la grande domanda e l’offerta

Poi, con tutto questo vedere documentari di guerra, leggere libri e raccogliere testimonianze, succede che una certa idea sulle cose, alla fine, uno se la fa. E’ naturale. Ne ho sentite di tutti i colori. Da History channel; qui se i documenti non sono in una certa chiave non li programmano, non li comprano proprio da Fox channel; da Rai Storia che attinge a piene mani da Istituto Luce (l’altra sponda); dalle inchieste di RaiUno che DEVONO essere sempre risolutive e nazional-popolari; insomma, mi sono illuminato dei resoconti di Biagi, S. Zavoli, G.Bisiach (che il sito di RaiStoria continua a  scrivere sbagliato), A.Petacco, fino agli storici dei giorni nostri (vedi sotto); ma nessuno ha mai risposto esaurientemente alla mia domanda-chiave che mi trascino da quando mi interesso di queste cose: tutto il popolo della Resistenza, tutti gli Antifascisti dov’erano i sabato pomeriggio del 1938/39 fino al 10 giugno 1940 e poi dov’erano fino al ’43? Questa è la grande domanda. E l’offerta è la vita dei 415.000 morti italiani ( 330.000 militari e 80.000 civili). Non basta? Ci aggiungo la mia pace interiore; così mi potrò dar pace. Ma intanto i dubbi rimangono.

A Faenza e in altre località della Romagna (dico queste poichè conosco un po’ la storia locale) in piazza il sabato non riuscivi ad andarci. Non erano le macchine, erano le migliaia di persone che inneggiavano il Duce. Lo dice oggi la gente che c’era e CHE HA ANCORA VOGLIA DI DIRLO. E non è poco. Non so nelle altre zone d’Italia, ma qui era così fino almeno al 10 giugno famoso. Ormai si contano su una mano quelli rimasti. Alla vigilia del conflitto l’Italia disponeva di 106 reggimenti di fanteria, 12 di bersaglieri, 10 di di alpini, 5 di carristi, 12 di cavalleria, 32 di artiglieria, 19 del genio, più 20 legioni di Carabinieri, la MVSN e le guardie alla frontiera. La Marina allineava 6 corazzate, 33 incrociatori, 15 esploratori, 130 cacciatorpediniere e 100 sommergibili. In aviazione disponevamo solo di 1860 apparecchi. E tutti questi uomini non erano affatto policitizzati; ognuno aveva le sue simpatie sì, ma il Duce aveva chiamato e la Nazione aveva risposto. Nessuno gridò pubblicamente: NO ALLA GUERRA! E non sto parlando dei 400.000 che furono in piazza Venezia che urlarono SIIIIIIIII quando il pazzo disse “VINCERE e Vinceremo!”. Dov’erano i dissidenti, gli antifascisti del 44, dov’erano i Pertini, i Saragat, gli Amendola, tutti quelli di via Tasso e le medaglie d’oro della Resistenza? Chi lo sa. Perchè mi sono fatto la convinzione che in Italia non fai nulla se non hai prima il consenso.

Credo di aver sposato la tesi di Antonio Pennacchi (quello che ha scritto il canale Mussolini) che l’Italia diventa l’Italietta non appena prende il primo scapaccione fatto per bene; oggi siamo TUTTI fascisti intanto che tutto va bene e si mangia, poi, al primo scossone, rinneghiamo tutto e diventiamo dichiarati ANTIFASCISTI di vecchia data. Tra dieci anni nessuno dirà di aver votato Berlusconi o la Lega. Siamo fatti così. Sono parole condivise di Pennacchi contenute anche nella sua intervista. C’è poco da fare. Vista dalla parte dei tedeschi, per esempio ( e voglio fare solo questo) l’italiano li ha traditi. Punto. Poi si dirà questo si e quello no, ma li abbiamo traditi. Perchè è una cosa endemica. Finché si vince il carro è pieno di gente, ma appena perdi rimani solo. E’ così in politica, nel calcio, in tutto. Dove sono finiti i comunisti? I garofani di Craxi? In una nuvola. E a quel tempo (che ero ancora giovanissimo) ci son cascato pure io. Il punto però è che non è possibile giudicare il passato con la mentalità di oggi, con la visione della società che ci è stata inculcata dai genitori prima, poi dai nostri datori di lavoro; se nascevi negli anni 20 o poco più tardi era normale essere fascista, era bello essere fascista; ti metteva in divisa, ti dava rispetto, onore. Cose che forse non esistono più. Se eri contrario dovevi vivere nelle cantine, di sotterfugi, nascosto o semplicemente guardato male. Non era facile. Se ti dimostravi antifascista a far la spesa ti servivano per ultima e quando in negozio non c’era più nessuno. Non è così piacevole vivere contro. L’ho già scritto. Ma se gli Antifascisti e i voltagabbana poi avessero fatto sentire il loro dissenso forse qualche cosa si sarebbe potuta fare. O no? Temo invece che del dissenso allora non ce ne fosse proprio. Preoccupazione sì, ma dissenso no. Altrimenti la Resistenza sarebbe cominciata nel 40 e non dopo il 25 luglio (43). Dai. Sul sito (www.557.it) si possono trovare 1000 e una conferma di questa opinione che può certamente non essere condivisa ma non negata. A questo proposito voglio proporre un documentario: 25 aprile: la memoria inquieta .

La prima scoppola l’abbiamo presa già il 14 giugno, alle prima luci dell’alba, mentre i tedeschi stanno per entrare in Parigi, quattro incrociatori e undici cacciatorpediniere francesi, salpati da Tolone, si profilano all’orizzonte del golfo di Genova e bombardano indisturbati la città e le zone industriali tra lo stupore completo e l’incredulità dei liguri. Stessa sorte tocca poco dopo anche a Savona ma qui i francesi trovano una vecchia torpediniera dal nome garibaldino: la Calatafimi e alcuni M.A.S. che oppongono un’eroica resistenza. L’avranno detto poi al Duce? Intanto il morale già cominciava a scendere. Il buongiorno si vede dal mattino.

* faccio due nomi per rendere loro omaggio (non lo fa mai nessuno..) per iscritto:

Emilio Gentile, Paolo Mieli, Alessandro Campi, Giovanni Sabbatucci, Sergio Luzzatto, Pietro Scoppola, Perluigi Ballini, Jean Dominique Durand, Giuseppe Vacca, Piero Craveri, Giordano Bruno Guerri, Giorgio Rochat, Filippo Focardi, Simona Colarizi, Giovanni DeLuna.

Mi scuso se ho dimenticato qualcuno. Riparerò nel caso.

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