A simple question

Mi è capitato di andare a rivedere un documentario archiviato nel 2002 (passato su History channel) che si intitola “corpi speciali tedeschi” e naturalmente trattava le SS e chi collaborava con loro (Gestapo, Einsatzgruppen, SonderKommando, etc.). Beh, ad un certo punto l’intervistatore rivolge una domanda (tuttosommato ovvia…) ad un ex appartenente alle SS: « lei ha partecipato a qualcuna di quelle esecuzioni sommarie di prigionieri sovietici? » – e il soldato, in modo molto candido replica: «lei pensa che io possa rispondere a questa domanda? se fossi un criminale di guerra glielo verrei a dire qui?». Disarmante.

Ora, mi sono chiesto un po’ di cose.
Facciamo qualche considerazione.

1) Il soldato, nel 2000/2002 chiaramente ottantenne, forse all’epoca era un pivellino troppo giovane, probabilmente delle ultime chiamate e forse non ha partecipato; comunque era una SS e non un sagrestano;

2) costui è stato rintracciato e contattato dalla troupe che raccoglie interviste per History channel ed ha accettato di essere intervistato;

3) ovviamente se sei una ex-SS e accetti di essere intervistato non ti aspetti certo che ti chiedano che tempo farà domani e quindi implicitamente ti rendi anche consapevolmente disponibile a trattare l’argomento per il quale ti reputano competente;

4) insomma sei tenuto a rispondere civilmente alle domande che ti fanno! anche perché prima di registrare ti leggono le domande (a telecamere spente) e poi ti fanno firmare la liberatoria.

Ma come nella migliore tradizione Hitchcockiana, il punto è un altro.

Superato lo stupore per il fatto che questo passaggio non sia stato tagliato dalla puntata, potrebbe essere vero il contrario: cioè che il fatto di averlo lasciato, forse conferisce maggiore forza e maggior impatto all’intervista per la sottile polemica insita nella risposta consegnata allo spettatore, ma mi angoscia (si fa per dire…) l’accanimento ossessivo nel tentare di spettacolarizzare l’argomento storico e storico-revisionista di che dirige le produzioni per la Tv.

Cioè il punto è: chi studia le domande da fare ad un personaggio così particolare? Ci si aspetta forse che risponda come se fosse dinanzi ad una corte di giustizia? Se l’ha fatta franca dopo quasi 70 anni, in Germania, dopo 6000 processi ad ex nazisti, come ci si pone di fronte a questo scampato alla storia? Diversamente: se invece di un soldatello qualsiasi avessimo la possibilità, per assurdo,  di poter intervistare un alto ufficiale SS che si presume abbia potuto ordinare quello o quell’altro orrore, ci aspetterebbe forse che possa confessare qualcosa in una puntata di History channel?

No. Credo proprio di no.

Per fare un esempio; Walter Reder (il regista della strage di Marzabotto) ha sempre negato di essere responsabile fino all’ultimo, ha chiesto il perdono ma in tutte le interviste (fino al 1980) si è sempre mostrato altezzoso, ambiguo e per nulla pentito delle sue posizioni. Nonostante questo l’Italia di Craxi si è servì della «prevista possibilità» di scarcerazione anticipata contemplata dalla sentenza del 1980 e ne decise la liberazione e il rimpatrio in Austria, su un aereo messo a disposizione dal governo italiano. Nel gennaio 1986, in un comunicato al settimanale austriaco (Die ganze Woche), Reder dichiarò “Non ho bisogno di giustificarmi di niente” e ritrattò la richiesta di perdono avanzata nel 1964 agli abitanti di Marzabotto attribuendone l’iniziativa al suo difensore. Kappler (intervistato anche dalla RAI nel 1968) si comportò in modo molto simile. Gente che non ha mai detto niente in nessun caso. Nessuno. E allora?

Allora rigiro ancora la frittata.
Allora dico di avere l’impressione che certi documentari non documentino la verità così spesso, ma piuttosto la spettacolarizzazione della prospettiva vista da chi scrive la regia. Quindi una sorta di verità addomesticata, addolcita o, meglio, “suggerita al consumatore” per il bene del consumatore.
Quindi, se non si può ottenere la verità vera poiché comprensibilmente non è la sede giusta (quella Tv) il documentario è solo una risultante di considerazioni storiche affrancata da testimonianze (quando ci sono) e condita da una head-line storicamente condivisibile e perciò largamente popolare.
Interessante.

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