E’ la guerra di Mussolini

[…] Dal giorno in cui questa guerra venne dichiarata il popolo italiano ha immediatamente sentito che questa non era la «sua» guerra, non era la guerra alla quale la nazione era chiamata dall’imprescindibile necessità di difendere la sua unità, la sua indipendenza, la sua liber­tà ovvero per raggiungere i fini ideali che animano sem­pre la vita collettiva di un popolo.
Il popolo italiano ha subito compreso, prima ancora che i vari propagandisti della guerra si incaricassero di confermarlo pubblica­mente dimostrando una mancanza assoluta di senso po­litico e pedagogico nonché della psicologia popolare, che questa era una guerra cui il popolo era trascinato senza la fede in un ideale, senza la coscienza di una causa giu­sta senza la consapevolezza  di una necessità imprescin­dibile e inevitabile.
Una guerra dalla quale noi saremmo usciti battuti e coi nostri interessi nazionali gravemente compromessi da qualsiasi parte vi fosse stata la vittoria. Il popolo italiano non ha creduto e non crede in questa guerra, alla quale esso ha preso parte non colla fede di un esercito bensì colla paziente rassegnazione di un gregge.
Gli episodi luminosi di eroismo di cui hanno dato prova le nostre forze armate, episodi di valore tanto più luminosi quando si consideri la povertà e inadeguatezza dei nostri mezzi militari, rimarranno a dimostrazione perenne delle virtù militari del popolo italiano e della sua grandezza nella sfortuna e nella sventura. Ad avva­lorare la Consapevolezza istintiva del popolo, sono venuti i propagandisti nazifascisti della guerra a spiegare che questa è una guerra ideologica, è una guerra rivoluzionaria, è una guerra di partito,è una guerra fascista, è la guerra di Mussolini.
Nessuna fra le madri dei seicentomila caduti della nostra guerra del 1915-18 fu indotta giammai a pensare che il proprio congiunto fosse morto per Salandra, o per Orlando, o per Nitti: esso era morto per la Patria!
Que­sto era il sublime conforto al dolore, il quale ha lenimen­to soltanto nella speranza che il sacrificio della vita sia frutto di bene per coloro che rimangono.
Le donne in gramaglie in questa guerra, anche se vengono ad applaudire per le strade inquadrate dai ge­rarchi, sono intimamente persuase che i loro morti non siano caduti per la Patria, ma sacrificati dalla volontà di Mussolini.
Quale triste retaggio di rancori ciò porterà alle future generazioni!
Si è detto che i nostri soldati non si battono oggi col fervore con cui si erano battuti i loro padri nella prima guerra mondiale, e si è dato come spiegazione il fatto che i nostri soldati non «odiano» abbastanza il nemico.
Si è cercato in conseguenza di instillare artificialmente que­st’odio mediante una stupida propaganda la quale ha dato risultati precisamente contrari. Nessun popolo fa la guerra perché mosso dall’odio.
Il fascismo del secondo decennale nulla ha a che fare col fascismo del primo decennale, così come nulla ha a che fare il Mussolini del secondo decennale col Mussoli­ni che eleggemmo nostro capo nel 1919, nel 1920, nel 1921 e che quale capo del governo e primo ministro del Re, portò l’Italia ad essere il paese ammirato e invidiato da tutti.

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Indro Montanelli. 1963.

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