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neldettaglio

Sempre seguendo i suggerimenti contenuti nei file FBI, l’escursione sul fondo del mare in cerca dell’U-boot non ha prodotto nulla anche se è pur vero che la zona presa in esame è poco meno della metà della griglia, definita possible, di affondamento del sottomarino. A questo punto una considerazione è sostenibile: se le ricerche della Marina argentina del 1997 in questa zona non hanno prodotto risultati, o le informazioni del punto sono errate o l’U-boot non è qui.

testimonianza 7. In un documento FBI del 1945 è riportato che un testimone sostenne di aver aiutato 6 alti ufficiali a sbarcare in terra argentina.

Claims-to-have-sided
Ora si rivela determinante indagare ulteriormente sul punto di entrata in Spagna che doveva poi condurre Hitler al porto di Vigo.

no-Spain
Sempre secondo i file FBI, per muoversi liberamente via terra e anche verso l’Argentina, i nazisti in fuga usavano il travestimento da sacerdoti. Una tecnica da Rat Line. Quindi, viene intrapresa una ricerca tra tutte le chiese ed i monasteri iberici tra quelli che abbiano ricevuto ingressi esterni dopo il conflitto e quello che attira maggiormente l’attenzione è la struttura più grande a 200 Km da Vigo: il monastero di Samos. Un’istituzione dalla quale dipendono 200 chiese e quindi probabilmente 200 case sicure.

monastero-a-Samos

testimonianza 8. La gente del posto sa che il monastero ha sempre accolto e sostenuto, nei secoli, i bisognosi di un rifugio sicuro e sembra che questo luogo nasconda una storia molto oscura dal 1930 al 1970 dovuta alla direzione dell’abate Mauro che era molto vicino al gen. Franco, stretto collaboratore di Hitler. Dopo la fine della guerra molti militari tedeschi cominciarono ad arrivare qui, travestiti da monaci in attesa di raggiungere Vigo e qui ricevevano documenti falsi e nuove identità, oltre alla sicura protezione.

monastero-views

Il primo maggio 1945 un testimone, che allora aveva 15 anni, vide Hitler nel monastero. Era un lavorante al tunnel che dal monastero garantiva un passaggio sotterraneo verso l’esterno. Qui esistono diversi passaggi segreti che nei secoli sono serviti ai fuggitivi; quello che si vede è lungo oltre 145m e conduce in una costruzione che nel ’43 era divenuta una stazione di controllo della polizia para-militare, la guardia civile che aveva giurato fedeltà a Franco. Un ingresso-uscita che poco più tardi sarà usato dai tedeschi.

(foto tunnel del monastero).

Tunnel-pianta  Tunnel-ingresso  Tunnel-01  Tunnel-02  Tunnel-03

Nota. Se si osserva la foto finale di questa serie si noterà un piccolo muro, alto non più di 80cm. Qui la troupe si è fermata. Ora, se sono un equipe che il budget che ha, che sta seguendo le tracce, non di SuperMario, ma di Hitler… non mi faccio fermare da un’inezia de genere! Prendo un sano, stupido martello e do’ due legnate sul muretto per vedere dove potrei arrivare.
Al massimo, pagherò un omino perchè lo ricostruisca dopo che ho visto
.

testimonianza 9. Quello che si vede a sinistra, è il testimone sopracitato che, intervistato, cita anche altri testimoni che videro un aereo che era appena atterrato in un campo di patate, entro una fattoria in una cittadina vicina; anche il proprietario della fattoria vide chiaramente Hitler scendere dall’aereo. Il secondo testimone (più in basso) vide l’aereo dal quale scendevano 5 o 6 persone.

i-testimoni

Gli aerei erano guidati in quel punto da un radiogoniometro Telefunken (nella foto), alto 125 metri, che serviva ad orientare gli aerei per gli atterraggi clandestini.

antenna-Telefunken
Sicuramente, rimane improbabile pensare che un cinquantaseienne come Hitler possa viaggiare per 2 settimane abbondanti in un U-boot; perciò si valuta la considerazione di una possibile sosta. Verosimilmente, alla Canarie, e precisamente, a Las Palmas de Gran Canarias (more info ).

testimone-alla-Canarietestimonianza 10. Alle Canarie si riesce a contattare Francisco Campof, un discendente di una famiglia che possedeva una delle più grandi imprese tedesche della zona (a lato). Una compagnia navale che si chiamava Wormanhouse, che annoverava moltissimi ingegneri tedeschi che avevavano il compito di riparare e rifornire i sottomarini germanici. Sull’isola c’era tutto il necessario: armi, alcune truppe, siluri, bacini di carenaggio. E, soprattutto, tunnel che occultavano le strutture militari. Oltre 7000 m² di gallerie che potevano comunicare con la madrepatria con stazioni radio e 4 macchine Enigma di ultima generazione.

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