Roma città a…parte; (prima parte)

Sto leggendo il libro di memorie di Albert Kesselring «soldato fino all’ultimo giorno» e ho trovato cose che la storiografia ufficiale (peraltro abbastanza di parte) non riporta. Vediamole.

Kesselring ha scritto che “il movimento partigiano divenne per la prima volta veramente molesto solo nell’aprile del ’44 quando le bande cominciarono ad agire sull’Appennino, prima era solo un fenomeno locale perlopiù banditesco“. A fine aprile, cito da un libro di Bocca, le forze partigiane contavano in tutto poco più di dodicimila combattenti; 9000 al Nord e oltre 3000 nel Centro-sud. Più cospicuo l’apporto dei garibaldini, ideologicamente ispirati dai comunisti, di 5.800 uomini, poi 3.500 autonomi, 2600 giellisti e circa 700 cattolici. (io non conoscevo i giellisti…). C’è anche chi dice che i cattolici fossero molti di più per il colossale apporto morale offerto da preti e religiosi vari. Comunque, nel ’44 i GAP (per come si direbbe oggi) erano “4 sfigati sovversivi” che agivano solo nelle città prendendo di mira tedeschi e fascisti; colpivano e scatenavano le rappresaglie, per cui centinaia (a volte migliaia) di civili poi pagavano con la vita. Lo dice sempre Kesselring. Bello! Bravi! Furbi! Tanto, paghi tu… e ai tuoi parenti ed amici rimasti vengo poi a chiedere qualcosa da mangiare (quando posso…). Funziona così.

Un aspetto inquietante della filosofia gappista è questa “leggerezza” nella valutazione della vita altrui. Disposti a sacrificarsi (spessissimo inutilmente…), erano altrettanto disposti a sacrificare gli ostaggi innocenti che, dopo ogni impresa, erano regolarmente fucilati. E’ pazzesco! E’ uno dei tanti lati oscuri della lotta comunista. E il comunismo, alla stessa stregua di qualsiasi regime totalitario, fa paura. E qui mi ricollego a quanto ho accennato a proposito di Giorgio Amendola nel documentario “Il prezzo della Resistenza”. In qualche modo ne sono uscito sconvolto. Mah!

Mia moglie mi picchietta sulla spalla e mi dice: «guarda che è storia di 65 anni fa!…» Lo so. E qui si aprirebbe un capitolo troppo ampio.

Bocca dice che l’episodio “esecuzione” di Giovanni Gentile divise anche l’antifascismo più convinto. Per la cronaca, gli esecutori “fiorentini” di Villa Montaldo al Salviatino furono Bruno Fanciullacci e Antonio Ignesti. Si noti che il primo, mentre lo colpiva a bruciapelo, gridò: «Non uccido l’uomo, ma l’idea!». Il figlio di Gentile (Benedetto) assistente a questa scena. Immaginiamo il momento.

Negli ambienti della Resistenza, giunse notizia che ci furono liti ideologiche profonde; il pittore Ottone Rosai, nella cui casa andò a rifugiarsi la coppia esecutrice, li rimproverò duramente; indignato fu anche Benedetto Croce ma i comunisti rivendicarono la legittimità  morale dell’impresa. I comunisti. Si dirà poi che Gentile è morto per “la moralità della storia“.

Roma, intanto, faceva modo a sé. Non era città aperta. Gli inglesi avevano più volte rifiutato di proclamarla tale, ricordando per esempio, la smania di Mussolini di bombardare Londra, e i tedeschi che minacciavano di difenderla <casa per casa>, pur patteggiando col Vaticano.

–   seconda parte di <Roma città a…parte> LUN 16 agosto.


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