il punto …politico

Ho discusso con mia moglie.

Eh, già! che cosa originale…Ma per una volta non è stato per le solite cretinate della vita, ma per provenienze…storiche.

Spiego. Io sono di città e da piccolo (negli anni 60) ho avuto un’insegnante di italiano che era una “fascistona”. E ne era fiera. Una donnona grossa, con faccione sempre sorridente, piena di energia, sempre pronta a darti una mano. Ma era fascistona e quando ne parlava ,(insegnava anche storia) parlava di LUI e si alzava da terra di 20 cm… Assumeva quell’aria trasognante e si librava in frasi e pensieri nostalgici che coinvolgevano tutta la classe. Sto parlando della quinta elementare. Me la ricordo come fosse ieri. Poi cambiai scuola e in prima media ci venne assegnata questa signora dal sorriso disarmante. Severa ma estremamente coerente e leale. Capiva se avevi studiato e se non sapevi esporla, ma ti spronava; ti spingeva a dare tutto che avevi. Sempre di italiano. La cito. L’Emiliani. Che donna. Dire che fosse fascista era dire poco. E pergiunta,  senza dubbio.

Abbiamo sempre parlato della seconda guerra mondiale come se fosse stato il fatto del giorno, ma eravamo già nel ’68. Roba da matti. In storia ero un dio.

Tornavo a casa da scuola e dicevo in casa ciò che si era fatto quella mattina e, se per caso ero stato interrogato in storia, mia madre (del ’22) mi diceva: “hai detto anche che…nel ventennio…etc, etc…”

Mia madre deve essere stata un’ausiliaria sicuramente, ma con me non aveva mai detto nulla di nessuna cosa del periodo.

Mio padre, maggiore degli autieri, ha fatto la Crimea, Africa, poi è stato deportato in Germania nonsodove, e non ha mai, dico mai, detto niente della guerra.

Questo è l’Humus nel quale sono cresciuto. Niente di che.

Mia moglie aveva la mamma che aveva fatto la partigiana. Ahio!

E la sua provenienza parla della zona chiamata “il triangolo rosso” della Romagna. Lì i partigiani hanno fatto ciò che hanno fatto. Sono storie andate. Ma quando si sfiora l’ argomento ci vuole poco per vedere dei musi lunghi. Ma non è questo il punto.

Personalmente non ho nessun punto da difendere. I miei hanno avuto la loro vita e i loro pensieri e non mi hanno inculcato nessuna direzione politica particolare e credo che una cosa simile sia capitata anche a lei, a prescindere dalla zona, dai genitori, dai vicini di casa, ecc. Forse una certa direzione te la possono aver data certi insegnanti (magari di sinistra, nei tempi di Berlinguer), ma niente di particolarmente influente.

Il punto è che ogni volta che ci si avventura in un discorso lievemente storico, io mi becco sempre: ” ecco, il solito revisionista! “; cioè: lei è la Resistenza e io sono il camicia nera perché mi occupo di storia. Uffa. Nè io nè lei, ovviamente, abbiamo avuto  a che vedere con i tempi incriminati, ma ci troviamo sempre su due rive diverse del fiume difendendo un passato che non abbiamo vissuto e forse non abbiamo capito fino in fondo. E forse è per questo che cerco di informarmi di più.

Anche noi siamo vittime di certi insegnanti, della televisione, di un certo provincialismo e di una memoria troppo spesso confusa e ingannevole.Ci hanno insegnato del nozionismo; non ci hanno spinto a formarci un’ opinione. E continuano a farlo. Lo dice anche Vespa a Porta a Porta. Dopo 60 anni. I vecchi fascisti (ne sono rimasti?) non parlano, i vecchi comunisti non parlano. Ogni tanto si distribuiscono stemmi e onorificenze varie in commemorazioni sparse per l’Italia, purché non se ne parli più. Però non è stando zitti che si superano i problemi. Qualcuno fa un libro sulla Resistenza e lo comprano in 7…; l’ultimo è di A.Petacco. Gli storici rischiano di fare la fine dei poeti maledetti per via degli argomenti  che talvolta sono talmente lontani e così inapplicabili alla realtà quotidiana che non vengono compresi da nessuno. Il buffo è che talvolta si azzuffano tra loro. Anche in Tv. Questo sì che fa audience! Proprio come io e mia moglie. Il mondo è proprio piccolo!

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One response to “il punto …politico

  • titona

    pur sapendo che fra moglie e marito…
    è quando le discussioni non si fanno che le cose diventano pericolose. quando solo uno dice la sua e gli altri devono tacere. essere figli di partigiani segna il pensiero. essere figli di autieri ci accumuna, ma il mio genitore era un autiere nelle gite, meno sul campo. peccato non poter essere testimoni della realtà ma per fortuna continuare a indagare e a parlare di storia del nostro passato così vicino ci fa sperare che non tutto sia inutile.

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