
Da un rapporto ufficiale tedesco sulla liberazione di Mussolini e il suo trasferimento al quartier generale del Fuhrer. (chi scrive, presumo, è Leo Krutof)
parte seconda
Con velocità uniforme continuammo a salire lentamente: tre metri al secondo, segna il manometro, 280 chilometri all’ora il tachimetro. Sempre più vicini si fanno i rilievi montuosi, uniformemente rombano i motori. Senza distrarsi un attimo, il mitragliere di coda e quello della torretta scrutano lo spazio aereo; le mitragliatrici sono pronte a sparare, ma nessun velivolo avversario viene a darci noia. Sempre salendo, eccoci ormai sugli Appennini: la velocità è adesso di 300 all’ora, l’altezza di 2500 metri. Fa piuttosto fresco. Sotto di noi si stende un paesaggio montano squallido, del tutto spoglio: non c’è un albero, appena qua e là qualche cespuglio; per il resto, roccia e sasso. Chiedo al mio illustre paziente se desidera un mantello per proteggersi dal freddo: il Duce rifiuta, m’assicura di trovarsi perfettamente a suo agio in volo e di sentirsi benissimo. Con evidente interesse, ha seguito il volo, informandosi minutamente sulla rotta…
Ci troviamo ora sul Danubio, e ogni tanto lasciamo cadere un razzo di segnalazione. Sotto di noi, però, neppure una luce. Durante quasi mezz’ora, continuiamo nella nostra ricerca, lanciando invano altri segnali luminosi. Ci chiediamo se non convenga puntare addirittura su Monaco; abbiamo benzina ancora per un’ora e mezza di volo: dovrebbe essere più che sufficiente. Ma proprio in quella, un po’ a sinistra, anzi quasi a perpendicolo sotto di noi, vediamo accendersi le luci dell’aeroporto. Ormai siamo al sicuro. Scendiamo a larga spirale, l’aereo si appresta all’atterraggio; si allacciano le cinture di sicurezza, ed eccoci sulla pista. Il velivolo arriva lentamente al termine della pista, e noi diamo il benvenuto sul suolo tedesco al nostro illustre ospite, con gratulandoci con lui per la riuscita impresa. Alle nostre frasi di benvenuto, il Duce risponde con commosse parole di ringraziamento. Tre ore e venti minuti è durato in tutto il memorabile volo.
Lo Hauptsturmfuhrer Skorzeny scende a terra per prendere le necessarie misure in vista del trasporto in città del nostro ospite, e lo stesso fanno il colonnello conte Rittberg con il resto dell’equipaggio, mettendosi di fazione per impedire a eventuali curiosi di avvicinarsi all’apparecchio. Quanto a me, mi soffermo col Duce; ha inizio così tra noi due una conversazione, nel corso della quale egli mi chiede che cosa si farà ora. Gli chiarisco la situazione, mentre attendiamo l’automobile. Compare un ufficiale, il quale chiede il perché del nostro atterraggio; gli vien detto trattarsi di un velivolo trasportante documenti segreti, che il comandante si recato alla torre di controllo per ricevervi istruzioni, e che tra un istante il velivolo sarà avviato all’hangar. L’ufficiale se ne va, e nessun altro ci disturba; passa così un quarto d’ora e finalmente compaiono quattro automobili. Prendiamo posto in esse, io nella prima, il Duce nella seconda, nelle altre il capo della polizia nonché il capo della sezione SS di Vienna, accorsi a dare il benvenuto al Duce. Lentamente, le vetture si avviano alla città; giungiamo al Ring e ci fermiamo davanti all’Hotel Imperial; si scende dalle macchine, il duce in cappotto e cappello, col bavero alzato. Quegli ospiti dell’albergo che siedono sulla terrazza, ai tavolini, ci guardano incuriositi, ma nulla lascia a vedere che abbiano riconosciuto il Duce. Prendiamo per una stradina laterale ed entriamo nell’albergo per una porta di servizio…
Il giorno successivo, 13 settembre, si sarebbe dovuto continuare il viaggio alla volta di Monaco. Il decollo era previsto per le prime ore del pomeriggio. Era stato convocato il professor Eppinger dell’ Università di Vienna per un consulto. Mi tenni pronto per le 13, ma erano appena suonate le 12 quando giunse l’ordine di prepararci alla partenza immediata. Sapemmo dal Reichleiter von Schirach che il Fuhrer aveva ordinato che la partenza avvenisse alle 12,30. Abbandonammo l’albergo passando sempre per la porta di servizio dalla quale eravamo entrati la sera prima; le automobili ci attendevano nel vicolo. La presenza delle macchine aveva richiamato una folla di curiosi e, quando il duce comparve, fu riconosciuto. Ed ecco i passanti erompere in fragorose ovazioni, cui il Duce risponde salutando in tutte le direzioni. Si sale in macchina, subito la colonna si mette in moto. Si ritorna al campo d’aviazione di Aspern, e quando vi giungiamo constatiamo che è già corsa voce del prossimo arrivo del Duce. Agli edifici del campo, le finestre sono piene di curiosi e lungo la strada, verso la pista, dobbiamo farci largo tra la folla. Ci avviamo immediatamente alla pista di decollo, dove già ci attende un trimotore Ju 52. Il Duce prende congedo da noi con brevi strette di mano, e senza altri indugi l’aereo decolla…
Team557
not to forget
