Carpe diem

Per quale motivo i signori tedeschi della guerra si sono tanto stupiti della menzogna e del tradimento italiano quando in questa bieca pratica erano sicuramente dei maestri e da vari anni? Non se lo ricordavano più?
Ho trattato da poco l’argomento di come il regime totalitario nazista, fascista e anche quello sovietico siano nati sotto il segno del più perfido inganno; il periodo dal 1933-45 è stato teatro di mille sotterfugi prepetrati ai danni di altre nazioni prima e ai danni di migliaia di possibili singoli nemici, poi. Non ci si può credere. L’uomo, quando è chiamato, sa essere infingardo, bugiardo e traditore nei modi più subdoli. E lo fa pure divertendosi.

I nazisti usarono questa pratica e ne fecero una tecnica raffinata per ingannare, sbeffeggiare e piegare i loro nemici, che fossero politici o semplici civili; non aveva importanza. La Gestapo, con l’aiuto omni-presente delle SS o della Wermacht, diventò ben presto la più alta espressione dell’ inganno grazie ad un campo di allenamento reso quotidiano da una legge governativa: lo sterminio degli ebrei e di tutte le razze considerate inferiori. Italiani compresi. Secondo me c’era chi studiava di notte metodi per rendere sempre nuova la cosa. E ci riusciva. Qui ne avrei da raccontare, ma mi limito a riportare un paio di episodi che considero un bell’esempio dell’ossessione tedesca.

Episodio 1


Nel 1941, sulla strada tra Lubin e Legnica (in Polonia) stava rientrando, da un breve gita scolastica, una classe di bambini polacchi e alcuni ucraini che erano accompagnati da una suora Madre Superiore ed un aiutante. 23 in tutto. Sono quasi le 5 e mezza di sera e la corriera avanza lenta verso Legnica quando incrocia una camionetta e una Kubelwagen con 1 ufficiale e un signore in borghese. Dietro, sulla camionetta, i 5 soldati. La strada in quel punto era stretta e per far passare i militari la corriera si ferma sul ciglio della strada con le due ruote laterali che erano quasi nel fosso. I militari passano lentamente. Quando tentano di ripartire la corriera perde trazione e scivola un po’ sul lato impedendo la ripartenza. Scende al volo l’aiutante della suora per vedere cosa si poteva fare e comincia ad imprecare per l’accaduto. Scende anche l’autista e decidono di cercare aiuto presso una locanda-birreria poco distante. Fatalità: ritrovano il convoglio dei soldati appena incrociato, nell’intento di risalire sul camion e di andare via. L’ autista li chiama con l’intento di farsi dare una mano per dare una spinta alla corriera e questi, brontolando, acconsentono. Tornano sul luogo e cominciano a spingere ma la corriera non si muove. Dopo qualche istante giunge anche la vettura con l’ufficiale che comincia a sbraitare urlando che non sono lì per aiutare le persone, ma per fare il loro dovere e altre cose del genere. I soldati quindi si irrigidiscono e desistono dallo spingere e la suora, a questo punto, si arrabbia e deplora il comportamento dell’ufficiale. Così l’ufficiale scende dall’auto, le si avvicina e le chiede chi è, cosa fa e dove sta andando; chiede i documenti di tutti (papiren, bitte…) e scopre (guarda caso) che nove bambini NON sono-proprio-solo-polacchi, ma ebrei ed è ebreo anche l’aiutante.

A questo punto, l’ufficiale diventa improvvisamente gentile e invita tutta la classe a scendere (così la corriera è più leggera…e più facile da spostare) e prega quindi la scolaresca di entrare nella chiesetta poco distante per aspettare che il veicolo venga rimesso in carreggiata. Si sta facendo un po’ tardi; sono passate le 6 di sera e si sta facendo buio. Vengono così accompagnati nella chiesetta e invitati ad entrare. Il signore in borghese, che fino a quel momento era stato in disparte, chiese ai bambini dove abitassero e nel caso non fossero riusciti a sbloccare la situazione si dimostrò premuroso di ricondurli personalmente in città, ad uno ad uno. Con un sorriso si congedò e uscì chiudendo lentamente la porta. I bambini, forse stanchi della giornata, e forse della camminata, cominciarono a piagnucolare e a mostrare segni di insofferenza. Sentirono l’ufficiale gridare qualcosa in tedesco ( Wir helfen unseren jüdischen Freunden teilen! aiutiamo i nostri amici ebrei! ) e il sopraggiungere di corsa dei soldati per il caratteristico rumori degli scarponi. « Forse hanno finito! …» – pensarono i bambini. Improvvisamente sentirono il rumore di due vetri frantumati e videro degli strani oggetti volare dentro la chiesa. Sei secondi più tardi erano quasi tutti morti dilaniati dallo scoppio delle granate tedesche. Suora compresa. Si salva l’aiutante ed una bambina che ha poi raccontato il fatto, solo dopo 40 anni. Compiva, proprio quel giorno, 7 anni. I colpevoli non sono mai stati trovati.

not to forget

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