a morte l’invasore.1

Già. Ma quale? Dipende dalla prospettiva di chi guarda…e di chi legge. Comunque, da qualsiasi parte si osservi la storia, un dato emerge incontestabile: in Italia i danni maggiori li hanno fatti i cosiddetti “liberatori”. Nonostante le quasi 800 stragi (più o meno famose…) compiute dai tedeschi nella nostra penisola, più dei 2/3 dei 415.000 morti italiani sono imputabili agli inglesi, ai polacchi, ai marocchini, agli indiani e agli americani. Si dirà: è la guerra! (che è un po’come dire…non c’è più la mezza stagione).

Se le cifre ufficiali sono verosimili i conti sono questi. Ma poi ci sono i danni materiali e … morali. Entrambi incalcolabili. E parlo di ciò che posso riferire e detto da gente che conosco. In Romagna c’era una situazione così: tutto quasi calmo fino all’inizio del 43; ogni tanto passava qualche aereo che si faceva mirare dalla scarsa contraerea di Cervia e poi non succedeva nulla. Ma dall’ 8 settembre tutto divenne un bersaglio. Anche dopo quella data gli inglesi non si fidarono degli italiani, nemmeno a guerra finita; dall’armistizio in poi venimmo appellati come paese co-belligerante ma in realtà eravamo interessanti solo per lavori di secondo livello: vettovagliavamento, pulizia, sminamento, rifornimento e altre menate varie. “No weapons for italians!” era l’ordine di Churchill. Faenza subì il famoso bombardamento del 13 maggio che fece 80 morti. Bazzecole confronto ad altri disastri! Già ma Faenza svuotata e sfollata di allora era un paesone ancora di qualche migliaio di persone. Da allora si dice “gli americani o gli inglesi non prendono in una casa…” perché era vero. Quando miravano ad una cosa ne prendevano sempre sistematicamente un’altra. Lo diceva chi scampava. E’ un detto comune. E poi, scusa, ma che gliene fregava ai liberatori? Fino a 2 ore prima eravamo stati nemici giurati delle democrazie plutocratiche e se andava giù qualche chiesa e moriva qualche vecchio nemico, rientrava nel dare e avere. No? Quando siamo arrivati all’inizio del 44 il fronte si era fermato (si leggano i libri di…Pieraccini) ma la gente sapeva molto di più. Col fronte fermo sulla Linea Gotica e sotto Pesaro i locali facevano due conti: “quando arrivano qui i s’amaza ( si ammazzano) e no’ ai ciapè d’intemeaz ( e noi ci prendiamo di mezzo…). In città si pulivano scantinati da attrezzare come ricoveri e magazzini viveri e in campagna si organizzava la costruzione di rifugi nelle colline meravigliose attorno a Faenza. Hanno scavato le colline facendo cose che è difficile immaginare oggi. Stanze e corridoi a ferro di cavallo con più uscite in ogni dove la geofisica lo permetteva; anche sugli argini del fiume Lamone. Quest’ epopea è descritta minuziosamente nel DvD Errano44 con tanto di filmati ed interviste. Hanno anche invitato a visitare questi rifugi (ancora intatti) nel 2004, per il 60° anniv. della liberazione di Faenza. Non so se l’abbia mai detto nessuno; ma quando arrivarono gli inglesi ( cioè Neozelandesi, Gurka, Sik e Polacchi) nessun faentino sorrise, anzi.

fine primaparte   (mia moglie ha detto che era lungo e la pubblico domani)

Team557

 

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