Se il caso vuole…

prima parte

Per un ordine impulsivo o troppo tardivo migliaia di staffette portaordini sono state falciate da cecchini, da mg42, o intere pattuglie sono state decimate da un suono che in certi film quasi affascina. Niente di nuovo, si dirà, ma se si guarda la vicenda un po’ da più vicino si può carpire la vera fragilità dell’esistenza. Qualcuno TI ORDINA, perché è di grado superiore (ma magari è un imbecille); tu vai perchè sei proprio lì e dopo pochi passi sei solo una piastrina da strappare. E’ allucinante. Magari, quella guerra non è la tua. Ti è solo arrivata una cartolina e per paura dei Carabinieri ti vai a giocare la vita assieme ad altri sfortunati perchè sei stato selezionato abile per il re o la regina e devi tenere alto l’onore della tua patria che ti ha chiamato a difenderla. Casualità. E allora cosa voglio dire? E’ la guerra. Ed è ancora casualità. Decisa da molteplici fattori, ma comunque è ancora sufficientemente tutto frutto della casualità. Io sono qui a scrivere in questo coso, ma se quel tedesco con la bava alla bocca avesse direzionato diversamente il suo ferro in quel 9 settembre 43 a Mostar, dove mio padre era stato inaspettatamente messo agli arresti dai tedeschi, io non sarei qui. Che c’è di strano? Nulla. La casualità. 3 dei sottufficiali  che erano nella stanza con mio padre, più giovani, più speranzosi, più aitanti (si vedono in una foto che ho nel blog, in speciale), sono stati crivellati da un mp40 perchè hanno lievemente accennato ad una reazione. Sono attimi. E’ l’ unica cosa che mio padre mi ha sempre raccontato (in realtà solo 2 volte). Un caso.

Ma sarà capitato anche a migliaia di altre persone, militari e non. Il caso.

seconda parte

Mia madre ha perso in 8 secondi babbo e mamma contemporaneamente sotto il primo bombardamento di Brisighella. Non si è mai completamente ripresa da quell’evento. Allora aveva solo 21 anni. Certo, il proprio istinto di conservazione ti aiuta nell’attimo capitale, ma dopo… tutto non è più lo stesso. Lei ha detto che suo padre, sotto il peso di una trave che gli era crollata addosso (case vecchie in pietra di fiume o poco diverso), ha cercato di dire qualcosa che lei non è riuscita a capire perchè parlava con filo di voce. E non se lo è mai perdonata. Non ha semplicemente …sentito.

Me lo raccontava con gli occhi sbarrati. Un trauma totale. Lei era sotto l’unico arco dell’entrata della casa. La mamma è morta sul colpo. Subito. Ti toglie il fiato sentire una cosa del genere, anche se me la dicono oggi, tra una pubblicità di Totti e un Domenica sportiva. Casualità. Poi si dirà che quel bombardamento ha fatto 83 morti (gli inglesi), che ogni guerra vuole i suoi morti…, che queste cose non interessano più nessuno perchè io ho le rate della casa a cui pensare…, ma intanto la tua vita cambia in 8 secondi. 8. ..azzo!

Poi ci si rifà una vita. Ma se la vedi solo così è uno schifo. E il discorso sulla religione che ti aiuta non lo comincio neppure. Alla fine si ripensa che forse sarebbe stato meglio se…

terza parte

Se ci fosse stata la televisione non saremmo mai entrati in guerra. ma nel 30, nella famiglia di mio padre forse erano tutti fascisti. Perchè lo erano tutti. Lo era il tuo vicino di casa. Il tuo edicolante, il postino che sembrava un militare, l’inquilino del piano disopra. Come facevi ad essere diverso? Entravi in un negozio qualsiasi e se non annuivi nel sentir parlare del Duce ti guardavano male, ti servivano per ultimo e quando non c’era più nessuno. Sennò ti additavano. Ed erano piccoli guai. Facile dire oggi, facendo appello alla coscienza, che bisognava ragionare. Beh, andatelo a dire a chi c’era, se lo trovate ancora.

Ma fino al 1941 di comunisti non ce n’era l’ombra a Faenza. Chi più, chi meno, erano tutti allineati sullo stesso sentiero. E non stento a crederlo. Dopo, è storia. Ricostruzione. Reinserimento in un qualche lavoro, per mangiare. I cittadini erano i più disgraziati, i contadini se la cavavano meglio. I pochi, non toccati dalla guerra erano quasi dei signori, gli altri si arrabattavano come meglio si poteva. Gli IMI (internati militari italiani), quando liberati, tornavano a casa e trovavano solo miseria e distruzione.

Mi hanno anche detto che i miei sono stati presentati a casa di conoscenti allo scopo di matrimonio! Per ripartire. Perchè erano brave persone. Eppoi lo garantivano altre persone e così… in vista! L’ amore non c’entra. Vedi il caso. A me sembra una storia da film, me è così.

Poi si esce; ci si spiega, ci si sente allineati ad un credo comune e poi ci si prova. Ma dai! Si affitta un buco e si riparte. Si è fatto anche così. In base alla casualità.

Ma di molte casualità si sono scoperte le responsabilità. E allora? E allora niente.

quarta parte

Stavo guardando ragionamenti sul processo al processo di Norimberga (guarda un po’ dove vado a finire!) e mi sono ricordato di aver sempre intimamente pensato che i tedeschi hanno pagato troppo poco.

Si; c’è stato il Mega-processo e altri 400 processi minori nei 2 anni a seguire, ma è roba da ridere…Se si pensa alla distruzione di persone e di cose che la guerra ha comportato e ai destini che ha provocato non c’è risarcimento possibile. 

Quando giocavo ai soldatini mi piacevano solo i tedeschi: non c’era gara. Chissà! Più tardi, al tempo della scuola media e quando imparai com’erano andate le cose, dissi: “ma non si può adesso andare in Germania e far fuori tutti, per farsi a pari?”. Mi presero per pazzo. Lo credo bene. Però, però, però così… l’ hanno passata quasi liscia! A parte quella cricca di 20 persone di Norimberga e pochi altri, l’ hanno sfangata meglio di altri…O no?

Prima, il problema era il nero, poi il problema è diventato il rosso e per non turbare gli interessi internazionali si è risolto tutto a tarallucci e vino; in questo modo si sono costruiti gli armadi della vergogna e chi ha avuto ha avuto e chi ha dato, ha dato e basta. I problemi, a quel punto erano già altri. E degli altri. Qui si doveva pensare ad altro.

Comunque non hanno pagato abbastanza. I Tedeschi. E così…allora è gratis. Yalta è stato solo un gioco di società e una specie di mercante in fiera. Io so che degli interessi internazionali, alla gente non gliene frega niente; dei morti in famiglia però sì…; so che leccarsi le ferite fa ancora male, anche dopo tanto tempo, e che andare o non andare in chiesa non cambia le cose. Ahimè!

 N.B  se avete letto fino qui siete dei grandi. Grazie.

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