio, il suo attaccamento e per l’atroce sa­crificio di uccidere con le pro­prie mani i suoi bambini prima di togliersi essa stessa la vita. Hitler si staccò poi dalla giubba il distintivo del partito in oro massiccio e lo appuntò sull’abi­to della signora Goebbels, ab­bracciandola. Fu un momento di grande emozione.
«A me, con voce ferma, il Fubrer disse: “Addio, Linge. Nessuno al mondo, forse, mi co­nosce bene come voi. Voglio che voi viviate. Ma sentirete raccon­tare molte atrocità sul mio con­to. I vincitori saranno senza pie­tà per la mia memoria, e faran­no di tutto per disonorarla. Ma l’uragano passerà, e tra una ge­nerazione mi sarà resa giusti­zia”.
« Io ebbi l’impressione che egli pensasse in quel momento a Napoleone, anche lui accusato di molti massacri e atrocità. In certe regioni di Spagna, ancora oggi il suo nome è simbolo di terrore. Per tutta l’Europa, e an­che per i francesi, egli fu per lungo tempo  “un orco”, oggetto di orrore e di odio. Si dovette attendere la seconda metà del secolo scorso perché gli fosse resa giustizia. »

La cremazione non risultò completa:
la benzina era di pessima qualità

Dopo questa fanatica glorificazione del dittatore, Linge ­pro­segue il racconto: « Il Fuhrer si ritirò allora nel suo apparta­mento, dove io avevo portato, secondo i suoi ordini, due pisto­le cariche. Le avevo caricate io stesso. Una era una Walther P.P. calibro 7,65, del tipo in dotazio­ne alla polizia. L’altra – calibro 6,35 – era destinata a Eva Braun, oppure a sostituire la prima ar­ma se si fosse inceppata. Im­provvisamente udimmo uno spa­ro. Erano le 15.35 circa. Non vi fu un secondo colpo. Quando io fui sicuro, un quarto d’ora più tardi, entrai nella camera. Il Fuhrer era sul divano. Si era sparato un colpo della pistola 7,65 alla tempia destra, e non in bocca, come è stato raccontato. La pistola era caduta ai suoi pie­di e il sangue scorreva sul tap­peto. Accanto a lui sul divano, semicoricata, c’era Eva Braun, che aveva preferito avvelenarsi.
« Uno dopo l’altro, gli ultimi fedeli sfilarono davanti ai due cadaveri. Axmann era disperato per non essere giunto in tempo a dire addio al Fuhrer. Più tar­di, sarebbe riuscito a sfuggire ai russi, resistendo ancora per qualche tempo nel Tirolo.
« Come Adolf Hitler mi aveva fatto promettere, io presi allora in braccio il suo cadavere dopo averne avvolto la parte superio­re in una coperta, e lentamente salii i quaranta scalini che por­tavano alla porta blindata del Bunker. Una SS fece girare la porta sui cardini ed io deposi il corpo sulla coperta, proprio davanti all’entrata del rifugio della Cancelleria, a quattro me­tri circa, un po’ sulla destra. Dietro di me veniva Bormann insieme con un’altra SS che portava il corpo di Eva Braun, non avvolto in alcuna coperta.
« Lo Sturmbahnfuhrer Kempka, che come me aveva un grado corrispondente a quello di maggiore dell’esercito, e che era l’autista titolare di Hitler, radunò allora alcuni bidoni contenenti i 180 litri di benzina che egli aveva fatto molta fa­tica a trovare. Versammo il carburante sui cor­pi, ma, appena compiuta questa operazione, con­statammo che era impossibile accendere il fuoco. Le esplosioni delle granate sovietiche e gli incendi provocati dalle bombe al fosforo creavano gigan­teschi vortici d’aria che spegnevano i fiammiferi.


« Io rientrai allora nel Bunker e, al riparo della porta blindata, riuscii ad accendere un’improvvi­sata torcia fatta con carta imbevuta di benzina. Uscii dal Bunker e lanciai quella torcia fra i due corpi. Si accese subito il rogo. Ma i due cadaveri bruciarono molto lentamente e la cremazione fu incompleta. La benzina era di pessima qualità.
«Al cader della notte, un gruppo di SS traspor­tò i resti nel cratere formato da una bomba ca­duta nel cortile della Cancelleria, a circa otto pas­si dal luogo dove io avevo deposto il corpo del Fuhrer… »
Heinz Linge tace. Ora prende uno dei suoi fogli di carta intestata – una carta intestata assai ri­spettabile -, con l’indicazione del conto corrente po­stale e delle referenze bancarie – e comincia a di­segnare minuziosamente la pianta del Bunker, la posizione dei corpi al momento del rogo, e quello della improvvisata tomba. Ha appena finito che squilla il telefono. E improvvisamente lo Sturm­bahnfuhrer si trasforma in un borghese, l’uomo delle SS ridiventa il pacifico e autorevole esperto di lavori pubblici. Il racconto del « crepuscolo de­gli Dei » è finito. Il signor Linge fa portare della birra.

articolo del 26 aprile 1954 di EPOCA.

N.B.    Questo articolo in mio possesso è una completa rarità storica; svela intanto la modalità della morte di Bormann assieme a tanti altri particolari di cui neanche RaiStoria è in possesso; e nemmeno History channel. E lo dico con un certo orgoglio. Bel colpo. Per il blog di un pirla.

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