il rosso e il nero

Un confronto sereno tra le parti (il rosso e il nero) è da sempre impensabile, ma non sto parlando di gente vicina alle ideologie di partito; parlo di gente comune, di provincia, di paese. Personalmente ho avuto modo di sentir raccontare cose solo da chi dice di aver “perso la guerra”; non so, sarà il caso… Non era gente che aveva combattuto e non era gente che aveva tessere di partito o simpatie particolari: erano tutte persone semplici, normali. Il bello è stato che quando raccontavano lo facevano a 360 gradi, parlando di tutto, magari saltando “di palo in frasca” con grande serenità.

Gente nata col fascismo che sui banchi di scuola, nella vita di ogni giorno, perfino in Chiesa, aveva sentito esaltarne i meriti, glorificarne le imprese, tesserne gli elogi. Gente che fino allo scoppio della guerra non aveva mai sentito una voce di dissenso, né in paese, né in città. Sembra strano, ma è vero. Verissimo. Quando riporto le parole di scrittori famosi che hanno parlato di ventanni di oppressione del fascismo si fermano e mi guardano: – “ma dove? ma cosa dice?” ed io mi sento uno che viene da Plutone. Uno di questi si alza, mi mette una mano sulla spalla e mi dice: -” guardi, per tanti della mia generazione il fascismo aveva significato concordia nazionale, lo sa cosa vuol dire? lavoro! difesa della tradizioni, amor di patria e quando è stato il momento che questi valori venivano messi in discussione io non avrei esitato un attimo a mettere in gioco la mia vita per difenderli! ” -.

A qualcuno che ti parla così come fai a dargli del “fascista” con quell’astio che da sempre contraddistingue il fazioso antifascista per fede ereditata… Non puoi. E molte di queste persone oggi non ci sono più. E neanche molti di quei valori.

Un’altra cosa che mi ha stupito è questo discorso del rapporto con i tedeschi durante il fronte dell’inverno ’44. Raccontavano, ripetendolo sempre, che avevano più timore degli Inglesi liberatori (che non conoscevano affatto) che degli occupatori che, per di più,  avevano anche usurpato anche le loro abitazioni, causa la guerra. Anche nel “ciocco“, cioè nel momento peggiore del fronte avevano talvolta aiutato i civili (forse non proprio tutti…) a ripararsi. Certo, si tratta di qualche raro caso; ma dopo, con gli Alleati in casa, le cose non sono andate poi molto meglio. A creare guai a Faenza, per esempio, furono anche i Neozelandesi, come denunciato più volte dalla Diocesi locale. E’ stato riportato che essi  saccheggiavano chiese e sagrestie, archivi parrocchiali, svuotavano cantine e distruggevano case alla ricerca di improbabili tesori. Non molto diversi furono anche i polacchi che, a dire dei nostri vecchi, erano poco amici per non dire nemici, di quasi tutti. Gli scontri, in quella nuova Italia liberata, tra italiani (partigiani) e polacchi era diventato un problema serio; quando vedevano … rosso erano botte; a motivare questo era l’odio antirusso di vecchia data, cresciuto con la spartizione della loro terra tra Hitler e Stalin; fatti analoghi non sono registrati per i Canadesi e per gli Inglesi, benchè arroganti e prepotenti. Le singole esperienze, del resto, hanno differenziato i giudizi anche sui “Germanici”, tutti indicati per comodità come Tedeschi, nonostante la presenza di Austriaci, Sud Tirolesi (volkspartein), Slovacchi, Ungheresi, Ucraini, Bielorussi, Cechi e finanche Mongoli. Ovviamente, nei racconti ufficiali e sul “corriere Alleato”, queste notizie non sono mai comparse; le autorizzazioni ai comunicati subivano continuamente controlli severissimi e censure. Ma le cose vanno così, da sempre. Però, la gente sa come stanno le cose, in verità e quando può le racconta.

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