Armistizio e dintorni. 1 parte

sottotitolo: un caso di (in)coscienza 1
Succede che a volte leggere fa male all’animo. Mi sono spesso chiesto che cosa possa essere passato per la testa di un comune soldato in quei giorni vicini all’8 settembre. Sorpresa? stupore? Incertezza? E come avrebbe potuto il milite elaborare diversamente questi eventi se avesse potuto conoscere i fatti così come li interpretiamo oggi? E che cosa poi avrebbe dovuto fare?

I fatti.

Dal 1° settembre al giorno 8, per ben 4 volte i nostri vertici militari incontrarono i responsabili diplomatici e militari tedeschi in occasioni ufficiali di protocollo. Il primo inganno, la prima vera bugia ha un latore preciso: il ministro degli Esteri del Governo Badoglio, Raffaele Guariglia, che riceve il tedesco Rudolph Rahn (che sarà poi ambasciatore) e gli dice: -” il Governo Badoglio è deciso a non capitolare e a continuare la guerra a fianco della Germania. Metterò tutte le mie energie a disposizione per realizzare questa decisione che condurrà a una collaborazione militare sempre più stretta e conseguente“-. Prima bugia.

3 settembre 1943. Venerdì.

• ore 17,45: firma della resa a Cassibile, sotto una tenda in un uliveto. la Firma.

• ore 19,30: Badoglio riceve Rahn e afferma: -“la diffidenza del Governo del Reich nei riguardi della mia persona mi riesce incomprensibile. Ho dato la mia parola e la manterrò! Vi prego di avere fiducia!“-. Seconda bugia.

• ore 23: in base alla firma delle 17,45 di Cassibile, in cui su sanciva la resa incondizionata agli accordi presi iniziano le discussioni tecniche sull’esecuzione tecnica dell’armistizio. Il gen. Castellano “scopre” il testo dell’armistizio “lungo” (che si sarebbe poi dovuto controfirmare di lì a pochi giorni) e si affrontano i temi dell’avio-sbarco su Roma, della consegna dell’intera flotta italiana a Malta (a MALTA!) e dell’atteggiamento delle truppe dopo la comunicazione dell’evento.

4 settembre 1943. Sabato.

Rahn incontra il capo di S.M italiano, Ambrosio, che si dichiara -“animato dalla volontà ferma e sincera di continuare la guerra in comune“- Terza bugia.

Castellano rimane a Cassibile come ufficiale di collegamento con gli alleati; consegna a Marchesi i vari documenti concordati e tra gli altri anche quelli per la consegna della marina e dell’aviazione.

5 settembre 1943. Domenica.

Marchesi rientra a Roma con tutti i documenti e i piani condivisi con gli alleati. Ambrosio chiede di organizzare un  eventuale trasferimento del re e della flotta all’isola della Maddalena. Si prepara lo sbarco alleato ipotizzato per il giorno 12.

6 settembre. Lunedì.

• ore 10,00: viene emanato il piano operativo per il trasferimento del re; il “Vivaldi” e il “Da Noli” sono convocate a Civitavecchia. Gli Alleati mandano messaggi radio con l’invito a “rimanere all’erta per un successivo messaggio del giorno successivo”.

ore 12,00: Arrivano notizie di un forte concentramento di convogli al largo di Palermo. Roatta dice ad Ambrosio di essere preoccupato che gli Alleati abbiano anticipato lo sbarco, ma intanto tutti tacciono.

L’alto comando tedesco avverte Kesselring di tenersi pronto a qualsiasi evenienza. Il re si prepara a lasciare Roma per la Sardegna.

7 settembre. Martedì.

• ore 10,00: De Courten (Ministro della Marina nel governo Badoglio -27 luglio 1943 e Capo di Stato Maggiore della Marina -29 luglio 1943) riceve l’ammiraglio Bergamini che gli conferma che i suoi equipaggi sono pronti a salpare contro gli Alleati nel Sud Italia.

• ore 16,00: Castellano chiede a Eisenhower di rinviare la data ufficiale dell’armistizio ottenendo una “sonora risata”!

• ore 17,00: vengono riuniti tutti gli ammiragli per le istruzioni nel caso di un armistizio con gli Alleati. Altra bugia. Questa volta, contro gli italiani.

oer 21,00: i sommergibili Topazio e Velella salpano in missione di guerra contro gli Alleati; saranno affondati con circa 150 marinai a bordo, vittime del caos di quelle ore.

• ore 23,00: gli aeroporti sono tutti in mano ai tedeschi, non c’è carburante e nemmeno armamenti. Il Generale Taylor (l’ufficiale alleato di collegamento) dice: -“lo sbarco è concordato per domani, 8 settembre”- .

• ore 24,15: a casa sua, Badoglio chiede a Taylor di tornare da Eisenhower a spiegare la nuova situazione per ottenere un nuovo rinvio della proclamazione dell’armistizio.

Comunque, a quattro giorni dalla firma di Cassibile e a 24 ore dalla proclamazione formale, la nostra Marina ordina ancora ai nostri sommergibili di uscire in mare per silurare le navi alleate. E di morire, se serve. Da urlo!

8 settembre. Mercoledì.

ore 2.00: Badoglio prepara un messaggio per il C.S. Alleato. -“Dati cambiamenti et precipitare situazione et esistenza forze tedesche nella zona di Roma non è più possibile accettare armistizio immediato dato che ciò domostra che la capitale sarebbe occupata e il Governo sopraffatto dai tedeschi. Non ha forze sufficienti a garantire gli aeroporti – firmato Badoglio“-.

ore 10,00: Kesselring concorda con De Courten il piano d’azione contro lo sbarco alleato (!?!); il convoglio americano intanto ha deviato un po’ più a sud rispetto a Napoli (Salerno) lo sbarco. E siamo alla farsa totale.

ore 11,30: re Vittorio Emanuele III riceve a villa Savoia, l’ambasciatore Rahn: -“dica al Fuhrer che l’Italia non capitolerà mai! E’ legata alla Germania per la vita e la morte!“-. Quarta bugia.

ore 12,00: c’è un bombardamento terribile su Frascati. Il 93% della abitazioni è distrutto, 6000 morti su 11000. Il quartier generale tedesco non ha nemmeno un graffio! Risponde Eisenhower comunicando il rifiuto a qualsiasi rinvio.

ore 15,15: l’aeronautica tedesca comunica al comando che una poderosa flotta di un centinaio di navi si sta avvicinando alla costa campana; via all’operazione “Orka” (uragano): “sbarchi in vista: pronti al combattimento!”

Attenzione ora.

ore 16,02: l’agenzia inglese Reuter riceve da New York la notizia dell’armistizio con l’Italia ma il Governo inglese ne proibisce la diffusione per ora. Lo hanno saputo in America e a Londra prima degli italiani stessi!!

ore 17,00: Ribbentrop comunica a Rahn che la Reuter ha annunciato la capitolazione italiana; Rahn ora chiama Guariglia (ministro degli esteri) al telefono che smentisce ancora (ancora?) Quinta bugia. E anche Roatta nega: -“una spudorata bugia inglese che respingo con sdegno!“- Sesta bugia.

ore 18,30: radio Algeri dirama al mondo intero il proclama di Eisenhower che annuncia l’avvenuta resa dell’Italia. I tedeschi ascoltano interessati la cosa e fanno chiamare di nuovo Rahn l’amico Guariglia: -“ma questo è tradimento!”- “No, devo però chiedere conferma!” risponde Guariglia. Il massimo. Anche di fronte all’evidenza dei fatti si nega. Settima bugia. Un record.

ore 19,45: il proclama di Badoglio alla Nazione: -” il Governo italiano, riconosciuta l’impossibilità…, etc.”

ore 20,00: Jodl chiama al telefono Kesselring per informarlo del proclama Badoglio.

Ora, il problema di come ci si è posti di fronte a questa situazione è stato per alcuni di difficile soluzione e ha riservato risultati spesso decisivi per la propria coscienza, posizione politica e per la propria vita. Ma come avrebbe dovuto reagire un soldato se avesse saputo come si era comportato il proprio Comando Supremo? Il tradimento italiano è innegabile. Forse i tedeschi, dopo questa sequenza impossibile di bugie dovevano essere più indulgenti, più comprensivi con noi? Come ci saremmo comportati noi a ruoli invertiti? Non c’è attenuante che tenga. Avrebbe dovuto girare il fucile dall’altra parte? Mussolini, per una volta, qui non c’era e non c’entra, ma il Governo Italiano sì. Schifo.

L’avevo già scritto in un altro articolo che Mussolini aveva ragione quando diceva: “l’italiano, messo alle strette, o è feroce o è comico”. Direi tragicomico.

A scuola non me le hanno mai fatte studiare queste cose (parlo degli anni ’70) e avrebbero dovuto, ma questo è un altro discorso. Se lo avessero fatto, si sarebbero formate coscienze molto diverse in noi giovani di quegli anni; mio padre non me le ha mai dette queste cose (forse non le sapeva nemmeno) e se penso che un sacco di gente c’è pure morta, per questa gente, viene una rabbia infinita. La cosa che non mi è ancora chiara è: come si pongono i fazzoletti rossi di fronte alla gente che ha servito una Patria in cui credeva? Qui il fascismo era già caduto. Questi non erano fascisti, erano mezzo democratici, mezzo monarchici, erano liberali. Ma mi sa che abbiamo fatto schifo tutti; e la festa non era ancora finita. A coronamento di tutto c’è in programma la fuga del re a Brindisi. Non ultimo, re Umberto che si dichiara servo della Patria e lascia; c’è la repressione dei tedeschi, la fine della guerra, la guerra civile e la proclamazione della nostra Repubblica, nata anche questa con l’inganno, col trucco, all’italiana, insomma. E parlo del referendum del 2 giugno 46. Ne parlo in un prossimo articolo di fuoco.

Not to forget.

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One response to “Armistizio e dintorni. 1 parte

  • Rai (dis)Edu « Team557

    […] responsabilità e le conseguenze di ciò che ho descritto e riportato nei miei precedenti articoli (Armistizio e dintorni 1/2/3 – un caso di (in)coscienza). E questo lo trovo decisamente intollerabile. Quando si traccia una biografia e/o un […]

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