sBandi di reclutamento


Non occupandomi solitamente di cronaca è ovvio che questi argomenti risultino un po’ fuori tempo, ma rimangono indiscusse ed inevase certe questioni, forse teoriche da un lato, che tanto hanno inciso comunque sulla vita di molti italiani di quel tempo e dopo. Parlo degli anni ’40. La mia perplessità primaria riguarda la domanda del “chi decide il quanto e il come…” nel momento della dichiarazione di guerra e con quale coscienza e/o responsabilità.In Italia, (nel ’40…) siamo circa 44 milioni molto frammentati; 8 milioni in città con più di 100.000 abitanti (tipo Forlì – provincia del Duce). Circa il 51% lavorano in agricoltura, il 26% in industria e il 23% nel terziario. Bene. Ora, decidi di andare in guerra dopo qualche mese di non belligeranza; hai fretta? Va bene, andiamo in guerra. Quanti siamo?

Censiti, registrati (dicono) 1.500.000 di soldati, che all’inizio del ’43 si troveranno dislocati dalla Francia (la Francia?, ma non era caduta?) alla Russia, dalle basi navali del mar Baltico alle isole del mar Egeo e del Peloponneso! Metà di questo milione e mezzo di soldati risulta fuori dai confini nazionali (metà?).

La mia domanda ora è: – ma che ci andiamo a fare laggiù? –  Non abbiamo nessun tipo di astio, né rancore, verso queste popolazioni; Francia e Inghilterra erano appena state alleate nella Grande Guerra del 15/18; come si può sentire una guerra contro di loro?

Dai, se hai voglia di fare in caos del genere, non bastano solo 80 divisioni male armate (di fucili a tappi) per fare una festa così! Non puoi svuotare casa (l’Italia) per andare tutti fuori; se lo fai sei un idiota, un cretino! Vuoi dirmi che lasci solo 700.000 soldati in tutta la penisola? Ma sei fuori come un balcone! Ci voleva una chiamata alle armi almeno doppia; un bando di reclutamento che comprendesse chiamate dal 1905 al 1926 (da subito) e con una ripartizione degli incarichi in base alla preparazione, alle qualità individuali e non alle tessere, o no, di partito!

Infatti, andiamo in Grecia e prendiamo subito 4 schiaffoni. 14.000 italiani vengono battuti da poco meno di 6.000 greci e siamo costretti a chiedere aiuto a Hitler che accorre con poche divisioni e prende immediatamente Atene togliendoci le castagne dal fuoco! Una figura da cioccolatai! Se ne ha la sensazione anche guardando il film “il mandolino del capitano Corelli” e non se ne trae un’immagine molto edificante della potenza italiana…

Nel 1943, il piano “Asse” era un piano tedesco, fortemente voluto da Goering, decisamente gigantesco e stranamente già pronto (com’era possibile?) che prevedeva la totale cattura dell’esercito italiano e la sua immediata deportazione nei campi dislocati nei territori controllati dai tedeschi dell’Europa orientale. Forse Hitler non si fidava dall’inizio degli italiani? E allora, se sì, perché poi gli ripropone di arruolarsi al suo fianco (dopo averli chiamati traditori) qualche mese più tardi? Mah! Di fatto è che, tra settembre e fine ottobre ’43, 754.000 tra soldati e ufficiali furono catturati e sparpagliati nei vari campi di tutta la Germania. La cifra, qualcuno dice, può essere sensibilmente più bassa, ma non è questo il punto centrale; Adriano Leoni, che ha scritto “diario di una strana guerra” , ci ricorda poi che nel primo anno dopo la loro liberazione dalla prigionia nei Lager tedeschi, morirono per malattie (moltissimi per TBC) ben 50.000 militari italiani oltre i 30.600 deceduti durante l’internamento.

Ma faccio un passo indietro. Appena Mussolini rivede Hitler, dopo la liberazione ( che io chiamerei piuttosto “gita di piacere” ) operata sul GranSasso, cosa gli viene in mente di dire a proposito dei suoi IMI (internati militari italiani) appena catturati?

sono contento che non rientrino affatto in Italia, potrebbero portare un effetto demoralizzante nel nostro Paese e sul popolo fascista! “.

Un idiota. Un matto. Forse la prigionia (se di prigionia si può parlare) gli ha dato alla testa! Tra i tanti acchiappati dall’ oggi al domani, c’era anche mio papà che poi è tornato; l’ho già scritto.

Altri no. Non lo possono dire. Si dirà “eh, ma sono storie vecchie…erano altri tempi…” (è dai tempi di quando ero piccolo che sento queste cose…), ma intanto moltissime famiglie sono state falcidiate ed evirate irrimediabilmente dei loro cari e sono cresciute in modo molto diverso da come sarebbero potute essere. Nello snodarsi degli eventi seguenti diventa facile attribuire al caso o al destino (vedi altro mio articolo), alla guerra in genere, al bisogno della Patria, il perché delle cose; la realtà è molto più spicciola e molto più feroce. Tuo padre, tua madre c’è o non c’è. E’ questo che conta. E che cambia.

Torno un attimo alle cifre. All’inizio del ’43, l’ esercito tedesco (già molto sfoltito) contava circa 4.300.000 soldati, mentre la sola forza d’urto sovietica ( cioè senza riservisti) annoverava 6.700.000 unità mobili; poi c’era tutto il resto del mondo contro l’Asse (rimasto); quindi Americani, Brasiliani, Neozelandesi, Polacchi (parte), Francesi, Indiani (di tutte le razze), Inglesi, Jugolslavi (Cetnik a parte), Greci e chi più ne ha, ne metta. Poi venitemi a dire che i numeri non contano!

Per ulteriori consultazioni, consiglio vivamente ” prigionieri di Hitler ” e la serie ” la lunga strada del ritorno ” (5 DvD) con questi titoli: < 1943 invasione – settembre’43 – linea d’inverno – estate di vittorie – quei giorni d’aprile >. Sul sito.

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