Grandi: l’atto di accusa contro Mussolini

Nella seduta del Gran Consiglio furono presentati tre ordini del giorno: quello di Grandi, quello di Scorza e quello di Farinacci. Tutti e tre contenevano frasi di cir­costanza sulla situazione bellica e un incitamento a contrastare l‘invasione alleata in Sicilia. La differenza fondamentale fra i tre O.d.g. stava nell’invito di Fari­nacci a un urgente «ripristino integrale di tutte le fun­zioni statali», che preludeva a una dittatura di partito più stretta; nella richiesta di Scorza di «attuare quelle riforme ed innovazioni nel Governo, nel Comando su­premo, nella vita interna del Paese che consentissero un rafforzamento del partito; infine nell’invito di Grandi al capo del governo perché pregasse il re di assu­mere «con l’effettivo comando delle Forze Armate di ter­ra, di mare e dell’aria, secondo l’articolo 5 dello Statu­to del Regno, quella suprema iniziativa di decisione che le nostre istituzioni a Lui attribuiscono».
Il richiamo, nel documento di Grandi, allo Statuto Albertino del 1848 e in particolare all’articolo cinque, era diretto a ripristinare una precisa prerogativa del sovrano (l’articolo cinque dello Statuto recita. «Al re solo appartiene il potere esecutivo. Egli è il Capo Supremo dello Stato: comanda tutte le forze di terra e di mare. dichiara la guerra, fa i trattati di pace).
Pubblichiamo qui l‘«atto di accusa» di Dino Gran­di contro Mussolini, che provoca, sostanzialmente, la caduta del regime. La seduta del Gran Consiglio, iniziatasi alle ore diciassette del 24 luglio, si concluse do­po le 2 del 25 luglio.

 

Ho l’onore di sottoporre al Gran Consiglio il seguente ordine del giorno il quale porta oltre la mia firma quella dei camerati Federzoni, De Bono De Vecchi, De Marsi­co, Acerbo, Pareschi, Cianetti, Ciano, Balella, Gottar­di, Bignardi, De Stefani, Rossoni, Bottai, Marinelli, Alfieri, Albini, Bastianini.
L’ordine del giorno dice: «Il Gran Consiglio del Fa­scismo, riunendosi in questi giorni di supremo cimento, volge innanzi tutto il suo pensiero agli eroici combattenti d’ogni arma che, fianco a fianco con la fiera gente di Si­cilia in cui più alta risplende l’univoca fede del popolo italiano, rinnovano le nobili tradizioni di valore e di spi­rito di sacrificio delle nostre gloriose Forze Armate.

Esa­minata la situazione interna ed internazionale e la con­dotta politica e militare della guerra, proclama il dovere sacro per tutti gli italiani di difendere ad ogni costo l’u­nità, l’indipendenza, la libertà della Patria, i frutti dei sacrifici e degli sforzi di quattro generazioni dal Risorgi­mento ad oggi, la vita e l’avvenire del popolo italiano:
afferma la necessità dell’unione morale e materiale di tutti gli italiani in quest’ora grave e decisiva per i destini della Nazione; dichiara che a tale scopo è necessario l’immediato ripristino di tutte le funzioni statali, attribuendo alla Corona, al Gran Consiglio, al Governo, al Parlamento, alle Corporazioni i compiti e le responsabi­lità stabilite dalle nostre leggi statutarie e costituzionali; invita il capo del governo a pregare la Maestà del Re, verso la quale si rivolge fedele e fiducioso il cuore di tutta la Nazione, affinché Egli voglia per l’onore e per la sal­vezza della Patria assumere con l’effettivo comando del­le forze armate di terra, di mare e dell’aria, secondo l’ar­ticolo 5 dello Statuto del Regno, quella suprema iniziati­va di decisione che le nostre istituzioni a Lui attribuisco­no e che sono sempre state in tutta la nostra storia
nazio­nale il retaggio glorioso della nostra Augusta Dinastia di Savoia».
Illustrerò il più brevemente possibile l’ordine del giorno, le ragioni che lo hanno determinato, non sotta­cendo le impressioni che la relazione del capo del gover­no, testé comunicataci, ha suscitato in me quale presi­dente della Camera, come italiano e come soldato.
Nulla dirò di nuovo che il capo del governo già non sappia: ciò che ho avuto già occasione di dichiarare al Duce a tu per tu con lealtà e franchezza, ripeterò
esatta­mente oggi di fronte al Gran Consiglio che la legge dello Stato definisce l’«organo supremo del Fascismo», alla cui autorità e deliberazione suoi membri, dal Duce che lo presiede a noi tutti, siamo tenuti ad obbedire.
Sicuro di interpretare il pensiero di tutti noi, espri­mo anzitutto il profondo rammarico che il Gran Consi­glio non sia Stato convocato da quasi quattro anni e cioè da sei mesi’ prima dello scoppio della guerra, quando, senza sentire il Gran Consiglio e neppure il Consiglio dei Ministri, venne irrevocabilmente presa la fatale decisio­ne di entrare in guerra a fianco della Germania.
L’ultima volta che il Gran Consiglio si riunì fu infat­ti il 7 dicembre 1939; in quell’occasione il Gran Consiglio espresse la sua convinzione che gli interessi della nazione esigevano una politica di neutralità di fronte al tremendo cataclisma scatenatosi fra i tedeschi che sono i Sassoni della terra e i Sassoni del mare.

O.d.g

 

 

 

inizio dell’autografo che Grandi preparò per il Gran Consiglio del 25 luglio 1943.

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Indro Montanelli. 1963.

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